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Finalmente l’INPS ammette l’amara verità dei suoi conti: a farli sballare i pensionati pubblici

di Oscar Giannino | 18 Novembre 2013

Prima che la riforma Fornero entri pienamente in vigore, per moltissimi anni le pensioni elevate del sistema retribuitivo pre-Dini continueranno a essere pagate. Servirebbe dunque un intervento equitativo proprio sulle pensioni pubbliche.

inps online codice pinFinalmente ci siamo arrivati, anche il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua stamane ammette di ”avere qualche peoccupazione” su conti del suo istituto. Altro che preoccupazione. L’amara verità sta nelle cifre, note da tempo. ma, sin qui, “silenziate”.

Nel conto economico, l’INPS aveva cumulato nei 4 anni precedenti il 2012 quasi 25 miliardi di euro di saldi positivi (grazie ai trafsrimenti pubblici per le prestazioni assistenziali, badate). Nel 2012 ha perso 9 miliardi secchi. Nel 2013, secondo le stime dello stesso consiglio di vigilanza dell’istituto, ne perderà altri 9,2 se non di più. Ma il presidente Mastrapasqua in passato, a chi reagiva a questo allarme rosso, replicava abitualmente che l’INPS è in piena sicurezza, poiché a inizio 2013 l’avanzo di amministrazione era ancora superiore a 40 miliardi. L’avanzo di amministrazione non è però un indicatore di equilibrio del conto economico, ma un coefficiente di liquidità: è la somma della cassa disponibile più i residui attivi e meno quelli passivi, cioè i crediti e debiti a bilancio.

Mastrapasqua aveva ragione nel sostenere che la cassa per continuare a pagare le pensioni c’è. Ma ha avuto torto nel dire che non c’era da preoccuparsi, prima di cambiare tono, oggi. Le perdite cumulate e previste – altri 10 miliardi nel 2014 e altrettanti nel 2015 – non solo sono tali da sopravanzare l’avanzo di amministrazione, ma renderanno negativo già dal 2015 il patrimonio netto dell’INPS, sceso intorno a 15 miliardi a fine del 2013.

Sappiamo che cosa determini queste perdite colossali. L’incorporazione nel 2012 nell’INPS della gestione Inpdap ed Enpals dei dipendenti pubblici. Il passivo 2012 dell’Inpdap è stato di 7,6 miliardi, con un patrimonio negativo di 23 miliardi. In 20 anni l’Inpdap ha sempre battuto record di profondo rosso. I contributi non sono mai stati sufficienti a coprire le spese per pensioni, che sono più elevate di quelle private a parità di qualifica. Per reggere lo sbilancio, politica e sindacati hanno sempre tifato per l’aumento dei lavoratori pubblici (per averne i contributi): ma con lo stop al turnover di questi anni i dipendenti pubblici hanno iniziato a diminuire, e il deficit tra contributi versati e prestazioni si aggrava.

I “regali” ai pensionati pubblici si aggiungono al rosso storico dei fondi dirigenti, elettrici, telefonici e dei coltivatori diretti. La folle scelta di questi ultimi anni – alzare le aliquote contributive ai lavoratori parasubordinati – per quanto realizzi un attivo di 9 miliardi, è in grado di equilibrare le perdite degli altri fondi di lavoro privato, non quelle del lavoro pubblico.

Prima che la riforma Fornero entri pienamente in vigore, per moltissimi anni le pensioni elevate del sistema retribuitivo pre-Dini continueranno a essere pagate. Servirebbe dunque un intervento equitativo proprio sulle pensioni pubbliche: ma nessuno ci metterà mai mano, in nome della solidarietà. E allora bisogna saperlo: nei prossimi anni occorreranno iniezioni per miliardi dalla fiscalità generale. Perché l’INPS dipenderà sempre più da interventi extra bilancio per le prestazioni economiche temporanee – 50 miliardi annui rispetto ai 255 di pensioni corrisposte – e non solo per quelle. Sapevatelo, come si suol dire.

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Giannino

Giornalista. Fondatore di FARE per Fermare il declino

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellini

    22 Novembre 2013 alle 21:37

    in cima a questa baracca, che sta in piedi solo grazie alla poca abilità degli imbonitori e alla grande dabbenaggine delle masse, vigila la Suprema Corte.
    Quella dei Grandi Presidenti a Rotazione, per stillare fino all’ultima goccia di privilegio. Tutti Laureati, mica come Oscar.

    Rispondi

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