
1) Il debito pubblico è aumentato nonostante la cura da cavallo dissanguante imposta al popolo italiano;
2) L’Italia non cresce perché il denaro non circola, ma come può circolare qualcosa che nelle tasche degli italiani non c’è?
3) In Italia è pressoché sparito il ceto medio che è andato ad ingrossare le fila dei poveri, pensa di vendere la casa (ma è difficile trovare compratori), svende gli ori di famiglia, frequenta sempre di più i banchi di pegno;
4) Coloro che erano già poveri adesso lo sono ancora di più, insieme agli anziani che devono campare con meno di 1.000 euro al mese, vanno a mangiare alla Caritas.
5) Le tredicesime serviranno a pagare la seconda rata dell’IMU, tassa che coloro che possiedono solo la casa in cui vivono, casa che hanno comprato con mutui bancari da salasso, considerano un vero e proprio furto introdotto da un vampiro ante litteram che l’aveva contrabbandata come “una tantum”, tale Amato, il cui nome torna ad intervalli regolari a far tremare le vene dei polsi ai contribuenti.
Mi domando se era proprio necessario che Berlusconi si ripresentasse agli italiani come il salvatore della patria.
C’era un governo, si era formata una maggioranza anomala e poteva funzionare, ma non c’era la volontà di pensare agli italiani. I parlamentari, quasi mai d’accordo tra loro, salvo salvaguardare le proprie entrate, per un anno hanno fatto finta, volevano solo che Monti facesse il lavoro sporco per loro (tasse ai soliti, messa in sicurezza delle banche, e compagnia cantante), ma non si sono mossi di un millimetro per cambiare 1) la legge elettorale, 2)risolvere il conflitto di interessi, abolire veramente le province, 3) ridimensionare le regioni, 4) ridurre il numero di deputati e senatori, 5) ridurre gli stipendi dei grandi manager, ecc, ecc, ecc.
Come ultima amara considerazione penso con sgomento che una regione come la Toscana (la mia regione) dove sembra che la sanità sia fra le migliori, considera, per bocca del suo governatore “un problemino” il deficit di 400 milioni di euro dell’Asl di Lucca. Mi sembra che si stia giocando una partita sulla pelle dei cittadini che assomiglia ad una mattanza, anche perché non stiamo giocando con i soldi del Monopoli, ma con quelli dei cittadini.
Visto che da domai lunedì 10 dicembre si scateneranno giornalisti e politologi di vaglia, visto che da qui al 10 marzo avremo tempo e modo di capire per chi andremo a votare, non mi resta che tornare ad un’altra attesa: il 13 dicembre si avvicina e, pur non essendo cime in matematica possiamo affermare, senza ombra di dubbio, e senza timore di smentite, che mancano ormai solo (solo?) quattro giorni all’evento dell’anno. Ma cosa avete capito non sto parlando della profezia Maya che da popolo veramente grande ha gentilmente fissato la loro data di fine del mondo al 21.12.2012 per permettere a tutti noi (e chi non lo farà non sa cosa si perde) di assistere alla proiezione del film Lo Hobbit , unico, vero evento dell’anno.
Lunedì 11 marzo 2011 a Wellinghton iniziarono le riprese dell’ultimo film di Peter Jackson, dopo una lunga serie di vicissitudini. Il progetto originario vedeva Jackson solo come produttore, la regia infatti era stata affidata a Benicio del Toro, ma era talmente forte il desiderio di portare sullo schermo un altro libro di Tolkien che Peter Jackson aveva accettato la scelta della MGM; poi il ventilato fallimento della major e la defezione di Benicio del Toro, hanno riportato Jackson dietro la macchina da presa, ma le disavventure non sono finite. Un’ulcera lo ha portato in ospedale, ma, una volta superato tutto niente ha più fermato il suo sogno e , dopo l’anteprima a Wellingthon il 28 di novembre, il 13 dicembre i fan di Tolkien avranno quello che attendono da dieci anni: tornare nella terra di mezzo, ritrovare Bilbo, Gollum, elfi e nani, ritornare a sognare con Gandalf e Peter Jakson.

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