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Firenze e i Fuochi di San Giovanni Battista

di Costanza Riva | 30 Giugno 2014

SanGiovanni“E venne un uomo mandato da Dio il cui nome era Giovanni” (Giov.1:6).
Come il Sole riscalda ed illumina con i suoi raggi tutta le terra, così Dio assiste tutta l’Umanità con l’Esercito dei suoi Angeli.
Nel mondo degli uomini questa forza Angelica non è mai riconosciuta da un punto di vista esteriore eppure, come nel caso di Giovanni Battista, l“inviato” da Dio scende qui sulla terra e prende un corpo umano per svolgere un’importante missione: preparare un popolo perfetto che possa accogliere il Messia.
Origene ravvisa nel Battista l’incarnazione dell’Angelo Precursore, colui che prepara la via aprendo un’epoca nuova, l’ “alba della rinascita”. Questo spiega come mai Giovanni Battista, nelle raffigurazioni iconografiche, viene spesso riprodotto con due grandi ali. Il Battista, quale nunzio del Messia, entra in scena verso l’anno 28 della nostra era, il 15° anno del regno di Tiberio. Giovanni, figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, discendente anch’essa da una stirpe di sacerdoti e imparentata con Maria, si dice fosse “ripieno di Spirito Santo” fin da quando era nel ventre di sua madre. Fu l’Arcangelo Gabriele ad annunziare la natività di Gesù alla Vergine Maria e fu sempre lo stesso Angelo a portare a Zaccaria il messaggio che sua moglie Elisabetta, nonostante l’avanzata età, avrebbe dato alla luce Giovanni, il precursore del Cristo; le Scritture narrano che Gesù e Giovanni si riconobbero ancor prima di nascere, quando erano ancora nel seno delle rispettive madri. Il fatto che in un preciso periodo storico, che vede le coscienze dell’umanità completamente inaridite ed addormentate, scenda un Uomo-Angelo con l’intento di portare un “risveglio” ed una “nuova vita”, reca il ricordo dell’antica Alleanza che Dio aveva stipulato con Abramo al tempo di Melchisedeck. Quindi, la venuta del Battista, inaugura un momento molto importante per tutta l’umanità: la discesa della Grazia Divina. E’ per questa ragione che Giovanni è considerato il più grande tra “i nati di donna”, un “uomo” autorevole e dalla potente personalità, capo degli Esseni, profeta e Maestro d’Israele. E’ lui che battezza, che riconosce e rende testimonianza a Gesù come Figlio di Dio. Nella Tradizione Cristiana la prima purificazione avviene attraverso il Battesimo, poi continua con la Cresima e la Comunione, le prime tre Iniziazioni che portano l’anima a tre gradi differenti di purezza: morale, intellettuale e spirituale.
Per la Dottrina Ermetica vi sono tre tipi di Battesimo che avvengono in tre momenti differenti della vita di ogni individuo: il “battesimo d’acqua”, il “battesimo di fuoco e di vento” ed il “battesimo di sangue”. IlBattistaIl primo, quello che il Battista operava, agiva sul corpo fisico e sull’anima come una vera e propria idroterapia. Il Sacerdote o Gerofante caricava di “Santo Effluvio” l’acqua poi, pronunciando parole Sacre e con gesti consacratori, la versava sul capo del battezzando; questo atto purificatore lavava e liberava l’uomo da tutte le macchie esteriori e dissolveva i pensieri generati dalle basse forze istintive. Nel Vangelo di Giovanni Evangelista si legge che nel momento del Battesimo di Gesù dal Cielo si udì una Voce che diceva: “Questo è il mio figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da questa frase si capisce bene che a quel Battesimo aveva partecipato una forza extra, qualcosa di speciale. Attraverso Giovanni una “Luce” scese in Gesù e portò testimonianza alla sua grandezza ed alla missione salvifica per la quale di lì a poco tempo si sarebbe immolato. Il Battista è quindi la “voce” di colui che grida nel deserto:.“raddrizzate le vie del Signore”! -invitando con forza a “spianare” le asperità del cuore per poter accoglierne la venuta. Il deserto dal quale il Battista predicava era il luogo dove vivevano i grandi asceti e dove fin da fanciullo era cresciuto e si era fortificato. Di lui si racconta che si vestisse di pelo di cammello con cintura di cuoio ai fianchi e che si nutrisse di miele selvatico e locuste: simboli eloquenti che ben testimoniano la sua forte tempra.
VoltaLa sua “voce” grida dal deserto per ricordare l’atteggiamento di “vuoto” e di isolamento interiore da ricercare, per accogliere quella “chiamata”. Giovanni è il veggente per eccellenza, il “più che profeta” che dice di Gesù: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete che vi battezzerà nello Spirito Santo e fuoco” (Matteo 3:11). Il Fuoco, quale mezzo di purificazione è molto efficace. Questo tipo di Battesimo, esercitato da Gesù Cristo, era di completamento a quello d’Acqua (praticato dal Battista), perché agiva ancor più in profondità: dissolveva tutte le larve interiori fino a rendere l’uomo un vero Tempio dello Spirito Santo. Così il Battista descriveva la missione del Messia: “Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile.” (Matteo” 3:12).
La “pula” di cui il Precursore parlava può trovare riferimento con i cuori inariditi di un popolo sordo al Verbo Divino, ma anche con quelle difficili operazioni di purificazione che l’anima deve ancora fare.
paradisoLa vita del Battista fu breve ma intensa: venne decapitato per ordine del tiranno Erode Antipa nella fortezza di Machero il 29 agosto dell’anno 29 d.C.; il suo corpo fu seppellito dai suoi discepoli che ne dettero subito notizia a Gesù (Matteo 14: 10,12). Giovanni il Battista, profeta, capo degli Esseni e terapeuta è uno dei più grandi personaggi della storia del Cristianesimo perché ne riassume l’aspetto più profondo e segreto. L’anno liturgico ricorda e celebra la sua nascita il 24 giugno: un momento significativo da un punto di vista astronomico, perché il Sole è al suo apogeo di irradiazione e di potenza. Nell’antichità le feste così dette “pagane”, si fondevano con quelle religiose e trovavano il loro giorno celebrativo con i Solstizi, con gli Equinozi o con particolari congiunzioni planetarie. In realtà quelle feste non erano altro che l’espressione visiva di ritualità segrete: mentre il popolo si riuniva in variopinti cortei e gioiosi schiamazzi, chi conosceva l’importanza di quel momento astronomico, celebrava nel silenzio e nell’isolamento quella mistica ed iniziatica ricorrenza. L’esoterismo Cristiano ricorda due agapi che trovano relazione con i due Solstizi: Solstizio d’inverno e Solstizio d’estate. Il giorno in cui il Sole transita davanti al Segno del Capricorno (Solstizio d’Inverno) è chiamato “la porta del Sole” e coincide con il 27 dicembre giorno consacrato a San Giovanni Evangelista; il giorno invece in cui il Sole passa davanti al Segno del Cancro (Solstizio d’Estate) è chiamato la “porta dell’Uomo” e coincide con il 24 giugno e con la festa del Battista. Queste due ricorrenze prendono a loro volta due nomi diversi: il giorno della “Speranza” e quello della “Riconoscenza”. “Speranza” perché il Solstizio d’Inverno coincide con la venuta del Figlio di Dio qui sulla terra, ed il cuore si predispone a quella gioiosa venuta; SanGiovanni2“Riconoscenza” perché il Solstizio d’Estate, oltre a ricordare il Sole nel suo apogeo di irradiazione e potenza, testimonia anche la discesa della Grazia divina. L’arrivo della Grazia inclina l’anima ad un moto di pentimento e di profonda “riconoscenza” verso quel Precursore che vuol preparare l’Umanità ad una nuova redenzione spirituale.
E’ per questo stretto legame che il Battista ha con la Luce e con il Fuoco d’Amore che, fin da tempi molto antichi, nelle campagne, si accendevano in questo giorno dei grandi falò, evocazione di quel “battesimo di fuoco” da lui profetizzato. A questa usanza si affiancava anche quella di andare a raccogliere, nella notte del 23 giugno, alcune erbe (le “erbe di San Giovanni”) particolarmente influenzate dal potere vivificatore della rugiada che si depositava sulle piante nel breve ma intenso momento che precede la sua nascita.
Si dice che siano nove le erbe dalle straordinarie capacità curative raccolte durante quella vigilia. Tra queste, l’Artemisia, la Ruta e l’Iperico, chiamate anche le “cacciadiavoli”, sono ricordate per le loro proprietà di saper combattere gli influssi negativi; notevoli proprietà si ritrovano anche nella Verbena, l’Elicriso, il Mirto, lo Stramonio ed il Trifoglio. Dell’Elicriso, detta anche “l’Erba del Sole”, si racconta un piacevole aneddoto: un suo rametto viene lasciato essiccare per tutto l’anno e durante la notte di San Giovanni viene lanciato in uno dei
falò come ferma promessa d’amore. Particolare menzione va fatta anche per la Felce, la verde pianta che ama i luoghi ombrosi e umidi e che mai nessuno riesce a vedere in fiore. Si dice che fiorisca proprio nella notte di San Giovanni; la sua fioritura è improvvisa e, chi ha la fortuna di assistere a quello spettacolo, ne rimane particolarmente colpito perché ha del miracoloso: il suo fiore appare di una luminosità che non ha eguali e va a rischiarare quell’angolo di foresta che l’accoglie. Queste credenze, che si tramandano nel tempo, hanno fatto sì che questa festa non venisse dimenticata e dalle campagne si passò a celebrare la festa di San Giovanni anche nelle città. Il culto del Precursore è molto antico e sembra che sia stato introdotto in Italia dai re Longobardi; questo spiegherebbe come mai permanga un’ampia diffusione di questa solennità sia nell’Europa centrale che in quella nord-orientale. Fra tutte le città europee che ricordano questo evento, Lione e Firenze sono quelle che mantengono una più antica tradizione. San Giovanni Battista è il patrono di Firenze e il 24 giugno di tutti gli anni si rinnovano parte di quei festeggiamenti. Anticamente, su di un carro trainato da buoi, veniva trasportata la statua dell’Angelo Precursore. Nella cattedrale, durante la Messa, veniva acceso e consacrato un fuoco e poi condotto per le strade
della città. Tutti gli abitanti si avvicinavano al carro per accendere il cero o la lanterna da portare nelle loro case e conservare per tutto l’anno. Inoltre si racconta che le coppie di sposi che andavano a ricevere quel fuoco dovessero indossare una grande tunica bianca che li conteneva entrambi. Quest’antica cerimonia del fuoco, che ebbe un ruolo importante anche nei riti pre.cristiani, venne introdotta a Firenze dalla famiglia de’ Pazzi; fu infatti Pazzino de’Pazzi a riportare dalla Terrasanta le due schegge del Santo Sepolcro con le quali veniva accesa quella fiamma. Nei secoli però questa antica ritualità del fuoco, pur mantenendo il suo intrinseco significato, cambiò sensibilmente aspetto; così la scrive Gregorio Dati nella sua Istoria di Firenze, all’inizio del XV secolo. “Quando ne viene il tempo della Primavera…ogni Fiorentino comincia a pensare di fare la bella festa di San Giovanni”.
DesertoLa preparazione alla “bella festa” cominciava diversi mesi prima. Si cucivano drappi, pennoni e vesti: tutto doveva essere pronto per il gran giorno. Il fervore per quella ricorrenza cominciava già al mattino presto della vigilia. Le strade venivano pulite e riparate e gli edifici addobbati con drappi. La gran piazza di San Giovanni veniva coperta di teli azzurri sui quali gli artigiani andavano ad esporre i loro prodotti più preziosi: tessuti, gioielli, vetro pregiato, armi e reliquiari. Nel pomeriggio, nell’ora terza, si teneva una processione religiosa solenne che si apriva con i membri degli ordini ecclesiastici preceduti da una grande croce; ogni ordine avanzava davanti alle proprie reliquie collocate su di un baldacchino. Il corteo partiva da Santa Maria del Fiore e seguiva un preciso itinerario per le vie della città al suono ininterrotto delle campane.
DipintoSanGiovanniAl Vespro tutti i cittadini si radunavano sotto il loro gonfalone ed uno dopo l’altro entravano nella chiesa di San Giovanni per offrire il loro “torchietto” di cera. La mattina del 24, in Piazza dei Signori, appariva uno spettacolo straordinario: più di cento Torri “che paiono d’oro”, portate con carrette trainate da buoi o da portatori, si ergevano in mezzo alla piazza. Quelle Torri (o “ceri”) venivano fatte con legnami, carta e cera mista ad oro e sopra vi venivano rappresentate figure in rilievo. In quel giorno la città prendeva un aspetto insolito: cittadini e governati sfilavano ordinati ed uniti; per quel giorno veniva enfatizzato lo spirito guerriero e si condividevano valori morali come liberalità e carità. Quei ceri che “paiono torri d’oro” provenivano dalle Terre più antiche dei Fiorentini; tra questi, cinque, erano voluti dall’Arte dei Mercanti ed uno dalla Zecca. Il resto dei cittadini si doveva invece accontentare di portare in processione un cero formato da quattro ceri più piccoli, legati insieme a fascio, e portato a spalla. Il Cero-torre della Zecca divenne ben presto il più prestigioso. Già il carro che lo portava era degno di nota per le pitture riproducenti le azioni più insigni del Battista e per i drappi colorati che lo ricoprivano fino a terra. Sopra a questo “carreggio” s’innalzavano quattro piani differenti, gradatamente in proporzione, per poi restringersi nell’ultimo. Nel primo piano vi era l’immagine di Giovanni fanciullo, “vestito di pelle di agnello con croce di canna in mano e con diadema in testa”, nel terzo vi erano quattro Arpie, poste sulle cantonate; infine, sulla sommità dell’ultimo venne collocata la statua di San Giovanni. Da piazza della Signoria si snodava il corteo dei “ceri-torre” per le strade della città, tutte adorne di paramenti, pancali e panni di raso, per poi arrivare davanti alla Chiesa di San Giovanni ed offrirli al Santo. Dopo di questi venivano condotti ed offerti anche i ceri più piccoli portati a mano. Nel pomeriggio, si svolgeva il Palio che rappresentava la principale corsa di cavalli del calendario fiorentino. I cavalli, venuti da tutto il contado e riccamente decorati, passavano “per una via diritta per lo mezzo della Città” mentre un’infinità di donne, fanciulli, cittadini e forestieri si affollano per le vie a guardare. Il vincitore della corsa veniva issato su di una carretta trionfale a quattro ruote, con un leone scolpito su ogni angolo. La sera, dopo l’imbrunire, arrivava il momento più significativo di tutta la festa: l’accensione dei fuochi, delle luminare e dei falò. I fuochi d’artificio, fino al 1826, si svolgevano DuomoSanGiovanniin Piazza della Signoria e si sprigionavano dalla torre di Palazzo Vecchio. La città, tra botti e scoppiettii, si accendeva di luci improvvise che s’innalzavano verso il cielo e che trovavano una stretta relazione con la verticalità di quegli alti “ceri -torri ” che avevano troneggiato durante la sfilata. In seguito Leopoldo II ordinò che fossero fatti sull’Arno, al Ponte alla Carraia. Oggi quegli stessi fuochi vengono lanciati dal Piazzale Michelangelo per la gioia di una folta platea di persone che si accalca sui ponti della città per godersi lo spettacolo. Purtroppo molto si è perso durante i secoli di questa festa: parte del corteo storico, la solenne ostensione della Reliquia del Santo, l’offerta dei ceri ed i “fochi” sono stati mantenuti, ma poco è rimasto del loro vero significato. Alla sera del 24 giugno quando le luci del Piazzale Michelangelo si spengono e cominciano i primi botti ed i primi bagliori, come per incanto la città sembra poter rivivere quella lontana tradizione. Quelle girandole e quei razzi scoppiettanti che si aprono a cascata in alto nel cielo, riportano al significato dello Scoppio del Carro nel giorno di Pasqua. La tradizione mistica ebraico-cristiana ricorda epoche caratterizzate dall’apparizioni di Carri e di luci abbaglianti che s’innalzano verso il cielo in un turbinio di fiamme e di fuoco. Questa significativa esperienza che profeti come Elia, Isaia ed Ezechiele hanno sperimentato, trova relazione con la quella rinascita “iperfisica” a cui l’uomo e la donna “nuovi” devono anelare. E’ stato il Battista a preparare la via a questa ascesa dell’anima, questo Uomo-Angelo in possesso della Sapienza integrale, spesso raffigurato con in mano una Coppa con dentro la sua testa. In quella “coppa”, posta lì all’altezza del cuore, vi è quindi anche il suo sangue, il martirio, la sua stessa vita, affinché l’Umanità, redenta dal suo sacrificio, possa ritrovare la strada per riunirsi a Dio. “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore sia per venire” (Matteo: 24, 42).
Il Battista dedicò la sua breve vita a scuotere le genti dal sonno dello Spirito e quei fuochi, anche oggi, vogliono essere la rievocazione dell’esperienza mistica-iniziatica di “salita al cielo” che l’anima “redenta” potrà sperimentare.

SanGiovanniBattista_Icona

San Giovanni Battista !!
(Laboratorio di Iconografia di Poggibonsi)

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Costanza Riva

Costanza Riva, studiosa e ricercatrice, da anni si dedica alla riscoperta delle Tradizioni Antiche alle quali affianca conoscenze di simbologia e mitologia; grande interesse ha dimostrato per lo studio della Dottrina Ermetica che l’ha portata a delineare nei giardini storici un profilo nuovo da cui sono scaturiti i libri “Boboli, il giardino alchemico” (luglio 2010), “La Grotta Grande di Boboli, laboratorio di meraviglie” (luglio 2011) e “Pratolino, il sogno alchemico di Francesco I de’ Medici, miti, simboli ed allegorie” (settembre 2013).
Da tre anni conduce visite guidate in Boboli (e presto anche nel Parco di Pratolino) per riscoprire l’antico percorso alchemico descritto nei suoi libri, inoltre scrive articoli di interesse storico-culturale che raccoglie nella rubrica “Tempo Libero” presente sul sito di Accademia Salute (www.accademiasalute.org).

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