
San Paolo – “Potrebbe essere il mio ultimo voto”, ha detto l’iconico politico sudamericano Pepe Mujica (89), che da un anno lotta contro un cancro all’esofago. Per sua fortuna, ha visto il suo erede trionfare nella prima parte delle elezioni nazionali che si è svolta domenica 27 ottobre. Yamandu Orsi, della Frente Amplio (coalizione di centrosinistra), ha ottenuto una netta vittoria con il 43,74% dei voti, seguito da Álvaro Delgado, del centrodestra, con il 26,93%. Entrambi si sono qualificati per il secondo turno delle elezioni nazionali.
È importante ricordare che, secondo la costituzione dell’Uruguay, la rielezione è vietata. A rappresentare il governo di Lacalle Pou, di destra, è quindi Álvaro Delgado. Il risultato della prima votazione rappresenta una dura sconfitta per il governo in carica, che ha adottato misure impopolari, come la riforma del lavoro, riducendo i diritti dei lavoratori e innalzando l’età minima per la pensione. Tuttavia, l’approvazione del governo supera il 47%, secondo i sondaggi, dimostrando anche una certa incapacità politica di Delgado nel consolidare il consenso.
Yamandu Orsi, considerato il pupillo di Mujica, propone un incremento dei programmi sociali per la redistribuzione del reddito e il potenziamento delle risorse statali per combattere il narcotraffico, un fenomeno in forte crescita nel paese, che secondo il candidato rappresenta un grave pericolo per la gioventù e il benessere dei cittadini.
La sfida per Álvaro Delgado è particolarmente difficile: deve crescere di almeno il 24% nel secondo turno. Egli rappresenta un progetto di continuità con l’attuale governo e punta a promuovere un’agenda neoliberista per aprire ulteriormente l’economia dell’Uruguay.
Nel paese, che è suddiviso in 19 regioni, la sinistra ha vinto in 12, la destra in 6, mentre una regione è rimasta con il terzo classificato, Andrés Ojeda, del Partito Colorado, più vicino alle posizioni di destra.
Contemporaneamente alle elezioni si è svolto un plebiscito per revocare la riforma del lavoro approvata durante il governo di Lacalle Pou. La proposta di revoca non è stata approvata dagli elettori: solo il 38,65% ha votato “sì”. La riforma ha innalzato l’età pensionabile da 60 a 65 anni e permette ai pensionati di continuare a lavorare.
Enio Ricanelo

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