Domenica 12 febbraio alle 10.30, dopo la Santa Messa nella Basilica fiorentina di Santo Spirito, è stata presentata al pubblico la Pala Nerli di Filippino Lippi nel suo magnifico restauro, effettuato in occasione della mostra appena conclusa alle Scuderie del Quirinale dedicata a Filippino Lippi e Sandro Botticelli. Presenti i protagonisti della vita museale fiorentina quali la sovrintendente Cristina Acidini, il direttore degli Uffizzi Alessandro Cecchi ed i restauratori dell’opera, visibile tutti i giorni escluso il mercoledì con ingresso gratuito. Pubblichiamo l’articolo del Priore della Basilica Padre Giuseppe Pagano, tratto da Toscana Oggi.

E’ proprio bello questo gesto dei due santi che presentano alla Vergine Maria i due coniugi. Ma possiamo dire ancora di più: una presentazione al Mistero dell’Incarnazione. La Pala ispira tanta serenità e armonia anche in un contesto dove gli eventi sociali non erano tra i più tranquilli. Forse traspare molto anche dell’esperienza personale del Filippino, che vogliamo ricordare con le parole del Vasari: Restò la fama di questo gentil maestro talmente nei cuori di quegli che l’avevano praticato, ch’è meritò coprire con la grazia della sua virtù l’infamia della natività sua, e sempre visse in grandezza et in riputazione. Con queste parole si chiudeva la mostra a Roma. Il riscatto a cui ci si riferisce è il fatto che era nato dalla relazione tra due religiosi: il carmelitano Filippo Lippi e la monaca agostiniana Lucrezia Buti. Per questo possiamo dire che le esperienze dure e drammatiche della vita non gli fecero perdere uno sguardo verso il bello e il sacro. In effetti nella vita spesso le estremità del dramma e della speranza si toccano. Interessante infatti vedere il Gesù Bambino che gioca con la croce che è nelle mani del San Giovannino, che nel restauro ha acquistato un grande splendore. Come è interessante vedere l’angioletto che è sopra il capo della Vergine che gioca con la colomba, simbolo dello Spirito Santo. Questa vicinanza “giocosa” di Dio alla vita dell’uomo dà un grande senso di gioiosa speranza. E mentre siamo chiamati ad essere immersi nelle cose dell’oggi, possiamo dire con le parole di Benedetto XVI: …la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale. In questo quadro, la questione di Dio è, in un certo senso, la questione delle questioni… In realtà i cristiani non abitano un pianeta lontano, immune dalle “malattie” del mondo, ma condividono i turbamenti, il disorientamento e le difficoltà del loro tempo.
Quello che mi colpisce di questa Pala è l’espressività dei volti di tutti i personaggi e la loro contemplazione del Verbo Incarnato. I loro volti sono infatti rivolti tutti verso Gesù Bambino, il quale sembra non curarsi di loro, ma attento è invece il volto della Vergine che nel silenzio presenta la Parola. E a questo proposito mi vengono in mente le parole del nostro Arcivescovo nella sua lettera pastorale “Nel silenzio la Parola”: Silenzio e parola non si oppongono né si escludono, ma l’uno e l’altra chiedono un proprio spazio, perché è dall’incontro, che esclude la sovrapposizione, che l’uno e l’altra prendono forza.
Non possiamo non ricordare che questa pala viene realizzata dal Filippino Lippi quasi contemporaneamente al Crocifisso di Michelangelo (se sono esatte le notizie, ambedue le opere potrebbero essere state realizzate nel 1494) conservato nella nostra Sacrestia e di cui questa’anno ricorrono i 50 anni del ritrovamento da parte della studiosa Margrit Lisner.

Lascia un commento