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FAMIGLIA, FISCO, SERVIZI

Tre importanti questioni su sui porre attenzione. Le riforme che servono alla famiglia sono le stesse che servono a tutti.
Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 15 Novembre 2010

Neppure la famiglia è sfuggita al vizio italico di parlare per principi, possibilmente contrapposti, dimenticando i numeri e la realtà. Ci si azzuffa con impeto se si tratta di distinguere le famiglie con o senza matrimonio, mentre si ritiene noioso occuparsi di quelle con difficoltà reali. Tre sono le questioni sulle quali sarebbe saggio concentrare l’attenzione: figli, fisco e servizi sociali.

1. E’ ragionevole adottare politiche di favore per le famiglie con figli. Che i genitori siano sposati o meno è questione che riguarda loro, di scarso rilievo collettivo visto che, giustamente, la legge tutela la prole indipendentemente dal vincolo fra chi li ha messi al mondo. Non è ragionevole sostenere le famiglie senza figli, perché non si distinguono dagli altri cittadini, che vivano da soli, in coppia o in una comune, senza distinzione di sesso.

Sostenere i figli ha un rilievo non esclusivamente morale e sociale, ma economico. Se si ragiona, come ha preso a fare l’Italia, come una collettività che non si sviluppa ma campa di rendita, è evidente che meno siamo e più ce ne tocca (i figli di un tempo vivevano in dieci in una casa, quelli odierni hanno due case a testa). La propensione alla filiazione è anche fiducia nel benessere futuro, destinata a contrarsi ferocemente se si vive solo per consumare quel che si ha e con scarsa propensione a produrre nuova ricchezza.

2. La spesa pubblica per la famiglia è la più bassa d’Europa, ma non lo sono i trasferimenti verso le famiglie. Detto in modo diverso: destiniamo poco alla famiglia e di più ai familiari. Si deve tenerne conto, altrimenti parliamo di cifre irreali.

Da molte parti si propone l’introduzione del “quoziente familiare” che è un modo per distribuire il reddito, quindi la sua tassazione, fra i diversi membri della famiglia, anziché imputarlo, come oggi, al solo redditiero. Però, non prendiamoci in giro. Se ci paragoniamo alla Francia, dove dividono per il numero dei familiari, una famiglia di 4 persone con un reddito entro i 50mila euro paga da noi 13.000 euro di tasse e ne pagherebbe 2.500. Ma chi ci crede al fatto che noi si sia in grado di abbassare la pressione fiscale, in assenza di ristrutturazioni profonde? Quindi aumenterebbero le tasse altrove, che paghiamo sempre noi. Non si può procedere per pezze, si deve ritessere l’intera trama.

3. Per aiutare realmente le famiglie servono servizi, non mance per le nascite e sconti ripresi altrove. I nostri ragazzi stanno a scuola più della media europea, ma quando escono, specie nelle grandi città, si trovano nel deserto strutturale, relegati alla solitudine elettronica. Lo sport è un tema da bar, non una disciplina praticabile. Per non parlare di quelli che hanno problemi di salute. Così come le famiglie sono abbandonate a sé stesse nel gestire gli anziani. Con il risultato che il tasso di donne al lavoro è scandalosamente basso. Altra ricchezza che si brucia.

Se si ragiona sulle questioni reali, dunque, ci si accorge che una sana politica “per la famiglia” non ha nulla di diverso da una saggia politica per lo sviluppo e per una società vivibile. Le riforme che servono alla famiglia sono le stesse che servono a tutti, possibilmente avendo le idee chiare su quali interessi favorire e quali avversare (perché non si riforma nulla tutelando tutto e tutti). Mentre è inutile a chiunque questo modo di procedere per polemiche sussultorie: incandescenti quando scoppiano e subito dopo dimenticate, senza che sia cambiato un accidente.

Davide Giacalone – Pubblicato da Il Tempo

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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