
dall’inviato speciale per l’America Latina
Ennio Ricanelo
Le Elezioni in Argentina sono suddivise in 2 tappe: le primarie, chiamate da PASO, per definire i candidati rappresentanti della lista alle elezioni generali che anticipano le urne per eleggere il prossimo Presidente e Vice presidente del Paese. Il 13 agosto la prima parte del test elettorale si è svolto, e con questa tornata avviene una grande sorpresa: Javier Milei, nome forte dell’estrema destra, si trova davanti alla coalizione “La Libertad avanza”, ed è risultato come il grande vincitore della prima fase.
La figura di Javier è l’esemplificazione del risultato dell’anti politica creata ed alimentata negli ultimi anni a causa dell’indebolimento dell’economia argentina. L’inflazione esplosa, la moneta debole e l’indebitamento pubblico del Paese insieme all’FMI, causano giornalmente al popolo la forte caduta nel potere d’acquisto. Milei, sostenitore del liberalismo selvaggio, tante volte ha difeso pubblicamente la vendita degli organi umani, ed anche la vendita dei bimbi, poiché, secondo Javier, l’uomo è libero “per negoziare e far soldi con quello che hai” : una vera pazzia sembra la parola più adatta e morbida per commentare le esternazioni del candidato della estrema destra argentina.

Con i capelli disordinati e buttati all’indietro e lo sguardo aggressivo e penetrante, si nasconde tutta una strategia ben studiata a tavolino. Investire in un outsider non è nulla di nuovo nella storia della politica, molto di meno se guardiamo la storia recente. Il vento che soffia forte, direi di modo estremo, sempre più alla destra parte direttamente dagli Stati Uniti. Steve Banon, uomo forte vicino a Trump, concentrò in sé stesso la possibilità di far politica sporca, bassa, basata nelle fake news, trasformando i social in una potenziale bomba atomica capace di distruggere la democrazia. Ovunque sia. Dall’America del Nord, fino all’America del Sud, passando fortemente per l’Europa. L’incapacità di risolvere i problemi, pur essendo complessi, del popolo, crea infatti la terra fertile per seminare gli ideali più radicali.
Non è diversa la situazione attuale in Argentina: il paese della uníon e libertad (unione e libertà) attraversa un mare tempestoso, e non da oggi. L’economia nazionale è vicina al collasso. La moneta nazionale, i pesos argentinos, non valgono quasi nulla, ad esempio 1000 pesos sono equivalenti a poco più di 2 euro. Il basso valore della moneta ha causato la crisi della notta di 1000 pesos, la banca nazionale non riusciva a stampare in un volume così grande. La variazione del Peso è così forte che la maggior parte delle persone ricorrono al Dollaro per avere più stabilità monetaria, cosa che già di per se fà crescere ancora di più la crisi.
È vero dire che il debito che l’Argentina ha costruito con FMI è insolvibile, e non avendo dollari Usa nelle casse della banca di Stato, il valore del Peso crolla vertiginosamente, quando la gente, invece di utilizzare la divisa argentina, acquista il dollaro, svuotando cosi le possibilitá dell’economia nazionale di reperirli per i loro investimenti, in queste condizioni diventa difficile trovare una via di uscita semplice e indolore per gli argentini. Almeno per le forze politiche moderate e di governo.
Le soluzioni stravaganti di Milei: come uscire dalla crisi ovvero creandone altre…
Per Javier Milei il primo passo è cancellare i ministeri, come: il Turismo e sport, la Cultura, quello dell’Ambiente e per lo sviluppo sostenibile, della tutela delle donne, di genere e diversità ed anche il ministero delle opere pubbliche, al pari di scienza e tecnologia, del lavoro e della sicurezza sociale, dell’educazione (come definisce lui, il dottrinamento), della sanità, come ha detto recentemente in un video che è diventato virale.
Alla fine del video Javier guarda la telecamera e dice: “Si è finito il lavoro della politica”. O forse stiamo davanti alla fine della vera politica? Javier Milei, cerca di essere presidente di una nazione povera, con una gigantesca disuguaglianza sociale, ha definito, dopo la vittoria nella PASO, la giustizia sociale come qualcosa di “orrendo”.
“Quello che voglio raccontarvi è che stiamo davanti alla fine del modello di castas. Questo modello, basato su questa atrocità, dice che dove c’è una necessità nasce un diritto, però si dimentica che per questo diritto qualcuno deve pagare, la cui massima espressione è questa aberrazione chiamata ‘giustizia sociale’, perché è sleale, determina un trattamento disuguale davanti alla giustizia e che, oltre a questo, si tratta di un furto”, ha dichiarato.
Nel caso in cui vinca le elezioni generali Javier governerà l’Argentina con una povertà pari al 38,7%. Come farà a risolvere i problemi del popolo? Neanche lui sembra sapere come. La prima soluzione, secondo il programma del governo proposto agli elettori, sará estinguere il Peso, la moneta nazionale, e sostituirlo per con il dollaro. Secondo gli esperti finanziari, questo sarà il colpo di grazia per l’economia già fortemente indebolita.
Il 22 ottobre 2023 ci sarà lo scrutinio finale, fino a quella data resterà a Patricia Bulricch e Sergio Massa, la seconda e il terzo nei sondaggi, la possibilità di costruire un’alternativa. Alberto Fernandez, presidente in carica, non ha voluto partecipare alle elezioni a causa della gigantesca impopolarità del governo. A rappresentare il “potere” ed anche il Peronismo è Massa, che pur avendo una enorme impopolarità da amministrare, essendo anche un importante esponente in carica del governo quale ministro dell’economia, ha raggiunto il terzo posto con il 27,27% dei voti.
Patricia Bulricch è la massima rappresentante della destra democratica, e come erede di Mauricio Macri (ex presidente dell’Argentina, che ha perso l’ultima elezione) ha conquistato nelle primarie il secondo posto con il 28,27%. È nelle loro mani il futuro della politica e della democrazia nella terra di Maradona e Mercedes Sosa.
Ennio Ricanelo

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