
Il conflitto in Ucraina e i recenti episodi dei droni artigianali abbattuti in Polonia hanno spinto la Francia ad attivare un piano d’emergenza per preparare la rete ospedaliera ad un’eventuale escalation militare. La notizia sorprende, e lascia spazio a più di un interrogativo su ciò che realmente preoccupa l’Eliseo. Secondo il ministero della Salute, si tratta di un’intesa con la Difesa per predisporre strutture sanitarie straordinarie, pronte ad accogliere un afflusso massiccio di militari feriti. Tra le ipotesi anche il possibile riutilizzo del complesso storico degli Invalides, oggi museo e sede della tomba di Napoleone, costruito secoli fa proprio per assistere i veterani di guerra. Il quadro solleva qualche perplessità. Alcune voci non escludono che dietro la mossa vi siano ragioni legate alla tensione con Mosca. Qualcuno, ironicamente, arriva persino a evocare un ipotetico risarcimento chiesto da Putin per i danni provocati dalla campagna napoleonica in Russia. Una provocazione, certo, ma che sottolinea come i rapporti tra Parigi e il Cremlino restino tesi, soprattutto dopo i fatti del 2022. Che Macron sia ancora irritato per il mancato successo della sua mediazione con Putin è plausibile, anche considerando che lo zar, pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina, lo rassicurava pubblicamente parlando di semplici esercitazioni. Ma da qui a ipotizzare una guerra diretta tra Russia e Francia il salto è notevole. In effetti, è difficile individuare un potenziale nemico. Un conflitto con il Regno Unito è da escludere per ovvie ragioni di prossimità e dissuasione reciproca. Più concreta, semmai, la possibilità che il coinvolgimento nasca da un allargamento del conflitto mediorientale, con Israele sempre più isolata dopo le stragi a Gaza e l’opinione pubblica internazionale fortemente critica. Uno scenario in cui l’Europa, e quindi la Francia, potrebbe essere trascinata. A meno di tensioni interne che in vista delle prossime elezioni preludano ad una nuova Rivoluzione Francese. Quello che sorprende, però, è la scelta del governo di concentrarsi sulla preparazione bellica del sistema sanitario, mentre ci si sarebbe aspettati un investimento in ottica pandemica. Il messaggio che arriva ai cittadini è forte: non si parla più solo di difesa o riarmo, ma di un’eventualità concreta di guerra, con tanto di ospedali da campo e strutture di emergenza. In un momento in cui le tensioni geopolitiche crescono e la fiducia nella stabilità internazionale vacilla, vedere una potenza nucleare organizzarsi per uno scontro diretto fa un certo effetto. E forse spaventa più delle solite dichiarazioni su armamenti e deterrenza, percepite ormai da molti come parte di un gioco economico a favore delle grandi industrie belliche.
Angelo Santoro

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