La politica non può : “mentire sapendo di mentire quando delle ruberie nei comuni, nelle province e nelle regioni non potevano non sapere”.
Al premier fa schifo questo sistema di potere corrotto, a noi e crediamo anche agli italiani fa schifo invece l’ipocrisia della politica. Quello che emerge dall’indagine della procura della Repubblica di Roma sulla “gestione” degli appalti in Campidoglio è che ad ogni livello di articolazione dello Stato esiste un sistema di diversificati “comitati d’affari” per tutte le attività della pubblica amministrazione. E che a distanza di vent’anni dall’esordio di Mani Pulite nulla di significativo sia stato fatto per questa malattia endemica che colpisce indistintamente politici, dirigenti e funzionari di tutti i livelli. Quello che urta in questi mesi durissimi per gli italiani è infatti il clima di impunità e l’assoluta indifferenza e mancanza di moralità di chi è chiamato a ricoprire alti incarichi istituzionali per via elettiva e chi lavora al suo fianco venendo meno al giuramento di fedeltà e lealtà nella gestione quotidiana del bene e del denaro comune. Fa schifo a chi scrive, non tanto di scoprire l’ennesimo caso di corruttela (in 20 anni di cronaca giudiziaria all’interno della redazione di un importante quotidiano nazionale si dispone oramai di un ottimo sistema immunitario) quanto l’ipocrisia e il falso stupore dei vertici dello Stato che mostrano indignazione e fastidio di fronte al nuovo episodio romano di malaffare che sembra investire indistintamente i politici di centro-destra e centro-sinistra che si sono alternati in questi anni nel governo della città eterna. Il presidente del consiglio dei ministri che sino all’inizio dell’anno era sindaco di Firenze non si è mai accorto nel suo comune che imprenditori, “mediatori”, politici, e apparati del comune e della provincia spesso intrecciano stretti rapporti amicali e conviviali e guarda caso molto spesso, troppo spesso capita che anche nella città gigliata le stesse ditte si aggiudichino commesse e appalti? Non si è mai domandato perchè enormi risorse del bilancio comunale debbano essere impiegate per difendere l’ente in sede legale in contenziosi giudiziari avanzati dalle ditte escluse dai lavori o perchè questi ultimi si interrompono per errori di valutazione progettuale, per computi metrici sbagliati per maldestri ed evidenti errori tecnici? Soldi che vengono sottratti ad altre funzioni più importanti in questi mesi come il sostegno alle famiglie in difficoltà e che invece finiscono nelle tasche di stimati professionisti del diritto, di faccendieri, imprenditori ai limiti della legalità e di corrotti funzionari della pubblica amministrazione. La verità (e lo diciamo da anni su queste colonne) è che negli anni Novanta la fretta di Tangentopoli era quella di demolire un vecchio sistema politico (del quale in questo momento non ci appassiona dare giudizi) per dar strada ad una nuova generazione che altrimenti non trovava spazio nei vecchi rituali inossidabili di Prima Repubblica, senza andare ad estirpare nel merito la malapianta della corruzione diffusa anche nel sistema di gestione della cosa pubblica. In altre parole solo in casi sporadici e assolutamente marginali le indagini delle procure della Repubblica hanno colpito i sistemi di malaffare fortemente radicati tra dirigenti, funzionari e imprenditori, mentre le inchieste che colpivano i vari politici e potentati locali ottenevano i favori dell’opinione pubblica e la ribalta della cronaca nazionale. Sia chiaro non si vuole assolvere in nessun caso i politici, primi artefici della corruzione e del malaffare, ma di certo da quando la gestione delle attività della pubblica amministrazione è stata affidata direttamente ai funzionari dello Stato le cose di certo non sono andate meglio, anzi. Ma non ci piace che si faccia finta di nulla e si manifesti ipocritamente stupore di fronte ai casi scoperchiati dalle indagini che ogni tanto esplodono in diverse zone del paese. Senza scomodare troppo Tonino Di Pietro (oggi impegnato nel trasloco dell’Italia dei Valori da Roma a Montenero di Bisaccia) la politica non può : “mentire sapendo di mentire quando delle ruberie nei comuni, nelle province e nelle regioni non potevano non sapere”. Il vero guaio in tutto quello che sta venendo alla luce a Roma, che nei classici discorsi nei bar si è sempre saputo, è la rassegnazione e l’impotenza dei cittadini all’ennesimo episodio di corruzione mentre il debito aumenta, l’economia ristagna, i consumi crollano, le aziende chiudono e licenziano e la povertà colpisce ogni angolo delle nostre città e dei nostri paesi.
Cesare Mannucci

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