La serrata della Matec ha suscitato una reazione tempestiva del Consiglio Regionale con la convocazione di una seduta straordinaria il 10 gennaio, sulla crisi occupazionale in Toscana.
Ormai è riconosciuto che i tempi dell’isola felice sono drammaticamente finiti e che la nostra regione attraversa una grave crisi produttiva e occupazionale, una crisi ancora più grave rispetto a quella italiana.
Il suo carattere è strutturale e chiede quindi risposte a breve e a medio termine. La discussione in consiglio è stata infatti caratterizzata sia dall’espressione sincera della solidarietà ai lavoratori ma anche dallo sforzo, ed è questo il richiamo che abbiamo fatto, a evitare un consiglio formale, dovuto ma rituale.
Questo Consiglio Regionale nel passato si è già più volte espresso sulle gravi crisi occupazionali in atto (Matec, Elettrolux, Piaggio e suo indotto, Europa metalli, Richard Ginori, Kartos) ma molte più numerose sono le situazioni di crisi e di criticità conclamate: Class Mabro, Ipazia, Esaote, Vemar, Martini, Calp, Ex Colf, Plast 80, Flora Amiata.
La qualità e la quantità di vertenze in atto ci dice che è necessario un salto di qualità, pena accettare che e istituzioni si accontetino di svolgere il ruolo di mera commemorazione al “capezzale del morto”
A nostro avviso vanno dunque rivisitate le ricette e anche le certezze che hanno orientato i comportamenti delle istituzioni pubbliche.
La vicenda della Matec mette a nudo esplicitamente l’arroganza dell’imprenditore: prima la serrata e dopo l’ulteriore provocazione con l’atto unilaterale di convocazione degli operai della Matec di presentarsi allo stabilimento di Brescia. Come se la risposta accettabile fosse la dismissione del sito produttivo di scandicci e lo spostamento, al pari di una merce, di parte dei lavoratori in un’altra città.
Ma anche la vicenda Piaggio non ci può lasciare tranquilli ne possiamo condividere i giudizi positivi dati sull’incontro tra Martini e Colaninno.
Di quell’incontro l’unica nota positiva è l’accertata volontà di Colaninno di non ritirarsi da Piaggio e di aumentare la sua presenza azionaria nella società al momento della sua quotazione in borsa. Ma il prezzo di tutto questo è l’abbandono annunciato dell’indotto e lo spostamento graduale della produzione dei 50 cc in Cina. Ossia in altre parole è programmata la dismissione di tutto l’indotto e il ridimensionamento in futuro anche di Piaggio. Non a caso il Piano industriale non è stato ancora presentato mentre di fatto si ripetono le promesse di investimento.
Cosa ci dicono questi due esempi che per la loro importanza possono essere assunti come emblematici? Che non esistono imprenditori buoni e imprenditori cattivi, entrambi i casi parlano di delocalizzazione, ridimensionamento produttivo ed occupazionale perché questa è la logica di mercato globale nella quale si muovono.
Questo ci induce a ribadire con forza che l’obiettivo delle istituzioni deve essere a garanzia dell’occupazione e non dell’imprenditoria, anche a costo di rispolverare un ruolo conflittuale ormai da troppi anni scordato in nome della concertazione.
La prospettiva non può essere quella di governare le dismissioni in nome ad una compatibilità economica per gli imprenditori senza valutare però i costi sociali immediati e futuri di tali operazioni.
Noi non diamo dunque un giudizio positivo, condividendo le posizioni delle organizzazioni sindacali, sulla volontà annunciate di Colaninno e pensiamo invece che sia urgente e irrimandabile cambiare il registro delle priorità: garanzie occupazionali, radicamento nei territori, sostenibilità ambientale. Altrimenti andrebbe solo espressa grande preoccupazione attivando tutti gli strumenti necessari per ristabilire una responsabilità di impresa che trova la sua essenza nel rinnovo di un duraturo patto territoriale.
La Presidente del Gruppo Regionale PRC
Monica Sgherri
Link collegati
03-01-2006 – Matec: crisi tra i due poli
23-12-2005 – Lunga stagnazione o declino?
Comunicati stampa
18-01-2006 – Il comunicato di Rifondazione sulla questione Aereoporto di Firenze

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