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Energia e futuro: troppo dipendenti da combustibili fossili

Il “Rapporto annuale sullo stato del clima” è stato pubblicato il 23 Marzo 2026 dall’Organizzazione meteorologica mondiale. Nel Rapporto emerge che siamo ancora troppo dipendenti dai combustibili fossili, fatto che non sorprende, viste le conseguenze registrate in tutto il mondo a seguito del contingentamento del greggio.
I Paesi che reggono meglio la crisi sono quelli che hanno investito in solare, elettrico e batterie, secondo NPR e Bloomberg un esempio, in questo senso, è il Pakistan, situato in una delle regioni più colpite dalla crisi (che il 24 Marzo ha annunciato di essersi reso disponibile ad ospitare colloqui tra l’IRAN e il Pentagono).

di Salvatore Rondello | 29 Marzo 2026

Il “Rapporto annuale sullo stato del clima” è stato pubblicato il 23 Marzo 2026 dall’Organizzazione meteorologica mondiale. Nel Rapporto emerge che siamo ancora troppo dipendenti dai combustibili fossili, fatto che non sorprende, viste le conseguenze registrate in tutto il mondo a seguito del contingentamento del greggio.
I Paesi che reggono meglio la crisi sono quelli che hanno investito in solare, elettrico e batterie, secondo NPR e Bloomberg un esempio, in questo senso, è il Pakistan, situato in una delle regioni più colpite dalla crisi (che il 24 Marzo ha annunciato di essersi reso disponibile ad ospitare colloqui tra l’IRAN e il Pentagono). Il Paese, che dipendeva quasi esclusivamente da importazioni di petrolio e gas del golfo persico, ha risparmiato oltre dodici miliardi di dollari di importazioni di petrolio e gas dal 2020 grazie alla rapida crescita del solare. Negli ultimi anni milioni di famiglie, agricoltori e fabbriche hanno installato pannelli solari cinesi a basso costo e potrebbe risparmiare altri 6,3 miliardi nel 2026, ai prezzi attuali, stando alle previsioni contenute nel rapporto del Centre for Reaserch on Energy and Clean Air (CREA). Il solare non risolve tutto, nel caso pakistano, infatti, il trasporto dipende ancora dal petrolio ma ha permesso al Paese di avere un cuscinetto che prima non aveva. Gli esperti di NPR e Bloomberg sono d’accordo sul fatto che i Paesi che, dopo la crisi in Ucraina, hanno deciso di acquistare il gas da USA e Qatar sono di nuovo in crisi, mentre quelli che hanno investito in rinnovabili, stanno reggendo meglio.
Infatti, se Cina e Giappone, primo e terzo importatore di petrolio al mondo, non stanno attualmente vivendo una crisi dei prezzi è dovuto alle massicce riserve strategiche, mentre la Cina cerca di negoziare con l’Iran una via alternativa per l’approvvigionamento e di potenziare, contestualmente, l’elettrico per rendersi indipendente dall’approvvigionamento estero. Invece, molti paesi dell’Asia meridionale e del sud-est asiatico sono in ginocchio. Bangladesh e Sri Lanka sono considerati molto esposti a causa di riserve limitate. In Sri Lanka sono già state introdotte settimane lavorative di 4 giorni o festività forzate per ridurre il consumo di carburante. Cambogia e Vietnam hanno registrato aumenti record dei prezzi alla pompa (fino al +67% in poche settimane). Nelle Filippine, il cui fabbisogno energetico dipende per più della metà dall’import, si attende una massiccia mobilitazione sociale causata dalla crisi energetica globale. La constatazione trasversale è che, in assenza di riserve strategiche, l’aumento del prezzo del petrolio si traduce immediatamente in crisi alimentare (costi di trasporto e fertilizzanti, peraltro anche per questi lo stretto di Hormuz è vitale dal momento che vi transita il 50% del totale) e, ovviamente, blackout. Anche nei Paesi africani, compresi quelli produttori di petrolio, l’impatto è molto pericoloso, come hanno allarmato studiosi di Nigeria, Sudafrica, Senegal, Kenya ed Etiopia.
Alla luce degli accadimenti delle ultime settimane, quella di svincolarsi dal petrolio si rivela l’opzione più logica, oltre che quella più responsabile.
È uno scenario di crisi che supera la somma degli shock del 1973 (embargo dei Paesi arabi), del 1979 (rivoluzione iraniana) e della crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina del 2022. Secondo il direttore dell’International Energy Agency (IEA), Fatih Birol. la situazione è aggravata dalla percezione che le scelte di guerra e pace non siano più esclusivamente scelte politiche, ma asset finanziari. Stando a quanto accaduto tra il 22 e il 23 marzo 2026, la finanziarizzazione della strategia appare evidente. In quei giorni Donald Trump ha annunciato l’apertura di un “dialogo produttivo” con Teheran, che ha subito smentito definendo le parole di Trump “fake news” volte a manipolare i mercati. Infatti, l’annuncio ha causato un crollo immediato del Brent (-14%sul prezzo del petrolio) e appena 15 minuti prima del post di Trump, alcuni trader avrebbero scommesso sul ribasso, incassando profitti enormi in una singola seduta, fatto che ha inevitabilmente destato forti sospetti di insider trading. Non si comprende, poi, perché non si sfrutta la geotermia per produrre nuova energia elettrica.
Infine, la capacità dei paesi del golfo e dell’Iran di fornire le risorse, fin’ora disponibili, è messa in discussione dagli attacchi alle infrastrutture strategiche. I recenti bombardamenti del maxi giacimento di gas di South Pars del 19 marzo, fondamentale per l’economia della Repubblica Islamica e per l’approvvigionamento  mondiale, da parte di Israele e la risposta dei pasdaran con l’attacco all’enorme l’impianto di gas liquefatto di Ras Laffan, in Qatar, dovrebbero lanciare un allarme alla comunità internazionale che, fin’ora, ha catalizzato la sua preoccupazione sulla chiusura dello stretto di Hormuz, tralasciando l’eventualità che le merci da cui era attraversato potrebbero mancare in futuro.
Con la guerra in Iran, giacimenti di gas, depositi di carburante, incendi agli impianti stanno danneggiando pesantemente l’ambiente. Tra le conseguenze dei combattimenti c’è la devastazione delle risorse naturali.
Secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale, lo squilibrio energetico della Terra ha raggiunto un nuovo massimo lo scorso anno: il pianeta sta accumulando calore a un ritmo senza precedenti caricando il sistema climatico di energia che alimenterà eventi estremi per decenni.
Per la prima volta, il rapporto include tra i principali indicatori climatici lo squilibrio energetico della Terra, un parametro che calcola la velocità con cui l’energia entra ed esce dal sistema del pianeta. Questo equilibrio risulta alterato dalle crescenti concentrazioni di gas serra (Co2, metano e protossido di azoto), causando il continuo riscaldamento di atmosfera e oceani e lo scioglimento dei ghiacci. L’Omm evidenzia che lo squilibrio, in peggioramento costante dall’inizio delle misurazioni nel 1960 e in particolare negli ultimi vent’anni, ha segnato un nuovo record nel 2025.
In merito ai dati storici e all’impatto economico, l’Omm stima che tra il 1970 e il 2021 gli eventi meteorologici estremi abbiano provocato la morte di quasi 2 milioni di persone e perdite economiche pari a 4.300 miliardi di dollari. Secondo le stime della Banca Mondiale, l’accesso universale ai servizi di allerta precoce consentirebbe di evitare ogni anno perdite patrimoniali per almeno 13 miliardi di dollari e perdite di posti di lavoro per 22 miliardi di dollari. Un allarme diramato con 24 ore di anticipo può ridurre fino al 30% i danni causati da tempeste o ondate di calore.
Commentando i dati del rapporto, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha affermato: “Il clima globale è in stato di emergenza. La Terra viene spinta oltre i suoi limiti. Tutti i principali indicatori climatici lampeggiano in rosso”. Guterres ha inoltre invitato ad accelerare il programma di allerta precoce per garantire avvisi salvavita a tutta la popolazione.
Purtroppo le belle parole di Guterres non fermano la stoltezza umana che genera guerre in continuazione. Eppure è doveroso cercare le soluzioni necessarie per far finire le guerre aperte nel mondo. Forse è necessario sostituire i guerrafondai con ferventi pacifisti che abbiano il potere di agire nel mondo a favore dell’Umanità.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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