Se per ipotesi la rivolta in Libia dovesse terminare con la vittoria dei rivoltosi, Gheddafi se non è ucciso e se non è riuscito a trovare asilo in un paese straniero finirà in carcere fino alla sua morte. I beni accumulati durante gli anni di strapotere e di gloria saranno confiscati.
Gheddafi però, da soldato rivoluzionario, come un vero samurai, prima di cadere nelle mani dei nemici si ucciderà con le sue mani.
Se Fini esce dalla politica, per una ragione qualsiasi, mai farebbe la fine di Gheddafi.
In Italia un Presidente della Camera che ha tradito il proprio partito, il Popolo che l’ha votato, quando esce dalla politica perché non rieletto, conserva tutti i privilegi goduti durante la carica di Presidente della Camera.
Lo stesso discorso vale se non più Presidente, rimane un semplice onorevole.
Conserva sempre un suo studio privato in Parlamento, la scorta personale e la macchina blu, oltre a tutti i privilegi che spettano a tutti parlamentari.
Fini conserverebbe tali privilegi, anche se decidesse di ritirarsi dalla politica attiva.
Fini è nelle condizioni di potersi godere l’appartamentino di Montecarlo sicuro di riscuotere una pensione per vivere da nababbo.
Quanta differenza esiste ai fini economici e di prestigio nella posizione di pensionato tra l’onesto politico Fini e uno scienziato in medicina impegnato giorno e notte nella ricerca per debellare il male del secolo.
E’ una vera vergogna tenuto conto che a farne le spese sono gli onesti cittadini che ignorano la cattiveria dei loro beniamini che siedono in Parlamento per fare i propri interessi e le proprie fortune frecandosene di chi è in cassa integrazione, dei giovani senza lavoro e dei giudizi negativi espressi dagli altri Paesi.
La stampa straniera, in particolar modo quella di sinistra, si diverte a evidenziare l’incongruenza dell’Italia che parla e festeggia i centocinquantanni dell’unità d’Italia quando, in Parlamento, nelle piazze, in televisione il Popolo macroscopicamente diviso.
Fanno impressione, per stile, per argomentazione, gli attacchi veementi dell’ex PM Di Pietro a Berlusconi e al PD che non sfodera le armi per distruggere il nemico Berlusconi. Ugualmente impressionanti sono le affermazioni di Bersani, che dà per certo la fine di Berlusconi che avverrà entro poco tempo per opera della Magistratura di sinistra.
All’editto di Bersani va aggiunta l’allucinante baldanza oratoria accusatoria di Casini contro Berlusconi, che penserebbe solo a salvaguardare i suoi interessi.
A Casini fanno eco l’onesto e leale Fini e il neo imperatore Vendola.
Sono tali comportamenti che ci ridicolizzano agli occhi degli stranieri.
E’ giusto il detto di Andreotti: “IL POTERE LOGORA CHI NO CE L’HA”. Di Pietro, che non ha conquistato l’agognato potere politico, non potrà accettare le regole della democrazia quando, ricorda l’autorità che aveva come PM nel lontano anno 1992 e seguente. Anche Bersani non si dà pace perché con tutti i giudici amici non riesce ancora a mandare Berlusconi in galera o in esilio in uno stato straniero come fu per Craxi.
Tutti dovrebbero capire che il momento è saturo d’incognite e di pericoli seri per la democrazia e la libertà.
L’insubordinazione al Capo dello Stato, da parte della Procura di Milano può essere la miccia che potrà far scoppiare la guerra civile.
I cittadini che amano la libertà e la democrazia, devono far sentire tutta la loro stima e fiducia al Capo dello Stato, che è l’unico a poter fermare chi è
intenzionato a distruggere la democrazia per instaurare la dittatura.
Domenico Civitano

Caro amico.
Non mi dispiacerebbe per niente se mi elencasse tutte le fesserie da me scritte.
Lo può fare con calma inviandomi un e-mail.
Ho sempre ritenuto il confronto, pacato e serio, un atto di vera democrazia.
Un caro saluto
Domenico Civitano
Raramente in un articolo si trovano tutte insieme le stupidaggini, per non dire altro,
da lei scritte.
Lei fa torto anche alla sua intelligenza