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Evviva, al “Fatto” si sono riaperti i rubinetti della disinformazia russa

Travaglio spara un concentrato di falsi seguendo fedelmente il linguaggio e la prospettiva imposta da Putin al racconto sulla ‘missione militare speciale’. Smontate in nove punti le tesi del giornalista de il Fatto quotidiano.

di Marco Taradash | 28 Febbraio 2026

Travaglio spara un concentrato di falsi seguendo fedelmente il linguaggio e la prospettiva imposta da Putin al racconto sulla ‘missione militare speciale’.

Vediamoli.

1. Euromaidan (2013–2014) non è stato un “colpo di stato” come ci ripete ossessivamente con Travaglio la propaganda russa ma una protesta di massa dopo la scelta del presidente Yanukovych di non firmare l’accordo di associazione con l’UE, smentendo l’impegno assunto.

Dopo mesi di occupazione della piazza il 21 febbraio 2014 Yanukovych firmò un accordo con l’opposizione e poche ore dopo lasciò Kyiv, per poi finire in Russia. Il 22 febbraio la Rada votò (328 voti) per dichiararne l’auto-rimozione e indire elezioni anticipate.

2. La fase armata nell’Est non “scoppia” perché c’è Maidan. Il conflitto armato inizia dopo, con l’annessione russa della Crimea del febbraio-marzo 2014, e con l’armamento di milizie separatiste nel Donbass accompagnato dall’intervento di soldataglia russa, la un tempo nota Wagner del signor Prigozyn.

3. Scrive Travagllio che “Gli USA da un anno non inviano più un euro”. È vero che nel 2025 il sostegno USA si è fortemente ridotto (soprattutto sul lato finanziario), ma non è cessato del tutto, e comunque, nonostante l’amico (di Travaglio) Trump il sostegno non è cessato. La Russia si è vista bloccare il sistema di comunicazione Starlink, fondamentale nella conduzione della guerra contro l’Ucraina.

4. “L’UE ha finito i soldi e le armi”. Ma che scemenza! Sono stati appena stanziati 90 miliardi che non sono stati ancora versati solo per il veto dell’amico (di Travaglio) Orban. Il cui ricatto, destinato a cadere, viene così seraficamente spiegato: “L’UE non riesce neppure a varare il 20° pacchetto di sanzioni”. Ennesima manipolazione, come risulterà fra breve.

5. Secondo Travaglio “”Ucraina dovrebbe tornare alla neutralità che aveva garantito 25 anni di pace dopo l’indipendenza”. Piccolo particolare: l’Ucraina era “neutrale” nel 2014 ma la Russia l’ha attaccata comunque.

6. La guerra nel Donbass è una guerra civile, scrive Travaglio. Sia l’Osce che innumerevoli inchieste internazionali documentano che è falso per la presenza di armi pesanti non disponibili localmente e senza comandanti e supporto logistico provenienti dalla Russia non sarebbe stato possibile un conflitto armato su scala regionale.

7. Minsk? Minsk II non è mai stato rispettato dalla Russia (cessate il fuoco, controlli OSCE, ritiro armi).

8. Un accordo a Istambul sarebbe stato la soluzione? La Russia pretendeva di essere il garante dell’Ucraina e di avere l’ultima parola in caso di una nuova aggressione (da parte di chi? Travaglio può fare una ipotesi?). Nessuna neutralità ha valore se il garante è l’aggressore, converrà.

9. E infine la soluzione che Travaglio con Putin e Trump propone: torniamo all’Alaska. Cioè alla proposta, ritenuta scritta dai russi, di consegnare a Putin dei territori che non è riuscito a conquistare con le armi, in cambio di nessuna garanzia futura pet l’Ucraina. Solo una persona avrebbe potuto immaginarla meglio di Putin. Indovinate chi.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

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