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Fascismo, memoria e antisemitismo: un confronto senza filtri tra storia e presente

Il dibattito che proponiamo ai lettori nasce in modo spontaneo, come spesso accade nelle conversazioni tra persone che hanno alle spalle esperienze diverse ma un comune interesse per la riflessione civile e politica. È avvenuto nella chat WhatsApp del gruppo “Collaboratori ed Editorialisti di Pensalibero.it”, uno spazio informale ma non per questo meno significativo, dove il confronto si sviluppa senza filtri, nella sua immediatezza e talvolta nella sua asprezza.

di Redazione Pensalibero.it | 4 Maggio 2026

Il dibattito che proponiamo ai lettori nasce in modo spontaneo, come spesso accade nelle conversazioni tra persone che hanno alle spalle esperienze diverse ma un comune interesse per la riflessione civile e politica. È avvenuto nella chat WhatsApp del gruppo “Collaboratori ed Editorialisti di Pensalibero.it”, uno spazio informale ma non per questo meno significativo, dove il confronto si sviluppa senza filtri, nella sua immediatezza e talvolta nella sua asprezza.

A partire da una riflessione proposta da Angioletta Massimino, il confronto si è rapidamente allargato toccando temi che attraversano la nostra storia e la nostra attualità: il significato del fascismo e dell’antifascismo, il rischio di un uso improprio e superficiale delle categorie storiche, il rapporto tra memoria e presente, fino ad arrivare a una questione ancora più delicata e attuale come quella dell’antisemitismo e delle sue nuove forme.

Ne è nato un dialogo serrato, a tratti duro, ma sempre ancorato a esperienze personali, sensibilità diverse e riferimenti storici profondi. Le voci di Piero Terracina, Luca Rampazzo, Marco Mayer e Paola Bergamo hanno dato vita a un confronto che non pretende di offrire sintesi facili, ma che restituisce la complessità di un tema che ancora oggi divide e interroga.

Pubblicarlo integralmente non significa prendere posizione su ogni passaggio, ma riconoscere il valore di un confronto autentico, non mediato, capace di mettere in luce contraddizioni, paure e memorie che continuano a influenzare il nostro modo di leggere il presente. In un tempo in cui il dibattito pubblico tende spesso a semplificare, riportare la complessità è già, di per sé, un atto di responsabilità.

IL DIBATTITO IN REDAZIONE

Angioletta Massimino

“Domenica 03/05/2026

La massimina del giorno

“È facile fare i fascisti in uno stato democratico.
Provate a fare i democratici in uno stato fascista”.

Cit.

Questa frase è uno schiaffo a chi gioca al piccolo autoritario protetto dalle garanzie che disprezza. Perché è facile fare il bullo quando la democrazia ti copre le spalle.
La verità è che molti “forti” di oggi, messi in uno stato fascista, non durerebbero un minuto: non avrebbero il coraggio, né la forza, né la dignità per essere democratici quando costa davvero.
È questo il punto: la democrazia rivela chi sei. Il fascismo rivela chi non sei mai stato.

A.M.

Buona domenica a tutti voi! “

Luca Rampazzo

“Se volete proviamo a chiederlo ai parenti di Ramelli o Mazzola, vediamo cosa ci rispondono”

Piero Terracina

“Io sono ebreo e la mia famiglia ha lasciato una striscia di sangue lunga km a causa del nazifascismo. Mi è stato raccontato con dovizia di particolari dalla mia famiglia e se sono nato è solo grazie agli americani che hanno bonificato il paese da questo cancro. Sentire parlare di fascismo con tale superficialità mi fa veramente ribrezzo. Perdonatemi lo sfogo”.

Luca Rampazzo

“Nessuno vuole difendere il fascismo, ma credo sia innegabile che a guerra finita si sia usato l’antifascismo come scusa per eliminare gli avversari politici. Era forse fascista Bachelet? No. Non lo era nemmeno Mazzola, se è per questo”.

Piero Terracina

“Perdonami ma il mio piano di riscontro differisce dal tuo: Confondere il dopoguerra, la violenza politica degli anni successivi e il terrorismo con il fascismo storico rischia di mescolare piani diversi. L’antifascismo nasce come risposta a un regime reale, non come copertura universale per qualunque abuso successivo. Che ci siano stati regolamenti di conti, vendette o derive ideologiche in alcune fasi della storia italiana è un fatto discusso da decenni. Ma questo non cancella ciò che il fascismo è stato né trasforma automaticamente ogni episodio successivo in una prova contro l’antifascismo stesso.

Vittorio Bachelet e Walter Tobagi, come molte altre vittime degli anni di piombo, non c’entravano nulla con il fascismo. Furono colpiti da un terrorismo ideologico che apparteneva a un’altra stagione e a un’altra logica. Proprio per questo usare quei nomi per riscrivere il significato storico dell’antifascismo rischia di diventare una forzatura”.

Luca Rampazzo

“Sì ma il messaggio a cui stavo rispondendo non parlava degli anni 30, che sono finiti da 96 anni, ma di oggi. E oggi il fascismo non esiste più. Esistono però gli antifascisti che cacciano gli ebrei dai cortei accusandoli di fascismo”.

Piero Terracina

“L’abuso della parola “fascismo” finisce spesso per diventare una scorciatoia linguistica che semplifica tutto e, proprio per questo, rischia di nascondere il problema reale. Quando l’ostilità verso gli ebrei viene mascherata da antisionismo militante, parlare genericamente di fascismo può diventare riduttivo. In certi casi il termine corretto è antisemitismo, senza giri di parole.

Chi vive ogni giorno con la necessità di guardarsi alle spalle percepisce certe sfumature con maggiore lucidità. Non è una questione teorica o accademica. È memoria storica, esperienza, istinto di sopravvivenza. Parlare di fascismo in modo automatico rischia di trasformare tutto in una categoria indistinta. Chiamare le cose con il loro nome, invece, aiuta a capire meglio ciò che accade. L’antisemitismo ha una storia lunghissima, ben precedente al Novecento, e continua a riapparire cambiando lessico, simboli e giustificazioni”.

Luca Rampazzo

“Che è esattamente quello che stavo dicendo io, citazioni come quella iniziale hanno armato almeno un paio di generazioni di killer”

Marco Mayer

“Alle radici del pregiudizio antiebraico della sinistra e della destra americana – Startmag https://share.google/KlM4lVOcZULlnX9O4“

Piero Terracina

“L’Italia è, basilarmente un Paese con una forte trazione culturale veterocomunista che ha bisogno dell’avverso storico per definire la propria identità. Questo è un fatto noto. Ma io preferisco chiamare le cose con i nomi e gli aggettivi corretti. La sinistra italiana (chiamiamola Campo Largo per conferirgli una connotazione emiciclica attuale) è fortemente antisionista e antisemita; perchè diciamolo chiaramente l’ antisionismo e l’ antisemitismo sono le due facce della stessa medaglia. Questo è il dato che emerge in molte dinamiche pubbliche e culturali. Parlare di fascismo a scopo giustificatorio diventa una scorciatoia semplicistica e riduttiva, forse una delle manifestazioni più discutibili dell’Italia moderna. La stessa Italia che un giorno di tanti anni fa è andata a dormire fascista e la mattina dopo si è svegliata in strada a sventolare bandiere americane”.

Luca Rampazzo

“E continuiamo a essere d’accordo. Il modo migliore per evitare questa pericolosa deriva è accettare che essere contro qualcosa sconfitto 80 anni fa è giusto su un piano teorico e valoriale, ma la storia ci insegna che è pericoloso sul piano pratico”.

Marco Mayer

“L’eredita’ storica della Chiesa pesa ancora nella testa degli italiani?”

Luca Rampazzo

“La Chiesa esiste ancora. Se mi stai chiedendo se l’eredità del Regno temporale della Chiesa pesa ancora la risposta è naturalmente no”.

Marco Mayer

“Mi riferisco a antisemitismo oggi”.

Piero Terracina

“Per un ebreo, il sentimento antisionista e antisemita assomiglia alla risacca del mare: si ritira, sembra sparire, poi ritorna ciclicamente. Lo sappiamo perfettamente da 5000 anni. Non ha recinzioni storiche, non ha colore politico, non ha etichette rassicuranti. Cambiano i linguaggi, cambiano le parole, cambiano le giustificazioni, cambiano persino gli attori ma certe sensazioni restano riconoscibili. Le viviamo spesso in silenzio, senza proclami, quasi come un riflesso imparato nel tempo.

Alla fine, quando si tratta della propria pelle, le costruzioni teoriche, storiche o valoriali contano fino a un certo punto. Conta la percezione del rischio, la memoria collettiva, l’istinto di protezione. Per molti ebrei non è una discussione astratta, ma qualcosa che attraversa la quotidianità.

E forse il segnale più evidente non sta nelle definizioni politiche, ma nel coraggio necessario per portare un Maghen David al collo o tatuato sul braccio, sapendo che può ancora attirare sguardi, giudizi, pregiudizi o ostilità. È lì che si misura la differenza tra il fascismo evocato come parola simbolica e la paura concreta di essere ebrei. Lasciate quindi al Fascismo il proprio contenitore storico ed iniziamo a chiamare le cose con il loro giusto nome antisionismo e antisemitismo. Per altro in Italia esiste la legge Scelba del 1952 che pone l’ apologia di fascismo persino fuori legge”.

Marco Mayer

“Mia moglie Valeria Fargion da 8 mesi porta il Maghen David che le ho regalato.
Per la cronaca. Prima non ne sentiva la necessita’: un segno dei tempi”.

Paola Bergamo

“Fascismo e Antifascismo dovrebbero restare li’ nella storia che rappresentarono!
Sono figlia e nipote di esuli. Mio Nonno, ultimo Segretario Nazionale del PRI e Deputato della Camera del Regno fu costretto all’esilio nel 1926 altrimenti sarebbe stato ucciso essendosi aperta nei suoi confronti una vera e propria caccia all’uomo da parte delle squadracce di Farinacci & C., non contenti di averlo piu’ volte massacrato di botte e messo nudo sanguinante in vetrina al Diana sotto i portici di via Indipendenza. Mario Bergamo è stato irriducibile avversario del Fascismo, quello vero!!
E dal suo esilio di Parigi salvo’ molti ebrei e perseguitati politici che sarebbero altrimenti stati deportati in Germania dopo l’occupazione nazifascista della capitale francese….
Ora siccome la lotta fra fascisti e antifascisti fu battaglia vera e mio Nonno lotto’ per la Repubblica per la Democrazia per abbattere una dittatura che e’ stato il dramma più grande della nostra storia e combatte’ per la nostra libertà, quella che ottenemmo 20 anni più tardi, con il fondamentale apporto anglo-americano, mi chiedo quanto assurdo sia oggi trasferire il vuoto delle nostra politica in una competizione bislacca tra sedicenti antifascisti dalla mentalità comunque spesso fascistoide, e sedicenti nostalgici che dovrebbero studiar meglio la nostra Storia!
Ordunque oggi assistiamo a una recrudescenza di odio e caccia all’Ebreo! Una vergogna doppia perché e’ una discriminazione che radica in un razzismo sempre latente e si colpevolizza il mondo della diaspora ebraica per scelte di un governo di uno stato ….insomma non si perde occasione per far di tutta l’erba in fascio, a proposito di fascismo…..
Peraltro come Terracina meglio di me potra’ spiegare il mondo ebraico NON è un monolite e ad ogni modo, quando si ulula free free Palestine from the river to the see significa propugnare la scomparsa di Israele dalla faccia della terra…!!! INACCETTABILE!!!!
Con questo NON assolvo Netanyahu dalle sue responsabilità ma il 7 ottobre e’ stato evidentemente una data spartiacque come ho sostenuto 2 anni fa in EFETTO GAZA, il libro del Prof Piero Di Nepi di cui sono stata autrice della postfazione.
Un caro saluto a tutti e scusate la lunghezza del messaggio”

Redazione Pensalibero.it

Pubblicato in : Editoriale

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