In primo luogo perché il suo essere contemporaneamente giocatore e arbitro, leader di parte e garante delle parti, è diventato imbarazzante anche per le altre alte cariche istituzionale, a cominciare dal presidente della repubblica. In secondo luogo perché la carica di Presidente della Camera lo ha costretto a “congelare” quella di presidente del suo nuovo partito, il FLI ed a scegliere Italo Bocchino come vicario cui affidarne temporaneamente le sorti. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, a causa delle fughe quotidiane dal FLI. In altra parte, nella sua rubrica, Chiara Boriosi spiega bene quanto la crisi di FLI fosse prevedibile a causa dell’insussistenza di adeguate motivazioni politiche e della fumosità del progetto. Qui preme, invece, sottolineare gli errori personali del leader Fini, in gran parte dovuti all’arroganza ed alla mancanza di vera sensibilità istituzionale che caratterizza la nostra classe politica. Lo abbiamo scritto altre volte: il caso di Fini ha un precedente in tutto simile. L’11 gennaio 1947 Giuseppe Saragat, presidente dell’Assemblea Costituente, uscì dal PSI per fondare il PSLI, poi PSDI. Il giorno dopo, senza che nessuno le avesse richieste, rassegnò le dimissioni e venne sostituito da Umberto Terracini. Fini invece ha addirittura accentuato il suo protagonismo di parte arrivando fino a chiedere le dimissioni del governo e, addirittura, accusare il presidente del consiglio di compravendita di deputati. Non è una attenuante, ma non ha sbagliato da solo. Ha ricevuto il sostegno di larga parte dello schieramento politico, quella interessata ai suoi voti per scalzare la maggioranza attuale, ed il connivente silenzio della stampa. Cosa che la dice lunga sullo stato di degrado cui ha portatola cosiddetta seconda repubblica incapace di difendere la sacralità delle istituzioni senza piegarle ad uso di parte.
FINI PAGA A CARO PREZZO LE MANCATE DIMISSIONI DA PRESIDENTE DELLA CAMERA
Ora, si spera, Gianfranco Fini dovrebbe avere compreso quanto sia stato grande l’errore di non dimettersi dall’incarico di presidente della Camera. Un errore che gli si sta ritorcendo contro duramente. Almeno sotto due diversi profili.

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