San Paolo – Non è nuovo dire che la democrazia è fatta di perdenti e vincitori, ma soprattutto è fatta di cittadini che credono nel sistema democratico e lasciano i loro voti nelle urne, però quest’anno in Brasile, non è proprio così. Alcuni sostenitori di Bolsonaro dopo il risultato dello scrutinio, che ha visto la vittoria di Lula, hanno iniziato a muoversi fino a bloccare tutte le principali vie del paese. I dati di domenica 30 ottobre dicevano che erano ben 236 i blocchi.
Oggi 03 novembre sono 86 e il numero dei blocchi continua a scendere fortemente. Questo movimento è orchestrato, principalmente dai camionisti che impediscono il traffico delle vetture, ma è importante sottolineare che ci sono anche camionisti che non hanno aderito al blocco delle strade. I contestatori chiedono, principalmente, nuove elezioni, non credendo che il risultato scaturito provenga da uno scrutinio pulito, e come spesso accade in Brasile invocano l’intervento militare, cioè, un colpo di stato.
Importante precisare l’esatta quantità di contestatori ma sicuramente rappresentano una minoranza dell’elettorato di Bolsonaro. La grande maggioranza non sì è avventurata nel richiedere un colpo di stato. Però, anche se non numerosi, i contestatori sono già riusciti a bloccare con la loro manifestazione ben il 65% della distribuzione dei prodotti provenienti dalla rete stradale.
Ora il paese è a rischio di mancanza dei prodotti principali nei mercati, i farmaci non arrivano negli ospedali, i voli aerei sono stati cancellati e la benzina inizia a mancare. Praticamente il Brasile inizia a vivere nel caos.
Siamo arrivati al quarto giorno di paralisi del paese, il presidente Bolsonaro ha rotto il silenzio dopo la sconfitta, dopo 45 ore, e dopo aver ringraziato dei voti ricevuti, afferma che capisce il dolore delle persone ed anche la contestazione, ma ha chiesto, anche se senza fermezza la fine dei blocchi, di permettere il traffico nelle strade del paese per permettere la circolazione dei vari prodotti primari..
Ieri 02 novembre, dopo una forte pressione del settore produttivo, Bolsonaro è tornato tramite i social a chiedere, questa volta in modo autoritario, che i blocchi cessassero il prima possibile, ma ha anche affermato che il diritto di protestare è importante e poi parlando direttamente con le persone assemblate davanti alla caserma per chiedere l’intervento militare, cosa poco fattibile.
Quello che si vede adesso è un riflesso degli ultimi 4 anni della presidenza di Bolsonaro come capo del governo. Non ha mai utilizzato un tono calmo, mai cercato un dialogo sereno ma ha sempre usato metodi e pensieri sempre molto estremi negli anni in cui era al potere. Questa retorica,seguendo il pensiero di Steve Bannon, uno degli uomini più vicini a Trump e che ha aiutato nelle campagne precedenti lo stesso Bolsonaro, trova spazio in molte persone, ma non in tutte. Coloro che seguono questa linea di pensiero hanno subito uno lavaggio di cervello fortissimo a causa delle fake news fortemente condivise durante gli ultimi anni.
Il compito ora, per il presidente Bolsonaro è fermare un onda che lui stesso ha in qualche modo creato per non perdere l’appoggio politico di tutte le forze del paese.
Enio Ricanelo

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