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essenze

di franchini | 29 Novembre 2015

ESSENZE

 

 

Xiao Kaiyu

Primavera

Chiama me, vita!

Proprio come io chiamo te, eroica!

Lascia che io vada giù così.

Primavera! Che roba!

Odio l’intelligenza limpida e loquace.

Odio il vecchio ipocrita,

più insidioso del giovane ipocrita,

fa entrare la vita, eh, la vita, nella menzogna

quanto dà l’amore!

Il tempo scivola irreparabilmente nel vaso di miele.

Il suo ricco contrario,

il mio segreto sviluppato nell’intimo

voli dolenti.

Per vie tortuose procedo fra montagne.

Ed ecco, mi libero.

Ah, un passo falso! Voglio andarmene.

Nato a Chengdu nel 1962, attualmente residente a Shanghai, dove svolge la professione di giornalista e dirige la rivista Jiushi niandai (Anni Novanta), in Cina Xiao è considerato un poeta “narrativo”, come Sun Wenbo e altri il cui lavoro si svolge negli anni novanta, prima nel circuito samizdat, poi pure in pubblicazioni ufficiali. Xiao si è fatto anche un nome come critico. 

La poesia, nella traduzione di C Pozzana,  è tratta  su  Licenza Creative Commons)

dal link http://vilmes.altervista.org/vilmesjoomla/index.php/claudio-canzonetta/253-oriente/670-i-poeti-cinesi-contemporanei-xiao-kaiyu

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, lavoro, nato, poesia, shanghai

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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essenze

di franchini | 17 Novembre 2015

ESSENZE

Dunya Mikhail

 

Ringraziamento

 

Ringrazio

tutti coloro che non Amo

 

perché non Mi fanno

venire il mal di testa

 

non Mi fanno

scrivere lunghe lettere

 

non agitano

i Miei sogni

 

non Li attendo

con ansia

 

non leggo

i Loro Oroscopi

sul giornale

 

non compongo

il Loro numero

di telefono

 

… Non Li Penso!…

 

Ringraziamento

 

Ringrazio tutti coloro che non amo

perché non mi fanno venire il mal di testa

non mi fanno scrivere lunghe lettere

non agitano i miei sogni

non li attendo in ansia

non leggo i loro oroscopi sul giornale

non compongo il loro numero di telefono

non li penso.

Li ringrazio molto

non mi mettono in subbuglio

la Vita!

 

 Dunya Mikhail è un poetessa irachena

Gli scritti sono tratti da dal libro “Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee” su  Licenza Creative Commons)

dal link http://www.pensieriparole.it/poesie/libro/n/non-ho-peccato-abbastanza-antologia-di-poetesse-arabe-contemporanee/pag1

Pubblicato in : Primo piano

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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essenze

di franchini | 15 Ottobre 2015

ESSENZE

 

 

 

Fatima Na’ut

 

 

un fiore sulla mano di una donna

 

[…]

Ogni volta che muore un uomo

sboccia un fiore

sulla mano di una donna.

[…]

La tua assenza

giunge sempre a testa bassa

vaga come al solito per le stanze

prima di chiedere la cena e il caffè

si accerta che i piccoli siano dentro di me

e il perdono

dietro le mie orecchie

poi si affaccia al balcone

e caccia gli angeli che si sono accalcati dietro le finestre

ogni volta

solleva il soffitto di qualche centimetro

e non fa nulla.

Ho forse detto che viene a testa bassa?

Forse ho esagerato un po’

la tua assenza non viene

è qui.

[…]

Il tuo corpo è stato consumato dalle donne.

Il mio corpo

È stato consumato dalla ruggine.

[…]

 

 

angelo

 

Mi stupisco di non essere morta oggi

nonostante questa mattina abbia deciso di stringere la mano

a tutti coloro che hanno gettato terra nel mio bicchiere

a tutti coloro che hanno liberato cavallette

per mangiarsi il mio polso fratturato,

quindi

non è stato l’angelo della morte a sollevare il velo all’alba.

E’ stato l’angelo della poesia.

 

 

 

 

Fatima Na’ut è un poetessa egiziana

Gli scritti sono tratti da www.scrittidafrica.it (sotto una Licenza Creative Commons) dal link

http://www.scrittidafrica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=156&Itemid=62

Pubblicato in : Primo pianoTag: poesia

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Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
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essenze

di franchini | 28 Settembre 2015

 

 

 

 

Hamda Khamis

 

 

Tempo di risplendere

 

Allontanati un po’ dalla mia tristezza

aprirò i miei quaderni

e disegnerò i giardini del cuore.

 

Addio, vento,

non condividerò con te

il mio pianto!

 

Pianta le tue tende, tristezza

e affonda gli artigli del tuo terrore

nei nostri colli.

Fa che la furia del vento

spenga tutte le luci delle strade e delle case.

Brucio d’amore

e poesie

il mio cuore

si fa

scudo del mattino.

 

 

Quello che non è mio

 

Tutto quello che ora esiste

non è mio.

 

L’uomo che si sta facendo la doccia

non è mio.

L’uomo che è stanco

 

di correre nei miei labirinti

non è mio.

L’uomo educato

che si lima le unghie

prima di grattare la mia monotomia

non è mio.

L’uomo che nutre tutto quel che mi circonda

e dimentica la mia fame

non è mio.

 

Queste pareti pulite

non sono mie.

La casa con tutto ciò che è comune e familiare

non è mia.

Il cavallo adornato con sella e briglie

non è mio.

 

L’aperta campagna

è mia

il tramonto sui prati

è mio

la passione di un cavallo libero

è mia

l’orgoglio dei cervi

è mio

questo splendore

e questo universo

sono miei!

 

Pubblicato in : Primo piano

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di franchini | 8 Settembre 2015

ESSENZE

Henrik Nordbrandt

 

dovunque andiamo

 

Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi

a ciò che un tempo siamo partiti per trovare.

E in qualsiasi città ci fermiamo

sono le case cui è troppo tardi per tornare

i giardini in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna

e le donne che è troppo tardi per amare

a tormentarci con la loro impalpabile presenza.

E qualsiasi strada ci sembri di conoscere

ci porta lontano dai giardini fioriti che cerchiamo

e che diffondono il loro pesante odore nel quartiere.

E a qualsiasi casa torniamo

arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.

E in qualsiasi fiume ci specchiamo

vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.

 

Henrik Nordbrandt ( 21 Marzo 1945) è un  poeta danese, romanziere e saggista che ha ricevuto il premio letterario del Nordic Council nel 2000 per la raccolta di poesie ‘Drømmebroer (“Sogno Bridges”). 

Ha trascorso gran parte della sua vita nel Mediterraneo  e questo ha  avuto influenza sulla sua scrittura. 

Le poesie sono proposte  nella traduzione e nuova cura di   Bruno Berni da “Partenze e arrivi”, in “Il nostro amore è come Bisanzio”, Donzelli Poesia, 2000.

Pubblicato in : Primo pianoTag: poesia

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Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
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di franchini | 19 Agosto 2015

ESSENZE

 

 

 

 

Ėmil’evič Mandel’štam

 

 

tristia

 

Ho imparato l’arte degli addii

nei lamenti notturni a testa nuda.

Ruminano i buoi e si prolunga l’attesa –

ultima ora di veglie cittadine,

rispetto il rito di questa notte di gallo

quando, sollevato il fardello del dolore del viaggio,

guardavano lontano gli occhi rossi di pianto

e il lamento delle donne si confondeva col canto delle muse.

Chi può sapere di fronte alla parola “addio”

quale congedo ci attende,

cosa ci predice il clamore dei galli,

quando arde il fuoco nell’acropoli

e all’alba di una qualche nuova vita,

quando nei ricoveri rumina pigramente il bue,

perché il gallo, araldo di una nuova vita,

sulle mura della città batte le ali?

Ed io amo la consuetudine della tesssitura:

ordisce la spola, il fuso ronza.

Guarda, come piuma di cigno,

già ci vola incontro scalza Delia!

Oh, meschino ordito della nostra vita,

quando è povera la lingua della felicità!

Tutto è già stato, tutto di nuovo si ripete,

ci è dolce soltanto l’attimo del riconoscimento.

Che così sia: una diafana figurina

giace su un semplice piatto d’argilla,

come pelle appiattita di scoiattolo,

china sopra la cera, guarda una fanciulla.

Non sta a noi divinare sul greco Erebo,

per le donne la cera è come il rame per gli uomini.

Noi affrontiamo il destino solo in battaglia,

a loro è dato di morire.

 

Dal gorgo malvagio e paludoso

sono cresciuto frusciando come stelo di canna

dolorosamente, oscuramente e dolcemente

respirando la vita proibita.

E mi piego, senza essere da alcuno osservato,

nel freddo e fangoso rifugio,

accolto dallo stormire augurale

dei brevi minuti autunnali.

Mi felicito della crudele offesa

e nella vita più simile ad un sogno

invidio tutti

e di nascosto mi innamoro di tutti.

 

La tua immagine, dolorosa e incerta,

non posso tastare nella nebbia.

“Signore!” Dissi per sbaglio

senza pensare io stesso di dirlo.

Il nome di Dio, come un grande uccello,

spiccò il volo dal mio petto.

Dinanzi turbina una fitta nebbia

e indietro una gabbia vuota.

 

 

 

 

Ėmil’evič Mandel’štam (Varsavia, 15 gennaio 1891 – Vladivostok, 27 dicembre 1938) nasce da una benestante famiglia ebraica.

Nel 1919 appare la sua prima raccolta di poesie, Kamen’(Pietra). Nel 1922 si trasferisce a Mosca con la moglie Nadežda, sposata l’anno precedente e pubblica la sua seconda raccolta, Tristia.

Nel 1933 pubblica una poesia contro Stalin, una sarcastica critica del regime comunista. Sei mesi più tardi viene arrestato una prima volta dal Nkvd, e inviato con la moglie al confino sugli Urali, a Čerdyn’.

Nel 1938, ondannato ai lavori forzati, è trasferito all’estremo oriente della Siberia dove muore a fine dicembre nel gulag di Vtoraja rečka.

 

 

Le poesie sono proposte nella traduzione e nuova cura di Donata De Bartolomeo.

Pubblicato in : Primo pianoTag: battaglia, poesia, regime

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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di franchini | 3 Agosto 2015

ESSENZE

Mahmūd Darwīsh

 

Canzone di nozze

 

Sono venuta da te come gli astronauti,

di pianeta in pianeta. La mia anima

si apre dalle tue dieci dita sul mio corpo.

Prendimi a te, porta la colomba

ai confini del grido sui tuoi fianchi: l’orizzonte

e l’eco. Lascia i cavalli galoppare invano

dietro di me, ché non vedo ancora la mia immagine

nella loro acqua…non vedo nessuno,

nessuno, non ti vedo. Che ne hai fatto

della mia libertà? Chi sono dietro

le mura della città? Non una madre a strofinare

i miei lunghi capelli con il suo eterno henné,

non una sorella che li intrecci. Chi sono fuori delle mura,

tra i campi neutri e un cielo grigio? Sii

mia madre nel paese degli stranieri. E portami

dolcemente verso ciò che sarò domani.

Chi sarò domani? Nascerò dalla tua

costola, donna senz’altra preoccupazione

che decorare il tuo universo? O piangerò laggiù

una pietra che guidava le mie nuvole all’acqua del tuo pozzo?

Portami ai confini

della terra prima che il mattino spunti su una luna

in lacrime di sangue nel letto. Portami dolcemente

come la stella porta a sé i sognatori, invano e invano.

Invano guardo dietro i monti di Moab.

Nessun vento a riportare il vestito da sposa. Ti amo,

ma il mio cuore vibra del ritorno dell’eco e langue

per un altro iris. C’è tristezza più ambigua

per l’anima della gioia della ragazza

per le sue nozze? E ti amo benché mi ricordi

di ieri e mi ricordi di aver dimenticato

l’eco nell’eco.

Eco nell’eco, sono venuta da te

come il nome, che passa di essere in essere.

Poco fa eravamo due stranieri in due paesi lontani,

cosa sarò dopodomani, quando sarò due?

Che ne hai fatto della mia libertà?

Più ti temo, più ti avvicino,

e non ho meriti, amore mio straniero,

se non la mia passione.

Sii dunque una volpe buona tra le mie vigne,

e con il verde dei tuoi occhi fissa il mio dolore.

Non tornerò al mio nome e alle mie steppe.

Mai più,

mai più.

 

Sonetto IV

 

Lentamente massaggio il tuo sonno. O nome che abito

in sogno, dormi. La notte si coprirà coi suoi alberi

e si addormenterà

sulla sua terra, sovrana di un’assenza breve.

Dormi ché io galleggi

sulle lentiggini che filtrano in me da una luna…

I tuoi capelli campeggiano sul tuo marmo,

beduini che dormono incauti

e non sognano. Il tuo paio di colombe t’illumina

dalle spalle alle margherite del tuo sogno. Dormi su di te e in te

e che la pace dei cieli e della terra spalanchi

per te tutte le sue sale, una dopo l’altra.

Il sonno ti avvolge di me. Non un angelo a portare il letto,

né uno spettro a svegliare il gelsomino.

O nome mio al femminile, dormi.

Nessun flauto piangerà una cavalla in fuga dalle mie tende.

Sei ciò che sogni, estate di una terra nordica

che offre le sue mille foreste al regno del sonno. Dormi

e non svegliare il corpo che desidera un corpo nel mio sogno.

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: canzone, monti, sposa, stranieri

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Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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di franchini | 16 Luglio 2015

ESSENZE

 

Anna Andreevna Achmatova

 

 

Non berremo dallo stesso bicchiere

L’acqua o il dolce vino,

Al mattino non ci daremo baci,

E a sera non guarderemo alla finestra.

Tu il sole respiri, io la luna,

 

Ma siamo vivi dello stesso amore.

Con te è sempre la tua gaia compagna,

Con me il fedele, mio tenero amico,

Ma vedo lo sgomento di grigi occhi,

E del mio male sei colpevole tu.

Lasciamo radi i nostri brevi incontri.

Così ci è serbata la pace dalla sorte.

 

La tua voce soltanto canta nei miei versi,

In quelli tuoi spira il mio respiro.

Oh, esiste un fuoco che non osa

Toccare né oblio né paura…

E se sapessi come mi son care

Ora le tue rosse, aride labbra.

 

 

 

 

Anna Andreevna Achmatova pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (Bol’soj Fontan, 23 giugno 1889 – Mosca, 5 marzo 1966) è stata una poetessa russa; che amava definire poeta, al maschile.

Il primo marito fu fucilato nel 1921. Espulsa dall’Unione degli Scrittori Sovietici nel 1946 con l’accusa di estetismo e di disimpegno politico, riuscì tuttavia ad essere riabilitata nel 1955, pubblicando nel 1962 un’opera alla quale lavorava già dal 1942, il Poema senza eroe, un nostalgico ricordo del passato russo

 

 

La poesia è proposta nella traduzione di Bruno Carnevali  e Paolo Galvagni da “Rosario”, in “Luna allo zenit e altre poesie”, Passigli Poesia, 2007.

Pubblicato in : Primo pianoTag: poesia

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