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Enrico Berti su “Pensiero del limite e limite del pensiero”

di Giorgio Pizzol | 4 Settembre 2025

Il minimo comune pensare è ciò che tutti pensano anche senza aver mai letto un libro, è il gruppo di pensieri per mezzo del quale si formano tutti i pensieri

Pensiero del_limite_e_limite_del_pensiero

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA

Dipartimento di Filosofia

Il Direttore

Gent.mo

Avv. Giorgio Pizzol

31051 Varago di Maserada

Villabassa, 10 febbraio 1998

Gentile Avvocato,

approfittando di qualche giorno in montagna, ho letto il suo scritto, un po’ in fretta, ma con interesse. L’ho trovato pieno di osservazioni sensate e convincenti, a volte anche ovvie, a volte invece originali.

Il lavoro ripercorre, in un certo senso, lo stesso cammino compiuto dalla filosofia occidentale, cioè il problema dell’uno e dei molti, la scoperta dell’universale, il tema dell’essere, il rapporto essere-pensiero-discorso. Quello che Lei chiama il «minimo comune pensare» non è altro che una tavola delle categorie, cioè dei concetti fondamentali del pensiero umano, non molto diversa da altre, proposte nella storia della filosofia.

Il suo discorso spesso mi ha ricordato quello dei filosofi greci, specialmente Socrate, Platone e Aristotele, con i quali io mi trovo largamente consenziente. Va detto, però, che il loro pensiero è stato spesso criticato dai filosofi moderni e contemporanei, con i quali bisognerebbe fare i conti. La Sua decisione di non discutere le posizioni altrui Le consente di procedere spedito, esponendo liberamente il Suo pensiero, ma comporta l’inconveniente dell’isolamento. Lei non si inserisce in un dibattito a cui partecipino tutti, e in questo modo si taglia fuori dalla comunità dei filosofi.

Pubblichi pure il Suo lavoro, che a mio avviso merita di esser fatto conoscere, ma non si aspetti l’attenzione dei filosofi, i quali in genere preferiscono ignorare quelli che li ignorano. Questa mia previsione mi deriva dall’esperienza che ho fatto come «professionista» della filosofia e che a volte mi toglie quella freschezza di pensiero e di esposizione che solo un «amatore» (nel senso migliore del termine) come Lei può avere.

La saluto molto cordialmente

Enrico Berti

°°°

Giorgio Pizzol

Varago di Maserada sul Piave (TV)

Al Chiarissimo Professore

Enrico Berti

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA

Varago di Maserada, 18 febbraio 1998

Gentile Professore,

la Sua lettera del 10 febbraio 1998 è stata per me una graditissima sorpresa.

Le confesso che non mi aspettavo che Lei avrebbe avuto la gentilezza di leggere, entro così pochi giorni, il mio scritto e di farmi avere anche una sua nota.

Non so proprio come ringraziarLa per le Sue parole di incoraggiamento alla pubblicazione e, in particolare, per avermi manifestato il Suo pensiero sulla mia scelta di procedere in solitudine, scelta che, sono d’accordo con Lei, comporta l’inconveniente dell’isolamento dalla comunità dei filosofi professionisti.

Lei mi permetterà di precisare a questo proposito che la scelta era per me inevitabile per questi motivi.

Con lo scritto in questione non mi proponevo di trovare ascolto in detta comunità se non come semplice scolaro (e non certo come maestro).

L’oggetto della ricerca mi imponeva di attenermi al «minimo comune pensare» e quindi di restare rigorosamente al di fuori di ciò che avevano detto i maestri del passato e del presente.

Come le dicevo nel nostro recente incontro, solo da qualche anno posso dedicare una discreta quantità di tempo allo studio del pensiero filosofico, avendo in precedenza impegnato gran parte delle mie giornate lavorando per la “cosa pubblica” (sperimentando per altro anche in questo campo che il voler seguire coerentemente il minimo comune pensare può comportare il rimanere in isolamento).

Come lei capirà, il peso della solitudine mi è reso oggi sopportabile da un allenamento abbastanza lungo e dal fatto di non essere mai stato abbandonato proprio dalla fiducia nel minimo comune pensare.

La Sua lettera è per me, un inaspettato (e per questo particolarmente gradito) sostegno a questa fiducia oltre che, naturalmente, l’occasione fortunata di un incontro con una persona di rara sensibilità umana, prima ancora che di eccellente e meritata fama professionale.

Le prometto comunque che mi impegnerò a continuare la mia ricerca riprendendo con un nuovo impegno lo studio dei filosofi classici e contemporanei, avvalendomi per questo scopo in primo luogo delle Sue opere, alcune delle quali sono già sulla mia scrivania.

Spero di poterLa incontrare presto per ringraziarLa di persona e la saluto cordialmente pregandola di accettare l’espressione della mia più viva stima.

Giorgio Pizzol

Su Enrico Berti V. Dia blog Enrico Berti sullesistenza di dio

* In copertina Motto dell’Università di Padova UNIVERSA UNIVERSIS PATAVINA LIBERTAS La libertà a Padova è universale per tutti

Pubblicato in : Blog, Cultura ed eventi, Libri e SaggisticaTag: FILOSOFIA, Il minimo comune pensare, maestri e scolari, professionisti e amatori, storia della filosofia

Info Giorgio Pizzol

Già Senatore nella X legislatura (1987-1992), Giorgio Pizzol, è stato insegnante di lettere, avvocato, giudice di pace. Consigliere comunale dal 1970 poi Sindaco di Vittorio Veneto (1975-1982).
Giornalista pubblicista dal 1995, ha collaborato con “la Tribuna di Treviso” e “la Nuova Ferrara”.

Ha pubblicato tre saggi sul problema della conoscenza, “Uno e molteplice” -1990-; “Pensiero del limite e limite del pensiero” -1998- “il Pensiero Riflessivo – 2023- e due raccolte di liriche, “Le stagioni del presente” 1991 e “Versi sciolti” 2023

Ha fondato la rivista “Dia Logo”, Sulla comunicazione per comunicare -1992-

Partecipa a tutte le iniziative impegnate nella difesa della Costituzione Italiana.

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