
Al G7 in Canada è stato raggiunto un accordo sulla tassazione globale delle multinazionali, con una vistosa esenzione per le compagnie statunitensi che rappresenta una nuova vittoria per il presidente Donald Trump.
L’accordo sulla global minimun tax, conterrebbe una “soluzione parallela” per gli Stati Uniti, partendo dalla proposta di ‘side-by-side’ avanzata dagli Usa, che prevede l’esenzione dalla regola sull’inclusione del reddito e dalla regola sugli utili sotto tassati, in riconoscimento delle attuali regole fiscali minime statunitensi.
Nel comunicato della presidenza Canadese si legge: “Vi è una comprensione condivisa che un sistema affiancato potrebbe preservare importanti guadagni conseguiti dalle giurisdizioni nell’inclusive framework nell’affrontare l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili e fornire maggiore stabilità e certezza al sistema fiscale internazionale in futuro”.
In una nota si legge; “L’attuazione di un sistema affiancato agevolerà ulteriori progressi nella stabilizzazione del sistema fiscale internazionale, compreso un dialogo costruttivo sulla tassazione dell’economia digitale e sulla salvaguardia della sovranità fiscale di tutti i Paesi. L’intesa si basa sul nostro impegno continuo a collaborare congiuntamente attraverso il quadro inclusivo per affrontare i potenziali rischi di erosione della base imponibile e di trasferimento degli utili. I principi dell’accordo, accettati dai membri del G7, prevedono ‘un sistema affiancato’ che ‘escluderebbe completamente i gruppi controllati dagli Stati Uniti dalla regola sugli utili sotto tassati e sull’inclusione del reddito per quanto riguarda i loro profitti nazionali ed esteri. Un sistema affiancato includerebbe l’impegno a garantire che tutti i rischi sostanziali che potrebbero essere identificati in relazione alla parità di condizioni, o i rischi di erosione della base imponibile e di trasferimento degli utili, siano affrontati per preservare gli obiettivi politici comuni del sistema affiancato. Parallelamente, verrebbero intrapresi i lavori per realizzare un sistema parallelo, apportando semplificazioni sostanziali al quadro generale di amministrazione e conformità del pilastro 2 dei crediti d’imposta non rimborsabili basati su sostanze, che garantirebbero un maggiore allineamento con il trattamento dei crediti d’imposta rimborsabili”.
La svolta rischia di stravolgere la ‘global minimum tax’ su cui era stato raggiunto un accordo storico nel 2021 che puntava a porre fine alle pratiche di elusione fiscale delle multinazionali: in particolare le Big Tech statunitensi.
La dichiarazione del G7, che non è vincolante e andrà approvata da 147 Paesi a livello Ocse, spiega poi che un regime parallelo come quello strappato dagli Usa faciliterà ulteriori progressi nello stabilizzare il sistema di tassazione internazionale, anche in un dialogo costruttivo sulla tassazione dell’economia digitale e sulla difesa della sovranità fiscale di tutti i Paesi.
Secondo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: “L’accordo formalizzato in sede G7 sulla global minimum tax è un compromesso onorevole trovato con l’amministrazione americana che protegge le nostre imprese dalle ritorsioni automatiche originariamente previste dalla clausola 899 dell’Obbba (One Big Beautiful Bill Act) all’esame del Senato Usa. Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione e favorire il dialogo”.
Per l’amministrazione Trump si tratta di un successo che farà risparmiare alle aziende Usa 100 miliardi di dollari in tasse all’estero. Proprio ieri il presidente americano era tornato a minacciare l’Unione europea dopo aver fermato i negoziati con il Canada.
Il Segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, ha dichiarato: “La dichiarazione dei Paesi del G7 in materia di tassazione globale delle multinazionali è una pietra miliare nella cooperazione fiscale internazionale che spiana la strada agli accordi per la global minimum tax e a una riforma vitale nel sistema di tassazione internazionale”.
Per il segretario generale dell’Ocse, istituzione che guida i negoziati che nel 2021 erano giunti a un accordo chiave contro l’elusione fiscale delle multinazionali, lo statement del G7 offre l’opportunità di conseguire lo scopo originale: ossia, stabilire con un accordo multilaterale delle limitazioni alla competizione fra Paesi sulla tassazione delle imprese e salvaguardare la base imponibile dei governi.
Cormann aggiunge: “Inoltre, un accordo sulle linee delineate dalla dichiarazione G7 darebbe alle imprese di tutto il mondo la certezza e stabilità di cui hanno bisogno”.
Però, in tutto ciò, non è chiaro come ci si muoverà per fare rispettare gli accordi presi che non sono totalmente globali. Inoltre, perché l’accordo sulla global minimun tax non è sottoscritta in sede Onu? Un altro punto nodale: da chi verrà riscossa la tassazione e quali sono le multinazionali oggetto della tassazione? Quali strumenti sanzionatori verrebbero adottate e da chi per rendere efficace la tassazione? Insomma, il governo della global minimun tax come verrebbe gestito e da chi?
Di certo finora non c’è una risposta concreta, a parte il principio di disuguaglianza riconosciuto pro Stati Uniti e del rischio di traslazione dell’imposta sugli utenti.
Salvatore Rondello

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