Fassino: “Non lasciare soli i sindaci nella gestione dell’accoglienza dei profughi”
È necessario un salto di qualità nel sistema di accoglienza degli immigrati e nella ripartizione sul territorio. Le persone accolte sono concentrate in un numero limitato di Comuni e questo determina un addensamento evidente in alcune realtà.
Ho un interesse personale nella vicenda. Da tre mesi infatti siamo alle prese in provincia di Milano tra Peschiera Borromeo e Mediglia (comune dove risiedo e dove sono stato sindaco in passato) con la decisione unilaterale e per mesi tenuta nascosta del Prefetto di ospitare nel sito demaniale della ex casermetta delle Radiocomunicazioni dell’Aeronautica Militare presso l’aeroporto di Linate un centro di prima accoglienza per circa 300 profughi richiedenti asilo. Una decisione arrivata nel bel mezzo della campagna elettorale della scorsa primavera dei due comuni che andavano al voto, Mediglia per scadenza naturale e Peschiera Borromeo perchè commissariata per una crisi interna alla maggioranza del Pd che a dicembre aveva portato allo scioglimento del consiglio comunale. E proprio in fase commissariale col comune retto dal Viceprefetto di Milano è arrivata in sordina la sgradita sorpresa per i cittadini e per le forze politiche locali impegnate nella contesa elettorale. Immediatamente è partita la mobilitazione locale e subito la giovane sindaco neo-eletta Caterina Molinari, in rappresentanza di due liste civiche, si è trovata a dover gestire l’emergenza per scongiurare di veder arrivare in pieno agosto una tendopoli di 300 anime erranti. La vicenda ad oggi non è ancora chiusa ma è davvero utile per capire il problema sollevato dal Presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani in termini di accoglienza che gli enti locali sono chiamati da tempo a sostenere senza ricevere grandi aiuti dal Governo.
“È necessario un salto di qualità nel sistema di accoglienza degli immigrati e nella ripartizione sul territorio – ha affermato il presidente dell’Anci, Piero Fassino, al termine dell’incontro al Viminale, con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, al quale ha partecipato anche il sottosegretario Manzione e il capo Dipartimento libertà civile e immigrazione, prefetto Mario Morcone – “Al ministro dell’Interno, abbiamo sollecitato la necessità di un salto di qualità nel sistema di accoglienza.
In particolare, le persone accolte sono concentrate in un numero limitato di Comuni e questo determina un addensamento evidente in alcune realtà”. Ma non solo: secondo Fassino :“Noi siamo per un sistema di accoglienza più ampio e per una distribuzione più diffusa per evitare questo addensamento su poche realtà”. Il presidente dell’Anci , quindi, ha indicato cinque condizioni per realizzare un sistema di accoglienza diffuso: il sistema di accoglienza deve far leva sui sindaci che non possono essere semplici destinatari dei flussi decisi dalle prefetture; la distribuzione dei profughi deve essere basata su un criterio di proporzionalità che tenga conto delle dimensioni demografiche dei Comuni che ospitano”.
Secondo Piero Fassino, infatti, ci sono ‘casi clamorosi’ di Comuni che sono maggiormente destinatari di flussi rispetto ad altri. Una terza condizione, indicata dall’Anci, è “che i Comuni che sono disponibili all’accoglienza possano beneficiare di meccanismi ‘premiali’ e ‘incentivanti’: ad esempio, il superamento del blocco del personale amministrativo potrebbe favorire la disponibilità all’accoglienza”.
Un’altra condizione, riguarda la possibilità di impiegare le persone ospitate in lavoro socialmente utili nei Comuni dove vengono destinati e, infine, che “i Comuni disposti ad accogliere (modello Spar) non siano destinatari di ulteriori invii da parte delle Prefetture”.
“Questi cinque punti per la realizzazione di un sistema di accoglienza diffuso – ha precisato Fassino – sono ampiamente condivisi anche dal ministero dell’Interno. Approfondiremo questa materia e discuteremo su questo nuovo modello di accoglienza. Ci sarà a breve un nuovo incontro per capire come procedere”. Alla domanda infine se si è discusso anche di numeri nel corso
dell’incontro, Fassino ha risposto di no. “È stato un incontro tecnico e faremo una simulazione per arrivare a una determinazione di sostenibilità. È una discussione sulla quale c’è “condivisione e non conflitto” e il sistema di accoglienza è su base volontaria”.
Cesare Mannucci

l’immigrazione è un’opportunità per il Business Italy , con la dovuta integrazione e formazione, ci consente il decentramento industriale nei luoghi d’origine
Beh Claudio….non che sia una grande novità se si pensa che lo stesso fece a metà anni Cinquanta con Enrico Mattei quando l’Agip e l’Eni erano davvero delle grandi aziende di Stato. Sconfisse le “Sette sorelle”, le compagnie petrolifere americane ed europee, che depredavano i paesi produttori. L’Eni offrì loro il “Fifty-fifty” e non solo, facevamo venire in Italia a Metanopoli (San Donato Milanese) giovani arabi, asiatici e africani per formare i loro tecnici e realizzavamo dando loro opportunità di lavoro grandi opere pubbliche sul posto…..per quello poi le altre aziende italiane hanno trovato spazi produttivi in quei Paesi….. La novità, e sono d’accordo con te, sarebbe quella che i nostri governanti capissero davvero l’opportunità e non solo la “macelleria” spicciola di far guadagnare alcune cooperative che fanno “politica dell’accoglienza” in Italia.
Ce.M.