Mentre il governo Monti poggia sulle altrui debolezze, nessuno sente il dovere di impegnarsi a ricostruire sulle macerie dei partiti.

Le prove di un accordo fra Pdl, Pd e Udc – lasciamo perdere la dicitura Terzo Polo, presuntuosa enfasi posta sul nulla – per superare la scadenza elettorale delle politiche del 2013 senza troppi danni, garantendo la prosecuzione di un governo tecnico nel quale i partiti figurino sullo sfondo come figurine prive di qualunque pubblica responsabilità, sono sempre più avanzate e, crediamo, sul punto di concretizzarsi.
Le ormai prossime elezioni amministrative, infatti, rappresenteranno il miglior incentivo alla tregua perché, al di la’ dei singoli risultati, crediamo che verra’ certificata definitivamente la crisi dei partiti, sia che ne escano apparentemente vincenti o clamorosamente sconfitti.
Il perverso garbuglio di Palermo, dove il Pd ha dato veramente il peggio di se’, costituisce un perfetto esempio delle vette pressoché insuperabili – ma non disperiamo, che a peggiorare siamo sempre in tempo – cui può ascendere un non-partito dilaniato dalle correnti interne capaci solo di farsi la guerra a vicenda ma non di produrre uno straccio di progetto. Dunque, se anche il candidato sindaco sostenuto dal Pd vincesse – e bisognerebbe capire quanto sarebbe veramente rappresentativo del partito, cosa che, ad oggi, neanche Bersani e’ in grado di spiegarci – nessuno dotato di un minimo di onesta’ intellettuale potrebbe sostenere che ha vinto il Pd. Quale? O meglio, quale corrente?!
E a parte la debacle annunciata del Pdl – ma anche qui non disperiamo, che le macchiette son dure a morire – non ci pare che gli altri stiano meglio, visto che i sondaggi non regalano a Casini neanche un punto in piu’ di quanto abbia già, e sappiamo ormai per esperienza che la sua spudorata politica delle alleanze variabili nelle amministrative gli permetterà comunque di cantare vittoria senza che in realtà ve ne siano prove evidenti.
Siamo alla desertificazione della politica, ma non alla sua morte accertata, che almeno costituirebbe per noi un gran sollievo. Mentre il governo Monti poggia sulle altrui debolezze, nessuno sente il dovere di impegnarsi a ricostruire sulle macerie dei partiti, che si sostengono l’un l’altro come le tessere del domino, consapevoli che se uno cade gli altri sono destinati a seguirlo rovinosamente.
Basti pensare che gli eventi più discussi degli ultimi giorni sono stati i seguenti: il nuovo inno del Pdl, ad opera di Berlusconi, e lo scontro a sinistra tra Vendola e Veltroni. Al netto di facili ironie, l’immagine perfetta del naufragio: la stucchevole canzoncina per poveri di spirito partorita dal padre del partito di plastica, da una parte; il patetico scontro tra due preadolescenti ancora alle prese con la misurazione del pene ideologico, dall’altra.
Questa e’ oggi la politica italiana. Dunque, perché meravigliarsi che si voglia prolungare a dismisura l’epoca dei tecnici?
Il fatto e’ che, da parte nostra, non siamo disposti ad accettare alcuna pietosa giustificazione che intenda far passare l’ammuina prossima ventura per una ponderata e coscienziosa assunzione di responsabilità volta a garantire la stabilita’ economica del nostro paese e l’effettiva applicazione delle misure anticrisi e delle – presunte – riforme avviate dal governo Monti.
Perché una cosa deve essere chiara sin da ora, e siamo disposti a ripeterla fino alla nausea. La manifesta incapacità della politica e di chi la pratica a mettere in atto un’azione vasta e profonda di rinnovamento dei partiti, di ripensamento totale della loro funzione, di riscrittura delle regole, e di apertura di una nuova autentica stagione di progettazione ideale, non può in alcun modo essere contrabbandata come un atto di responsabilità, ma va denunciata per ciò che realmente rappresenta.
Ovvero il più bieco e colpevole tentativo di queste mummie pietrificate di perpetuare se stesse in eterno, fino all’ultimo giorno delle loro lucrose esistenze – mentre le generazioni a venire invecchieranno a loro volta senza potersi mettere in gioco, senza poter avere mai un peso reale sulla vita di questo paese, senza poter aspirare ad altro che al ruolo di comparse sullo sfondo, manodopera buona a pagare il debito pubblico ed a incrementare il Pil, ma senza voce, senza identità, senza idee, senza rappresentanza.
E’ davvero questo il futuro che vogliamo per il nostro paese?
Per ora, di certo sappiamo che questo e’ il futuro che Lorsignori ci stanno preparando.
Un non futuro, ci pare.

Mia auguro tu abbia ragione, io per ora non ne vedo tracce ma spero di sbagliarmi, il pensiero critico e’ lo strumento di cui ora abbiamo più bisogno.
Un pensiero critico nuovo sta lentamente emergendo, il problema è fare tabula rasa della fuffa dentro di noi creduta intangibile e accoglierlo.
Per nuovo intendevo – e credevo lo intendessi anche tu – un pensiero nuovo. Il resto e’ fuffa, e infatti ci stiamo annegando dentro.
Chiara, potrei farti un elenco con centinaia di voci riguardanti stili di vita e politici, trovati industraili e scientifici, miti estetici e del gusto quotidiano, che noi crediamo novità d’oltre atlantico e che invece furono scimmittati dal costume italiano. Con la differenza che noi con più cervello li abbiamo lasciati grezzi a morire e oltre atlantico invece li hanno portati a metastasi evangelizzando il mondo col falso nuovo. E poi andiamo alla questione: se Gheddafi è stato macellato il 20 ottobre e Berlusconi è stato defenestrato l’11 novembre non ti sembra che sia stato spezzato un nuovo “in fieri” ma intollerabile, ossia la rottura in verticale con la cultura atlantica? O è nuovo solo ciò che ha successo perché imposto dalla violenza della pace? Se vero nuovo vi sarà potrà essere solo nostro. Il resto è bla bla bla tecnologico.
Paolo e Marzio: la verità come sempre sta nel mezzo. Francia ed Italia non sono paragonabili perché il loro percorso nei secoli e’ stato molto diverso, dunque anche l’evoluzione culturale. E’ chiaro che chi ha conquistato presto – in senso storico – l’unita’ nazionale, cioè la Francia, abbia avuto, fra luci ed ombre, un cammino meno faticoso del nostro verso l’evoluzione democratica che e’ prima di tutto, insisto, una evoluzione culturale. La nostra colpa, di italiani, intendo, e’ di perseverare oltre ogni limite nella coltivazione degli errori, nella conservazione che e’ negazione del rinnovamento. Caro Marzio, mi duole contraddirti, ma il nuovo non nasce più da noi da molto, troppo tempo.
Immaginiamo che su un viottolo di confine don Abbondio e il curato di Bernanos si incrocino come due vecchi spalloni e passino il confine. Che farebbe don Abbondio in Francia, ma soprattutto che farebbe in Italia il curato di Bernanos? Don Abbondio non diventerà mai gallicano né il povero curato un cattolico dell’utile. Francia e Italia, per loro fortuna, sono inconfrontabili. Se vogliamo vivere in uno Stato che funziona corriamo in Francia, ma se vogliamo il sale dell’insoddisfazione che smuove i cervelli contro l’automatismo dei chips di plastica restiamo in Italia. Siamo sgangherati, ma il nuovo prima o dopo spunta da noi. E il nuovo non funziona mai. E poi ci sarà una ragione se nel bel paese bivaccano come residenti centinaia di migliaia di europei e americani che criticano tutto ma non hanno affatto voglia di ritornare nel proprio paese.
Questa é una risposta un po’ anziana, fuori moda, anche perché finito é il tempo dei campanilismi, inoltre non si puo’ avere un’idea chiara se non si é vissuto per lungo tempo nei due Paesi. Né si puo’ valutare andando in un Paese come turisti o riferendoci a quello che i giornalisti dicono.
Capisco perfettamente che quando si vive in Italia si pensa in questo modo, anche io avevo questi convincimenti che pero’ poi la vita qui ha spazzato abbastanza velocemente. Il discorso sugli americani e europei che razzolano in Italia, lo si puo’ fare anche con la Francia, stai parlando di gente privilegiata, vip, ricchi, a Paris gli Italiani sono tra i maggiori investitori per l’acquisto di appartamenti, che c’entra questo col vivere realmente in un Paese?!? Niente, assolutamente niente. La semplöice realtà é che questo é un Paese piu’ avanzato e che funziona meglio dell’Italia, viverci per crederci! Parafrasando la pubblicità del fustino Dash, non cambierei una Francia con 2 Italie.
Poi il discorso é ampio, nessun Paese é il paradiso su terra, personalmente preferisco ancora il modo di vivere tedesco a quello francese, soprattutto la mentalità- A mio avviso, nella rivoluzione culturale che l’Italia non ha, dovrebbe integrarsi la sovranità dello Stato su qualsiasi potere religioso.
Questa é una risposta un po’ anziana, fuori moda, anche perché finito é il tempo dei campanilismi, inoltre non si puo’ avere un’idea chiara se non si é vissuto per lungo tempo nei due Paesi. Né si puo’ valutare andando in un Paese come turisti o riferendoci a quello che i giornalisti dicono.
Capisco perfettamente che quando si vive in Italia si pensa in questo modo, anche io avevo questi convincimenti che pero’ poi la vita qui ha spazzato abbastanza velocemente. Il discorso sugli americani e europei che razzolano in Italia, lo si puo’ fare anche con la Francia, stai parlando di gente privilegiata, vip, ricchi, a Paris gli Italiani sono tra i maggiori investitori per l’acquisto di appartamenti, che c’entra questo col vivere realmente in un Paese?!? Niente, assolutamente niente. La semplice realtà é che questo é un Paese piu’ avanzato e che funziona meglio dell’Italia, viverci per crederci! Parafrasando la pubblicità del fustino Dash, non cambierei una Francia con 2 Italie.
Poi il discorso é ampio, nessun Paese é il paradiso su terra, personalmente preferisco ancora il modo di vivere tedesco a quello francese, soprattutto la mentalità- A mio avviso, nella rivoluzione culturale che l’Italia non ha, dovrebbe integrarsi la sovranità dello Stato su qualsiasi potere religioso.
Forse hai ragione Chiara, ma come mai anche qui ci sono la destra e la sinistra (ora molto piu’ lontane e combattive che in Italia) eppure la Laicità, quella con la L maiuscola, non la si tocca! Forse penso derivi dalla vicinanza geografica col Vaticano e dalle leggi che legano lo Stato italiano a quello Vaticano.
Ma anche le voci radicali si sono affievolite, spente, sono sfiatate, azzerate dall’attesa e dalla certezza che niente cambierà.
Mah, stiamo a vedere, ma io non credo che le cose cambieranno mai.
Paolo, in estrema sintesi: la laicità dello stato e’ figlia del pensiero e della cultura liberale, che da noi sono sempre stati emarginati a favore del pensiero unico di destra e di sinistra. Per questo ti dico che e’ necessaria una rivoluzione culturale, senza quella non si acquisisce neanche un sano concerto di laicità.
Hai ragione, la questione é piu’ che ampia, ma passa anche da là, finché la cappa dell’appartenenza ad una religione, quella cattolica, sarà la chiave per riuscire nel lavoro, per avere posti importanti, per fare carriera politica, per ambire a tutti i “gangli” dello Stato, inutile parlare di “cultura” democratica!
Ho appena visto, su rai 3, lo speciale “Sirene” su Villa Borea a Sanremo, dove personale che dovrebbe essere pagato per alleviare e accudire persoine anziane e disabili, le maltrattava fino ai limiti dell’assassinio, con sevizie atroci e offese, un vero lager, che ricorda quanto il nazismo sia tutt’altro che morto! La direttrice, che era al corrente di tutto, moglie di un senatore del PDL, lo rieleggeranno?!?
Come si fa a sopportare questo degrado morale, questo schifo di scambio di soldi pubblici tra i politici quando la gente stramazza a terra per arrivare a fine mese! Il discorso é assoultamente ampio e sproporzionato, ma credimi, senza una laicità di fondo, l’Italia non andrà da nessuna parte.
Paolo, la questione e’ purtroppo molto più ampia, investe quella cultura democratica, basata sulla responsabilita’ individuale, che da noi non ha mai attecchito, perché qui si governa con il consenso e le tutele, e noi siamo minus habens sotto padrone. Senza un totale rinnovamento culturale non si va da nessuna parte.
Dovresti paragrafare la canzone di Bindi, Chiara!
“Ecco….la politica é finita, gli amici se ne vanno….che inutile serata!”, perché ormai a questo é ridotta l’Italia!
Nessuno profitta delle disgrazie altrui, perché tutti sono in disgrazia, mancano di credibilità, non hanno piu’ neppure la faccia!
La gente forse non crede piu’ alle frottole? Forse c’é un limite, e forse questo limite é stato superato!
Monti camperà sui resuidi italici come l’avvoltoio sulla carcassa di un animale morto!
Farà quello che puo’, soprattutto per l’economia dello Stato, ma l’Italia sarà abbandonata al proprio destino, lontano anni luce da quello europeo, neanche un tunnel potrà mai lontanamente riunire Torino a Lyon, perché abissale é la differenza tra questi due Paesi.
Chi, un giorno, vorrà cominciare a “rifare” l’Italia, dovrà cominciare dalla laicità e dallo svincolarsi dell’opprimente e onnipresente religione cattolica!
Ascoltare “Porta a Porta” sulla morte imporvvisa di Lucio Dalla, con gli sguardi rivolti al cielo di Vespa, indegno di uno Stato libero e sovrano, tutto pare Radio Maria!
Finché il popolo italiano non comprenderà che, prima ancora dei tunnel negati, sono ben altre le differenze che ci separano dal resto dell’Europa, non si andrà da nessuna parte, neanche se si raggiungerà Lione in meno di 2 ore.
Ed essendo un non-futuro ,impedisce anche di sospirare “staremo a vedere” …
Deve essere chiaro !
Che aggiungere? Niente, é perfetto cosi!