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Energia: la spesa pubblica non è una variabile indipendente

I partiti dovrebbero dunque rispondere a tre domande: i) quanto spendere? ii) come allocare la spesa tra le varie tipologie di consumatori? iii) come finanziare la spesa?

di Redazione Pensalibero.it | 12 Settembre 2022

Scostamento di bilancio o non scostamento di bilancio? Sembra essere questa l’unica domanda rilevante in relazione alla spesa di decine di miliardi di euro per contenere gli effetti dei rincari energetici. L’Italia è stata finora tra i paesi europei più generosi, con una spesa di circa 2,8 punti percentuali del Pil secondo le stime di Bruegel che ci collocano al terzo posto dopo Grecia e Lituania. L’avvicinarsi dell’inverno e l’acuirsi delle tensioni con la Russia, che da ieri ha sospeso “indefinitamente” i flussi attraverso il gasdotto Nord Stream, lasciano intendere che dovremo convivere con questi livelli dei prezzi ancora per molti mesi.

Che fare, quindi? Non c’è dubbio che, quali che siano le misure “strutturali” in cantiere, la spesa pubblica gioca un ruolo fondamentale. I partiti dovrebbero dunque rispondere a tre domande: i) quanto spendere? ii) come allocare la spesa tra le varie tipologie di consumatori? iii) come finanziare la spesa? L’ordine in cui abbiamo posto i quesiti non è casuale: è esattamente quello seguito dalla maggior parte di coloro che si confrontano sul tema. Invece, sarebbe opportuno muoversi nella direzione opposta. Soprattutto per un paese fortemente indebitato come l’Italia, è cruciale declinare le politiche di aiuto in modo compatibile con i vincoli di finanza pubblica: non faremmo un buon affare se, per tagliare di qualche punto le bollette della luce e del gas, spingessimo il paese nel baratro del default. È dunque fondamentale che qualunque spesa aggiuntiva venga finanziata non scaricandola sul debito (pudicamente chiamato “scostamento di bilancio”), ma riorganizzando e tagliando altre voci di spese.

Questo conduce alla seconda questione: non è semplicemente possibile abbattere la bolletta in misura significativa per tutti. Bisogna fare delle scelte. Anche perché qualunque intervento di contenimento dei prezzi rappresenta anche un implicito incentivo al consumo, che è esattamente il contrario di ciò che serve in questo momento. Occorre stabilire delle priorità, per esempio destinando maggiori risorse alle famiglie a basso reddito o a quelle imprese che rischiano di perdere terreno sui mercati internazionali. Parimenti, è importante promuovere la riduzione dei consumi, specialmente nei prossimi mesi invernali. Non si può pensare di superare una crisi che affonda nei fondamentali – l’eccesso di domanda rispetto all’offerta – senza agire (nel breve termine) sulla riduzione dei consumi e (nel lungo) sull’aumento dell’offerta, inclusa la produzione di gas nazionale e l’installazione di impianti a fonti rinnovabili.

È solo incrociando la possibilità di reperire risorse dal bilancio e le esigenze effettive e inderogabili che si può arrivare a disegnare un piano serio e credibile di sostegno a famiglie e imprese. Ma questo implica la rinuncia a sparare cifre mirabolanti, e lo sforzo di allinearsi ai livelli di spesa di paesi come la Francia e la Germania, entrambi nella fascia tra l’1,5 e il 2 per cento del Pil.

In un periodo di rallentamento della crescita e di ritorno dell’inflazione, non esiste alcun albero della cuccagna a cui aggrapparsi per finanziare misure costose e dannose. Occorre fare i conti con le risorse di cui disponiamo. Per quanto ciò sia difficile in campagna elettorale.

Leggi sul sito dell’Istituto Bruno Leoni 

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : EditorialeTag: campagna elettorale, consumatori, conti, crisi, euro, francia, germania, grecia, italia, la germania, mercati, misure, paesi europei, sostegno, spesa pubblica

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