Si meriterebbero la legge del contrappasso: avere ferito di avvisi di garanzia e, dunque, perirne. Ma, anche in questo caso, noi continuiamo a preferire che le sorti della politica siano decise dalla politica stessa e, soprattutto, dagli elettori.

Semplici avvisi di garanzia e non condanne, pochissime, furono infatti sufficienti al genocidio di una intera classe politica.
I meno giovani li ricordano bene i terribili anni 1992-93-94. Un pugno di direttori di giornali, come ebbe a rivelare uno di loro, si telefonavano ogni mattina per stabilire quale partito e quale ministro, segretario, leader di corrente, impallinare (sempre della stessa parte politica, cioè lo schieramento Dc-PSI-PSDI-PRI-PLI). E partiva il micidiale fuoco incrociato: l’annuncio dato dalle testate televisive nelle ore di massimo ascolto, dell’avviso di garanzia nemmeno recapitato al bersaglio di turno, gli articoli a mitraglia sui giornali il giorno successivo, la dilatazione dei particolari forniti senza ritegno dalle procure e il nessun rilievo dato alle difese dei malcapitati di turno. L’abuso della carcerazione preventiva, il più delle volte illegittima, quindi usata come forma di tortura per sollecitare confessioni e chiamate di correo, unite alla pavidità dei vertici istituzionali (Presidenza della Repubblica, della Camera e del Senato) fecero il resto. Il sistema di potere andato avanti per 45 anni crollò; i padroni del vapore e dei giornali saccheggiarono lo Stato comprandone a prezzi stracciati fior di aziende; un nuovo sistema di partiti si insediò.
I partiti che beneficiarono di quella orrenda caccia all’uomo, che agitavano i cappi patibolari in piazza Montecitorio e nella stessa Aula del Parlamento (MSI e Lega) o che si trinceravano dietro massicce dosi di ipocrisia (PDS-DS-PD) sono oggi oggetto delle inchieste della magistratura ed il teatro di miserie umane quali mai si erano viste nella nostra storia politica: i soldi dello Stato elargiti generosamente (grazie alle loro leggi) per i rimborsi elettorali, rubati, secondo l’accusa, a fini di arricchimento personale.
Abbiamo visto di tutto da parte di questi presunti moralizzatori, ivi compreso il magistrato acclamato come eroe per la violenza dei suoi metodi inquisitori, catapultarsi in quella politica che aveva sconvolto con le sue inchieste, diventare senatore e ministro grazie ad uno dei partiti risparmiati, fondare un suo partito ed amministrare i fondi ottenuti dallo Stato per rimborsi elettorali attraverso società a carattere familiare.
Eppure, pur non avendo alcuna stima di questi personaggi, non possiamo che rinnovare anche nei loro confronti il nostro atteggiamento garantista. Si facciano da parte, solo per loro libera scelta: per difendersi meglio, per non mettere in imbarazzo il loro partito o per qualsiasi altra ragione. Ma non per costrizione morale o per paura.
Si meriterebbero la legge del contrappasso: avere ferito di avvisi di garanzia e, dunque, perirne.
Ma, anche in questo caso, noi continuiamo a preferire che le sorti della politica siano decise dalla politica stessa e, soprattutto, dagli elettori. Non dalle inchieste.
Restiamo coerenti. Però, quanta fatica…

No Trevigiano, a me lo stato italiano non deve proprio niente perché l’ho lasciato de 12 anni, i miei calcoli si faranno lontanissimo da Roma (che maledetta non lo é) e anche dalla padania che non esiste.
Credo che sogni come Umberto finalmente, credimi Roma é maledetta, la più tale Capitale al Mondo, e ci sento poco…arriverà anche per te come per tutti, questo é l’impero che gli rimane:Tormentare i vecchi e gli infortunati, ai quali finche giovani e potenti avevano leccato il C..ssi.
Altro che Costituzione, garanzie, guanto di velluto!
La gogna ci vuole, Bossi, coi suoi figli, andrebbe fatto girare a Pontida in una botte, deriso e schernito dalla gente, attaccato a un angolo e lasciato là! Ma come, filmati, paghette, lauree taroccate, di quali prove avete bisogno ancora? Come invece la gente ha potuto dar credito a un rozzo come lui, non bisogna essere una cima per rendersene conto, é questa la cosa tragica!
L’Italia merita la fine che sta facendo per aver dato fiducia a individui loschi, senza l’idea del bene comune, della bellezza, dell’arte, solo dei furbetti strillanti.
Vedi Paolo,
Umberto ha cercato di mantenere i suoi contributi per la vecchiaia, nella Padania, ma glieli hanno portati a Roma e dopo una vita in Parlamento, se dopo l’ictus i figli gli fanno assistenza é reato, tieni presente che é lo stato di cui Roma é Capitale maledetta, che deve garantire la vecchiaia dignitosa ora Umbero e domani a te, preparati…
Caro Nicola,
L’art. 1 della Costituzione è un esempio perfetto d’idiozia legislativa, dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, senza dire quale e da così il via alla più alta disoccupazione che il Mondo abbia mai conosciuto.
Porre che è invece fondata sugli avvisi di garanzia, sarebbe invece pericoloso, perché tu da consumato Giurista, persino nel paradosso hai corretto col buon senso usando il plurale!
Basta questo per capire come era ridotta l’Italia, col parlamento che voleva copiare la Costituzione Usa ma non sapeva l’Inglese, tranne pochi Siculi-Americani che non sapevano l’Italiano.
Occorreva essere sinceri, stiamo cercando di fondare l’Italia sui lavori che farete non appena imparerete a pensare con le vostre teste, si chiama democrazia, viene dall’America.
Quanto a Bossi, qualcuno vede che è malato, che ha avuto l’ictus e non alle gambe? Ma lo ricordo com’era, certamente tra lui e Orlando..