Partiamo da una frase di Renzi che sta dando l’imprinting a tutta la squadra di governo :“Dopo anni in cui nessuno faceva niente preferisco rischiare di fare un errore piuttosto che rimanere impantanato in una palude”. In linea di principio, la si può condividere.
I dubbi però diventano più che legittimi quando gli errori sono tanti e grossolani perché allora si è fuori dall’alea del “rischio” che è connaturato all’agire politico e, più in generale, a quello umano ma si sfocia in un inaccettabile pressapochismo e dilettantismo.
Qualche esempio, a iniziare dal più recente.
Subirà infatti un secondo passaggio in Gazzetta Ufficiale il nuovo codice degli appalti e delle concessioni. I tecnici del ministero delle Infrastrutture da tempo si stanno dedicando ad una attività certosina per completare i lavori di restyling del testo del Dlgs 50/2016 recante, appunto, il nuovo codice che era già stato frettolosamente pubblicato il 19 aprile con l’obiettivo di rispettare i tempi imposti dalle direttive emanate dall’ Unione Europea (che peraltro risalgono all’ormai lontano 2014).
Non sappiamo se è la prima volta che ciò accade. Certo è che non fa parte della prassi legislativa nostrana procedere ad una seconda pubblicazione di un provvedimento legislativo al solo scopo di porre riparo a tutte le inesattezze e castronerie scritte in prima stesura.
Il ministero delle Infrastrutture ha fatto sapere che il lavoro per mettere a punto la maxi-rettifica è quasi terminato e probabilmente tra qualche giorno le correzioni arriveranno in Gazzetta. Occorre rilevare che, in questo caso, le innumerevoli rettifiche che verranno apportate al testo originario, non concerneranno soltanto la presenza di meri refusi lessicali, ma anche i riferimenti errati ad altre norme di legge. Per cui non sarà soltanto un lavoro di rivisitazione formale, ma verrà di fatto rivisto e corretto l’intero testo. Conseguentemente ad andare in Gazzetta non saranno singole correzioni, come talvolta è accaduto per altri provvedimenti, ma un atto normativo rivisto e corretto per intero. In pratica il Codice in vigore dal 19 aprile verrà completamente ripubblicato.
Tra l’altro ciò potrebbe, almeno in prima battuta, generare un nuovo disorientamento tra gli operatori del settore, come se non bastassero le innumerevoli problematiche che già sussistono. Infatti – come qualcuno ha fatto giustamente rilevare – in assenza di un’indicazione puntuale delle correzioni che verranno apportate, non sarà facile andare a pescare le modifiche che, nei casi in cui riguarderanno i riferimenti ad altre disposizioni normative, potrebbero dare luogo a stravolgimenti non più formali ma anche sostanziali. Non è cosa di poco conto perché tutta questa operazione riguarda un testo legislativo attesissimo che, come sopra scritto, è già in vigore da quasi due mesi. Come ne esce il ministro Delrio e tutto il Governo? Dove sono qui credibilità e serietà? Resta invece confermata la validità di quanto affermato da Montesquieu, che “una cattiva legge obbliga sempre il legislatore a produrne molte altre, spesso pessime anch’esse, per evitarne gli effetti negativi o almeno per soddisfare le finalità della prima”.
Delrio, poi, sembra ormai avvezzo a tirare dritto per questa o quell’altra strada che ha intrapreso, senza ascoltare le ragioni altrui e incurante di prendere “papere”.
Prendiamo la sua tanto acclamata legge del 2014 sulle Province e sulle Città metropolitane. Anche in quella occasione si ritenne di non dover procedere ad un esame approfondito delle molte critiche che si erano levate nei riguardi di una riforma che molti esperti nella materia ritenevano mal congegnata. Anche in quella occasione Delrio, sulla scia del suo mentore e capo del Governo, ritenne opportuno, con grande faciloneria, di potere dare una sforbiciata a tutte le riserve avanzate, sul medesimo presupposto che l’importante è agire al di là dei dubbi e delle perplessità che tale decisione comporta. I risultati sono sotto gli occhi di tutti ! La riforma non è mai realmente partita, regna sovrana la confusione: servizi sospesi, assistenza ai disabili cancellata, manutenzione delle strade bloccate, assunzioni congelate per via di norme contraddittorie e inattuabili. Insomma, come proprio sulle pagine di Pensalibero è stato scritto,”fatta la legge, in tutta fretta, fatto il pastrocchio!”
Ma poco importa. Il “gambler in a rush”, il giocatore d’azzardo che va di fretta come lo ha ribattezzato l’Economist, tira dritto per la propria strada in una bulimia riformatrice che finora ha prodotto tanti incipit entusiasti e pochi approdi concreti.
Lo stesso Tito Boeri, docente di Economia alla Bocconi, presidente dell’Inps, non ha mancato di criticare ferocemente questo modo di fare politica “Il governo è partito in quarta con un’agenda di riforme ambiziose e non è andata molto oltre gli annunci. Doveva fare un’altra cosa: doveva cominciarne una e portarla avanti fino in fondo. Bastava fare una cosa e farla bene”. Eppure, di cose da fare ce ne erano tante. Dice ancora Boeri: “Si poteva cominciare dal lavoro, oppure dalla giustizia: le aziende straniere non investono in Italia per paura della lunghezza dei processi. Avrebbe potuto portare a termine la riforma della Pubblica Amministrazione, che è un fattore di competitività molto importante per le imprese”. Ovvero, concludiamo noi, fare un Codice degli appalti decente, risolvendo una volta per tutte una serie di problemi endemici che sicuramente non hanno aiutato le imprese ad uscire da quella palude nella quale, al di là degli annunci pubblicitari che sistematicamente vengono fatti, ancora adesso sono immerse sino al collo. Ma tant’è. L’importante è fare grandi proclami. Che sicuramente non mancheranno nella schermaglia elettorale che ci attende in vista del referendum costituzionale di ottobre.

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