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Euro: lo stato delle cose

di Gerardo Coco | 18 Gennaio 2015

Degli insuccessi delle politiche monetarie non si hanno mai dei feedback e l’opinione pubblica restandone all’oscuro si associa all’opinione ossequiosa dei media che continuano ad orchestrare la propaganda in favore dell’espansione monetaria.

 

Secondo il parere della Corte di Giustizia Europea emesso il 14 gennaio, le Outright Monetary Transactions(OMT, letteralmente, transazioni monetarie dirette) il programma di salvataggio annunciato da Mario Draghi nel 2012 e mai applicato per l’opposizione della Germania, rispetterebbe i trattati europei. L’OTM prevedeva che la BCE acquistasse nel mercato secondario un “ammontare illimitato” di titoli con scadenza massima di tre anni con l’obiettivo di sostenerne le quotazioni e ridurre il costo di indebitamento ai governi. Tuttavia l’idoneità al programma era subordinato al rispetto di target fiscali fissati dalla Troika e avrebbe comportato cessioni di sovranità. Ovviamente nessun paese vi aderì ma bastò l’annuncio del programma per sedare i mercati. Si disse che Draghi aveva salvato l’euro ma in realtà gli permise solo di tirare a campare e infatti da allora la situazione è peggiorata a tal punto che ora si renderebbe necessario il quantitative easing (QE) a cui ora il parere positivo della Corte UE spiana la strada. Il QE differisce dalle OMT perché mentre quest’ultime consistono nell’acquisto di titoli nel mercato secondario con vendita simultanea da parte delle banche di altri titoli per sterilizzare la nuova liquidità, il QE invece è inflazionario in quanto la BCE acquistando direttamente il debito dei governi e monetizzandolo aumenta la liquidità. L’obiettivo è quello di contrastare la deflazione e finanziare lo sviluppo. Ora Draghi, incoraggiato dal parere della corte di giustizia, dovrebbe attivare l’operazione.

Frankenstein monetario

Ma il parere “non vincolante” della Corte UE è manifestamente “politico” perché le OMT violano di fatto l’art 125 (clausola di no bail out del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFEU) che recita: “La UE non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali o altri enti regionali e locali, cioè ogni stato è responsabile delle proprie finanze e del proprio debito”. E siccome i padri della unione monetaria volevano che la banca centrale fosse messa al riparo dalle pressioni di monetizzazione dei debiti, inserirono nello statuto della BCE anche l’art.123 che vieta all’istituto di acquistare il debito direttamente dai governi. Essi volevano che l’unione monetaria non si trasformasse, monetizzando il debito, in “unione del debito”; che l’indipendenza della Banca Centrale fosse preservato, che i paesi membri fossero responsabilizzati e che la qualità e solvibilità della valuta comune fosse tutelata.

Ora poiché il QE non è altro che monetizzazione tout court del debito, contravviene ancora di più dell’OTM al trattato europeo e la questione della sua legittimità costituirà ancora oggetto di conflitto con la Germania. Ma, questioni giuridiche a parte, che potrebbero essere aggirate o risolte, la questione cruciale è se il QE risolva o meno l’emergenza economica. Il QE fu inventato nel 2001 dal Giappone per combattere la deflazione ma usando questo strumento finanziario “non convenzionale” il paese si è impantanato ancora di più nella crisi e ha svalutato la propria moneta, tradizionalmente, la più forte del commercio mondiale. Pure in USA non ha dato alcun esito anche se la propaganda dei media e le manipolazioni sul PIL cercano di dimostrar il contrario. Perché dunque il QE dovrebbe funzionare per l’euro? Se ha fallito in aree economicamente omogenee figuriamoci cosa potrebbe succedere in un’area che accomuna 17 stati con 17 banche centrali, con economie e politiche fiscali completamente diverse e con una politica monetaria comune. L’euro è un Frankenstein finanziario, un esperimento degenere e pertanto qualsiasi tipo di stimolo può solo provocarne ulteriori convulsioni come l’evidenza empirica ha documentato:bolle finanziarie, trasferimenti di ricchezza, alterazioni del funzionamento dei mercati del credito e crisi nei mercati valutari. E’ perfino bastato l’annuncio per indurre la banca centrale svizzera a sganciare il franco dall’unione monetaria di cui, attraverso il cambio fisso con l’euro, di fatto faceva parte.

Il QE nella realtà

La BCE ha già attivato il QE nella seconda metà dello scorso anno per facilitare il finanziamento del settore industriale (Targeted Long Term Refinancing) immettendo liquidità a fronte di asset backed securities; riducendo il costo dei prestiti alle banche dallo 0.15 allo 0.05% e imponendo un tasso negativo del sui deposti alla BCE del-0.20%. per costringerle a fare prestiti. Questo stimolo, da una parte non ha prodotto un euro di crescita, dall’altra, ha contribuito grazie al tasso negativo interbancario, a fare scappare i capitali in euro per investirli nel dollaro che, infatti, si è rivalutato. L’operazione, nella sostanza è stata l’equivalente di una tassa trasversale a tutta l’eurozona di cui nessuno pare si sia accorto. Degli insuccessi delle politiche monetarie non si hanno mai dei feedback e l’opinione pubblica restandone all’oscuro si associa all’opinione ossequiosa dei media che continuano ad orchestrare la propaganda in favore dell’espansione monetaria a beneficio dei poteri finanziari.

Il QE che si vorrebbe ora attuale è politica fiscale mascherata da politica monetaria. Infatti la maggior parte dei paesi dell’unione non potendo attuare una politica fiscale espansiva, la delegano alla la banca centrale che, finanziandoli in modo diretto, di fatto, esercita il ruolo di salvatore di ultima istanza dei governi. Ma non si è ancora capito che, tecnicamente, una banca centrale non può salvare i governi in quanto il passivo del suo bilancio che è costituito dalla valuta che emette, non può essere garantito, all’attivo, da un collaterale rappresentato dal debito insolvente dei governi. In altre parole nell’economia non può circolare debito che non sarà mai pagato. L’aumento di liquidità apportato dal QE è liquidità scambiata con nuovo debito che serve solo a pagare il servizio crescente del debito stesso, il che significa che la moneta non circola più per creare beni, fabbriche e industrie ma per pagare se stessa. Non è questione opinabile, è matematico e spiega perché il meccanismo di trasmissione monetaria non arriva a finanziare il sistema economico. Il paradosso è che più liquidità viene emessa, più il sistema entra in depressione e siccome un sistema monetario che non riesce a finanziare l’industria è un fallimento, l’euro, intrinsecamente, è già fallito. Non crediamo che Mario Draghi dia la stura al QE nella misura annunciata, ma lo ridimensioni in considerazione soprattutto del fatto che la banca centrale svizzera ha sfiduciato l’euro. Ma potrebbe anche accadere, come sostiene Goldman Sachs, che, date le circostanze, il QE europeo venga attuato anche in misura maggiore rispetto a quella prevista. In questo caso aspettiamoci nei mercati valutari nuovi fuochi d’artificio.

Pubblicato in : Editoriale

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. michele

    20 Gennaio 2015 alle 12:38

    L’OTM è una stupidaggine vera e propria perchè, a parte la Grecia, i tassi di interesse sono molto vicini allo zero per cui comprare i titoli di stato “per ridurne il costo” è un’operazione, al minimo, inutile se non addirittura dannosa. Il QE è una droga per i mercati che vengono inondati di droga( il danaro) a costo zero ma senza un utilizzo pratico questa moneta va solo nella speculazione senza produrre un posto di lavoro ed aumenta l’incertezza sui mercati stessi tanto vero che in Giappone stanno inondando il mercato di dollari e yen da venti anni senza alcun risultato ed in America il QE non ha prodotto alcun risultato utile tanto che molti economisti dicono che gli S.U. ce l’hanno fatta NONOSTANTE il QE non a causa dello stesso.

    Rispondi
  2. Piero

    19 Gennaio 2015 alle 10:48

    Davvero insolita questa analisi, totalmente controcorrente. Grazie per la chiarezza ed il coraggio.
    Dunque il QE verrà principalmente assorbito dal pagamento degli interessi sul debito contratto dagli Stati, se non ho compreso male.
    Sono davvero curioso di vedere se i fatti confermeranno o smentiranno questa tesi. Peccato che dietro questa tesi vi siano i risparmi della gente, i posti di lavoro, il futuro di generazioni di giovani…!

    Rispondi

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