Il rapporto fiduciario fra partiti e popolo, eletti ed elettori, non è un problema di leggi. E’ un problema etico e di mentalità. Nessuno, se non gli interessi di partito, ha obbligato la classe politica della seconda repubblica ad appoggiare governi che tradivano gli impegni con gli elettori.

Papale papale, il Presidente della Repubblica ha ricordato ciò che secondo la nostra Costituzione sarebbe ovvio, ma che a furia di strappi oggi acquista il sapore di una rivelazione.
“ Mica crederete – ha detto, più o meno, il Capo dello Stato – che i governi Monti e Letta me li sia levati dalla testa io”. Diciamolo con altre parole, le nostre: “tutti si fanno belli con il maggioritario, con il rispetto della volontà popolare, con il dovere di ricorrere alle urne senza fare inciuci. Ma qualcuno questi governi li ha prima suggeriti e poi sorretti con il voto del Parlamento. E la nostra Costituzione questo mi obbliga a fare: che le Camere, finchè c’è una maggioranza, quale che sia, io non posso scioglierle”.
Dunque, due cose dobbiamo tenere a mente: evidenti ma scarsamente considerate.
La prima: non si può continuare, in tema di riforme, a fare i consueti pastrocchi, come quello di “immaginare” sistemi maggioritari o semipresidenziali mantenendo una Costituzione costruita benissimo per un sistema parlamentare e proporzionale.
La seconda: tanti “eroi” del maggioritario, del rispetto della volontà popolare e della chiarezza nei confronti degli elettori, nei fatti lo sono assai di meno e non disdegnano “giochi” e giochetti” ispirati ad interessi di partito o di forze economiche vicine al partito.
Nella poco gloriosa storia della “seconda repubblica”, quella del “maggioritario” e del “finalmente chi governa lo decidono gli elettori” questi princìpi sono stati contraddetti nei fatti tantissime volte. Infatti, in barba alla volontà dell’elettorato, nella legislatura ‘94-’96 avemmo due governi (Berlusconi e Dini); dal ’96 al 2001 tre governi (Prodi, D’Alema e Amato); dal 2008 al 2013 abbiamo avuto Berlusconi e Monti; infine, nella legislatura attuale, appena iniziata, un governo Letta delle “grandi intese” (diventate meno grandi senza coinvolgere gli elettori) che niente aveva a che fare con le promesse elettorali di chi ne faceva e di chi ne fa parte.
Ora, proprio mentre suona la grancassa della intesa Berlusconi-Renzi, che dovrebbe darci una legge elettorale e riforme costituzionali di altissimo profilo, si discute tranquillamente di “rimpasto”, “Letta Bis” e “staffetta” Letta-Renzi che è un modo per dire: “riforme, si, ma col piffero diamo la parola agli elettori fintanto che possiamo trovare tra noi una qualche soluzioni. Le sfide all’americana? Il non tradire mai gli impegni con gli elettori? Dare comunque la parola alle urne se non è possibile il governo per il quale avevamo chiesto loro il voto?
Tutti specchietti per le allodole. Perché, è vero, c’è una contraddizione fra Costituzione attuale e ciò che si dice di voler fare. Ma il rapporto fiduciario fra partiti e popolo, eletti ed elettori, non è un problema di leggi. E’ un problema etico e di mentalità. Nessuno, se non gli interessi di partito, ha obbligato la classe politica della seconda repubblica ad appoggiare governi che tradivano gli impegni con gli elettori. Napolitano lo ha voluto ricordare per i governi Monti e Letta, ma vale anche per gli altri. E vale, soprattutto, anche per i prossimi. Che sia Letta bis o staffetta Letta-Renzi, sarà comunque nell’interesse dei partiti che, per andare alle urne, scelgono il momento propizio. Ma, almeno, non ci vengano, poi, a raccontare la balla di esservi costretti dalla mancanza di leggi adeguate!

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