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Firenze, ordinanza del Prefetto sulle ‘zone rosse’ viola lo Stato di diritto. Depositato stamani ricorso al TAR

L’Aduc ha deciso di promuovere e finanziare l’iniziativa di un pool di legali al fine di impugnare una delle primissime ordinanze di questo genere, emessa dal Prefetto di Firenze alcuni giorni fa.

di ADUC | 5 Maggio 2019

Le ordinanze prefettizie che vietano l’ingresso nelle cosiddette “zone rosse” delle città a chiunque sia stato anche solo “denunciato”, costituiscono una grave ferita allo Stato di diritto, alla democrazia e ai diritti di libertà individuali.
Per questo, l’Aduc ha deciso di promuovere e finanziare l’iniziativa di un pool di legali al fine di impugnare una delle primissime ordinanze di questo genere, emessa dal Prefetto di Firenze alcuni giorni fa. Questa mattina, gli avvocati Cino Benelli, Adriano Saldarelli e Fabio Clauser, questi ultimi due consulenti Aduc, hanno depositato ricorso al TAR Toscana per sottoporla al vaglio giurisdizionale.

L’insicurezza, fenomeno più percepito che reale e cinicamente cavalcato a fini elettorali, ha spinto infatti il Ministero dell’Interno a promuovere nuove forme di controllo del territorio attraverso i Prefetti. Firenze è la prima città ad adottare un tale provvedimento dopo Bologna, ed è stato accolto con entusiasmo non solo dai sostenitori del Ministro Matteo Salvini (Lega), ma anche dal Sindaco Dario Nardella (PD).

In particolare viene disposto il divieto di stazionare in alcune aree della città “ai soggetti che ne impediscano la fruizione con comportamenti incompatibili con la vocazione e la destinazione di tali aree. Sarà considerato responsabile di tali comportamenti chiunque sia stato denunciato…”.

In breve, secondo il Governo e il Sindaco, una persona deve essere allontanata da certe aree perché ne impedirebbe il godimento (di che cosa? a chi?) per il solo fatto di essere stata denunciata.

Essere stati denunciati non è un comportamento, è un fatto.
Un fatto che non dipende dal denunciato e che in uno Stato di diritto deve essere considerato neutro, fino a che non si giunga ad una condanna definitiva.
Giusto per avere un’idea: anche chi è stato assolto con formula piena è stato denunciato.
Anche chi è stato accusato falsamente è stato denunciato.

Attraverso questa azione giudiziaria, che sottoporrà questo tipo di ordinanze al vaglio delle leggi e della Costituzione, facciamo nostro il richiamo del Presidente della Repubblica dello scorso 25 aprile, festa della liberazione nazionale dal totalitarismo: “no al baratto della libertà con la promessa dell’ordine”.

Facciamo infine un appello a tutte le forze politiche cittadine e nazionali, e soprattutto ai cittadini sensibili ai diritti di libertà delle persone (tutte, nessuna esclusa!) a sostenere questa ed altre simili iniziative per stroncare sul nascere queste forme pericolosissime di giustizia sommaria. A tal fine, chiunque vorrà, potrà contribuire al fondo spese per il ricorso. L’obiettivo nell’immediato è raccogliere 650 Euro per pagare il contributo unificato per la presentazione del ricorso. Nella causale della donazione, scrivere cortesemente “zone rosse” e il contributo verrà destinato all’iniziativa.

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC

Pubblicato in : Punto e a capoTag: aduc, bologna, costituzione, democrazia, euro, fini, firenze, governo, lega, nardella, pd, persone, presidente della repubblica, repubblica, tar, toscana

Info ADUC

L’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), senza scopo di lucro, è un centro di iniziativa e aggregazione per la promozione dei diritti dei cittadini consumatori ed utenti.
Il nostro principale obiettivo è dotare l’individuo del più efficace strumento civico di difesa: la consapevolezza dei propri diritti e doveri. Offriamo a chiunque -iscritto o meno all’associazione- servizi di informazione e consulenza, richiedendo contributi volontari proprio per mantenere questa formula.
Per scelta non aderiamo al Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (Cncu) presso il ministero dello Sviluppo Economico, spesso controparte nelle nostre iniziative e che ci farebbe per questo sentire in imbarazzo nel seguirne le direttive.
Non percepiamo e siamo contrari ad ogni forma di finanziamento pubblico (compreso il 5 per mille), linfa di un associazionismo che rappresenta solo se stesso e si autoalimenta proprio grazie al potere pubblico e non alla sua effettiva utilità -cosa non dissimile da quello che accade con il finanziamento pubblico ai partiti politici.

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