
Una tempesta in un bicchier d’acqua? E’ quello che ci vuol far credere l’assessore fiorentino alla Mobilità, sminuendo la portata temporale del provvedimento (solo per alcuni mesi, dice). Vedremo.
Quello che più ci preoccupa è la reazione dei commercianti, almeno dei loro dirigenti. Il presidente della Confcommercio, in una intervista, dice “…Stringiamoci intorno agli imprenditori, che ritengono vitale questa scelta ora… Qui si tratta di ridurre un danno, di evitare che muoiano altre aziende, non di aprire le porte allo stravolgimento strutturale della città”.
Chissà se ci crede, quando pronuncia queste parole….. Novanta posti auto che ridurrebbero il danno dei commercianti (1), consentendo a fiumi di automobili di entrare nel centro storico, trovando i parcheggi intasati, girandoci intorno in attesa che si liberi un posto oppure parcheggiare dove gli capita sperando che non passino vigili e carri attrezzi. Questo, a nostro avviso, sarebbe il prezzo da pagare per ridurre il LORO danno. Ché per tutta la città il danno sarebbe proprio invertire la direzione che Firenze ha preso – pioniera- nel 1988 e che ha fatto arricchire tutti, commercianti inclusi.
Ridare alla città un’anima e una economia dopo l’abbuffata e l’overdose di turismo.
Far sì che il centro sia l’anima civica e urbana della città, non solo l’anima economica di commercianti che hanno sguazzato in una sorta di Disneyland del Rinascimento. Commercianti che lo hanno fatto letteralmente fregandosene di ogni tipo di conseguenza. E che, non a caso, tornano oggi a plaudere e ad insistere a qualunque cosa possa far tornare due spiccioli (ché di questo si dovrebbe trattare anche con l’attuale apertura della ZTL) nei loro registratori di cassa.
Siamo troppo tranchant e così non si risolvono i problemi? Suvvia, la storia è maestra.
I commercianti di oggi sono gli stessi che (lo ricordo come fosse ieri) quando furono levati i marciapiedi e i parcheggi da via Calzaioli per trasformarla in zona interdetta al traffico, si stracciarono le vesti, il presidente pinco e il famoso commerciante pallo fecero comunicati di fuoco contro il provvedimento che li avrebbe ridotti sul lastrico. Gli amministratori dell’epoca (altra spina dorsale rispetto a quelli attuali) non li ascoltarono e procedettero. Dopo meno di un anno dalla trasformazione non c’era un commerciante, uno, che auspicasse il ritorno al passato, mentre allargava il cassetto del proprio registratore di cassa. Poi, via via l’interdizione si estese, ed ogni volta si ripeteva lo stesso rituale di protesta, adattamento e difesa della loro posizione di rendita.
Politici svenduti ai commercianti
C’è da dire che col tempo i vari amministratori, invece di governare la situazione – per la necessaria armonia in un centro città civico, economico e sociale – , si sono svenduti ai commercianti ed hanno ceduto loro la governance. Commercianti che hanno fatto il bello e cattivo tempo dando il loro determinante contributo all’espulsione di qualunque civicità dal centro (palazzo di giustizia in primis). E che oggi, letteralmente con le gambe spezzate dal covid-19 che ha messo a nudo l’effimero dei commercianti e di chi in Palazzo Vecchio li ha assecondati, si emozionano per i pochi spiccioli che dovrebbero entrare nei loro registratori di cassa grazie a Novanta posti auto.
Commercianti e politici che, per il centro storico, non hanno voluto vedere al di là del loro naso e che oggi reiterano questo loro impedimento.
Il presidente della Confcommercio dovrebbe mettersi in testa un cosa: il centro storico non è loro proprietà, e le “mazzette” e l’ignoranza che hanno distribuito in tutti questi anni a chi amministrava la città, oggi non servono e fanno male anche a loro.
Ricreare un mercato
A nostro avviso occorre ricreare un mercato che in questi ultimi decenni è stato ammazzato. Il feudalesimo economico con i commercianti nella parte del signorotto, ha fatto il suo danno. E quello che il nostro presidente di Confcommercio chiama riduzione del danno… non è tale neanche per i suoi associati e colleghi. E’ un disastro sul disastro. Quando la propria casa va a fuoco, non si buttano i gioielli nelle fiamme.
NOTA
1 – ché di questo in sostanza si tratta: https://avvertenze.aduc.it/toscana/comunicato/aduc+osservatorio+firenze+riapertura+ztl+iniziative_31576.php
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Caro Donvito, è facile entrare in polemica sulla sua visione di Firenze ma io non sono come lei e non rappresento nessuno. Sono Fiorentino e sono un commerciante, ho avuto alterne fortune ed alterni insuccessi come la vita usa fare con tutti noi. Prima sono Fiorentino ed amo la mia città poi per scelta di vita e per naturale discendenza sono commerciante, ho visto Firenze smembrata dalla guerra ed ho visto Firenze splendere al sole della cultura e del successo. Se lei appartiene a questo popolo cerchi di essere più cauto nella critica e ovviamente più pacato nella lode. Faccia ciò che sa fare. Io faccio il commerciante e a differenza di lei non ricevo prebende, morali od economiche, da nessuno. Ricordi che la libertà di pensiero e di azione è l’insostituibile forza che muove l’umanità migliore. A patto che il tutto sia rispettoso del passato e perché no anche del futuro. Stia bene!