Rientrava in Senato dopo anni di esclusione. Poteva goderselo questo ritorno. E invece è uscito alla prima votazione umiliato e sbeffeggiato. Avrebbe dovuto giocare tutta un’altra partita. Fare il padre nobile del centro destra, lui che l’aveva creato. Stare ben fuori dalle beghe dei partiti. Non occuparsi delle trattative sulle poltrone. Lasciare questo compito ai suoi dirigenti. Al massimo dare qualche consiglio. Invece non si è reso conto che le elezioni lui le aveva perse, nel centro destra era arrivato terzo e che soprattutto la Meloni aveva stravinto. Non ha neppure capito che Salvini l’aveva già mollato e aveva chiuso l’accordo con Giorgia. Ha tentato il colpaccio, facendo mancare i voti di Forza Italia a La Russa. Ma era pronto il piano B, è arrivato il “soccorso rosso”. E’ andato allo scontro solamente per un posto alla Ronzulli. Il vecchio leone che di questi giochi era maestro, non ha ruggito più. Ne esce molto male. E il suo partito è a rischio sbandamento. Anche il fidato Tajani, pur di salvarsi, potrebbe trovare un’intesa con la Meloni. Gli rimane come ultima carta quella dei suoi rapporti con il PPE ma è troppo poco. La Meloni agli insulti scritti su di un foglietto ha risposto glacialmente “non sono ricattabile”. Per il Cavaliere è venuto il momento di gettare la spugna .
Roberto Caputo

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Prima di gettarla, però, sarebbe meglio darsi una ripassata sulla faccia “inceronata”, strapiena di cerone con il quale ha mascherato anche la testa di molti italiani che, ora, gli hanno presentato il conto delle cambiali firmate, con le migliori intenzioni, negli ultimi trent’anni. Ha troppo personalizzato la sua idea politica per non farla diventare ideologia a suo stesso rischio e pericolo. Ma l’italiano medio conserva, a sua insaputa, ancora un po’ di buon senso!