A morte i passatisti, la retorica perbenista, l’ipocrisia borghese. Evviva il futurismo, la velocità, la forza creativa, le parole in libertà…Evviva Zang tumb tumb.
Marinetti. Il genio Marinetti. Il teorico, il poeta, il politico, l’artista. Il futurista cosmopolita. Il fascista innovatore più innovatore e più fascista del Dux.
Marinetti durante il regime fa il futurismo. Che non è un club di regime. Infatti il movimento attraversa il ventennio, i confini patri, le mode… et voilà è sempre là con la sua futurista potenza eversiva. Eversiva e creatrice. Marinetti, dunque, distrugge per creare. Dove l’intrapresa complicata non è la prima ma – toh – la seconda.
Il futurismo annienta la noia, la prevedibilità, la banalità. E crea. Crea un pensiero, una poetica, una filosofia. Che rende arte, politica, costume.
Va dato atto al direttore Feltri di avercela pure lui una naturale vocazione allo sfascio. La cultura è noiosa. A morte la cultura. Le istituzioni sono noiose. A morte le istituzioni. Chi non la pensa come te è noioso. A morte chi non la pensa come te.
Fin qui, ok.
Mi manca però il dopo. Un’idea-una su quello che invece si vorrebbe in luogo della noia debordante. Mi manca il manifesto del feltrismo. La poetica feltrista. Il costrutto filosofico feltrista. Mi manca – come dire – il coté creativo.
Simona Bonfante ( da www.leragioni.it)

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