“Miei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghiti sto per darviun nuovo, grandissimo dolore. Ho riflettuto intensamente e ho deciso chenon posso sopportare più a lungo questa vergogna. La criminalizzazionedi comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anchea Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandocialla gogna e al rancore dell’opinione pubblica. La mano pesante,squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto……. A tuttilascio il ricordo di me che vorrei non fosse quello di una scheggia cheimprovvisamente sparisce senza una ragione, come se fosse impazzita. Nonè così, questo è un addio al quale ho pensato e ripensato con lucidità,chiarezza e determinazione. Non ho alternative….. Addio a tutti. Mieicarissimi, vi abbraccio tutti insieme per l’ultima volta. Il vostrosposo, papà, nonno, fratello.” Questi sono alcuni passaggi dellalacerante e dignitosa lettera che Gabriele Cagliari scrisse ai familiariprima di fare la scelta definitiva di lasciare la vita terrena. GabrieleCagliari, guastallese, era un socialista. Fu anche presidente dell’ENIdal 1989 al 1993. Mal gliene incolse. Il 9 marzo 1993 fu arrestato surichiesta della Procura di Milano, accusato di avere autorizzato ilpagamento di tangenti per fare aggiudicare una commessa alla NuovoPignone, società del gruppo ENI… Erano i tempi di “Mani pulite”,quando il carcere, oggettivamente, determinava una condizione atta ad”indurre l’imputato a confessare anche l’inconfessabile”. Cagliari sisuicidò il 20 luglio 1993 nel carcere di San Vittore, dove eratrattenuto in custodia cautelare da quattro mesi, “illegittimamente,trattato come non-persona, come un cane ricacciato ogni volta alcanile”. Questo noi socialisti non dobbiamo, non possiamo dimenticarlo a18 anni dalla sua morte. Il miglior modo di rendere onore ad un imputato”non giudicato colpevole dalla magistratura” (e che, nel nostro ricordo,resta persona di grande sensibilità e raffinata intelligenza) è quellodi denunciare ancora una volta quel periodo oscuro per la democrazia eper la giustizia italiana. Un atto, quello di Gabriele Cagliari, che il”giustizialista principe”, divenuto (dopo essersi svestito dei panni delmagistrato) protagonista della politica, avrà dimenticato? Noi no eriteniamo sia giunto il tempo che a Gabriele Cagliari venga dedicata unastrada nella sua amata Guastalla.
Mario Guidetti
Gianluca Soliani
Mauro Del Bue

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