“Il costruttore nascosto” di Pierre Rabischong
Il libro è una lunga dissertazione sulle regole del gioco biologico (e non solo) ed espone, oltre al resto, alcuni argomenti di tipo scientifico.
“Fino a che sei all’osteria, puoi negare Dio. Nel silenzio della natura non è facile negarlo”. Questa frase è di Seneca e la cita Pierre Rabischong al termine di una conferenza davvero molto affollata, lo scorso 26 marzo, presso il Gabinetto Viesseux di Firenze. Si presenta il suo libro dal titolo “Il costruttore nascosto” (Polistampa, 2013, pp.88/€ 10,00) e l’autore ha sostenuto che “sono molti gli argomenti scientifici per poter parlare di una programmazione della vita per mezzo di un ‘costruttore nascosto’”.
Chi è Rabischong? Non è un filosofo, non un teologo, tantomeno è un sacerdote: nato nel 1932 a Nancy, nel 1955 vi ha conseguito la laurea in medicina e nel 1964 è diventato professore ordinario di anatomia all’università di Montpellier, quindi nel 1971 è stato direttore dell’Unità di Ricerca Biomeccanica a Parigi e nel 1981 ha fondato un’unità spinale, il Centro Propara, per la cura delle lesioni nervose midollari. Dunque, è chiaro: Rabischong è un medico, un uomo di scienza. Eppure per lui non ci sono dubbi: l’evoluzionismo è solo una ipotesi ed è anche al tramonto, non importa se la gran parte degli scienziati sia a tutt’oggi di osservanza darwinista (o darwiniana) e lo faccia pesare, sovente discriminando i colleghi che abbracciano un pensiero/teoria difforme: “C’è una dittatura, terribile, i darwinisti sono aggressivi proprio perché non hanno argomenti” ma i giovani hanno il diritto di cercare, di ottenere una spiegazione diversa. “La dimostrazione sperimentale del passaggio da una specie all’altra – spiega il medico francese – “non è mai stata fatta”. “E’ possibile – si domanda – che l’alta tecnologia del vivente si realizzi da sola nel tempo? La teoria di Darwin dice di sì” ma “questo schema non è più accettabile”. Di più: “la complessità, la riproducibilità e l’intelligenza tecnica delle strutture del vivente escludono il caso”.
Fatti i conti con l’evoluzionismo, per l’uomo di scienza si (ri)apre il problema: “finalmente”, sospira Rabischong!
Il libro è una lunga dissertazione sulle regole del gioco biologico (e non solo) ed espone, oltre al resto, alcuni argomenti di tipo scientifico. E’ centrale, nel corso della presentazione, il riferimento alle ricerche del sedimentologo Guy Berthault, per le qualila stratificazione delle rocce non sarebbe in funzione del tempo; indicherebbe, piuttosto, una segregazione meccanica ove il tempo reale dei processi correlati sarebbe lo 0,1% di quello sin qui attribuito. Gli evoluzionisti teorizzano un tempo molto lungo di cui, pertanto, non vi sarebbe traccia; anzi, il ricorso a tecniche moderne (dei radioisotopi K/Ar – potassio/argon – e, più recente, U – uranio) consentirebbe di conoscere l’età di una roccia in un sistema chiuso e di sostenere che la datazione oggi in voga è falsa.
Che dire? Per Maurizio Malaguti, autore di una prefazione ricca di suggestioni e richiami filosofici, “l’Autore di questo libro vive il dono dell’ammirazione e si getta con rara generosità nell’avventura della conoscenza. Egli sa e dimostra che nell’universo intero e nella biosfera in particolare, c’è tanta razionalità da costituire una solida base per l’attesa del nuovo che verrà”. Un messaggio di ottimismo mentre, nel viaggio dell’esistenza, allo stesso modo in cui possiamo solo indirettamente conoscere Mozart, ascoltando la sua musica; così siamo davanti alla natura, che è l’opera di un costruttore geniale, invisibile e silenzioso.


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