Sebbene i dati di elezioni regionali e comunali debbano essere sempre considerati come espressione di situazioni locali, il fatto di essere la prima consultazione elettorale dopo quasi un anno di governo gialloverde legittima anche una lettura un chiave nazionale dei risultati dell’Abruzzo.
Il primo dato rilevante è la sconfitta di 5Stelle, non inaspettata ma di proporzioni superiori al previsto. Si è detto che ciò deriva uno spostamento a destra del partito di Di Maio . Mi sembra una lettura troppo sbrigativa. Certo, capisco che per “destra” s’intenda troppa condiscendenza verso Salvini in tema di immigrazione, legittima difesa, decreto sicurezza. Ma c’è un’altra componente che avvicina M5S alla sinistra più radicale. Quella che attraverso No Tav, No triv, No Tap, ecc.ecc. sta conducendo l’Italia verso una decrescita (in)felice e che non può essere compatibile con quei settori moderati del suo elettorato (ex Pd ed ex Forza Italia) che hanno votato 5 Stelle in nome della riforma della politica, dello snellimento dell’apparato burocratico ma non vedo di buon occhio l’immobilismo che cozza contro la volontà di ripresa economica ,di crescita del Pil e dell’occupazione.
Anche in materia di reddito di cittadinanza, nonostante fosse una riforma di punta per M5Stelle presumo che di fronte ai problemi economici del nostro Paese una parte dell’opinione pubblica lo considerasse “sullo sfondo” come un provvedimento graduale o come una misura da erogare solo per disoccupati. Adesso molti pensano che la platea finirà per divenire troppo estesa. Non so se le cose stiano davvero così ma questo viene talora percepito sull’argomento.
Per ciò che concerne il PD, visto che da mesi e mesi è presente sulla scena politica solo per le sue questioni interne, che l’opposizione alla manovra economica è stata timida e quasi “formale” perché non ha affrontato a fondo maggiori criticità e ha finito per identificarsi con il partito dell’austerità, il suo risultato è addirittura positivo perché avrebbe potuto essere in caduta libera. Adesso ha constato di avere una base solida e “paziente” dalla quale può ripartire se si sgancia dai fautori della patrimoniale, dell’attacco alle pensioni e viene incontro a una classe media troppo tartassata e impaurita.
Arriviamo infine al vincitore Salvini. Il suo successo è ampio ma rischia di avere i piedi d’argilla. Perché 5Stelle e PD hanno modo di constatare che in tempi non troppo lunghi Salvini finirà per fagocitare l’elettorato di Forza Italia e si avvicinerà da solo al fatidico 50%. La permanenza al governo non lo indebolisce come si sarebbe potuto pensare, visto anche che è numericamente inferiore alla forza parlamentare di 5Stelle – ma lo rafforza.
Allora, prima che ciò accada, la mossa più logica potrebbe sembrare che M5S E PD ,dando reciprocamente prova di flessibilità, trovassero un terreno d’intesa. Ma il realismo politico sconsiglia tale mossa perché se Salvini aumenta voti stando al governo figuriamoci se fosse mandato all’opposizione specie quando verranno al pettine i nodi di una manovra economica zoppicante e quando con la manovra 2020, si dovranno finanziare per tutti i 12 mesi reddito di cittadinanza e quota 100 che quest’anno costano meno in quanto prendono avvio dopo alcuni mesi. E poiché per tacitare l’Europa non si potrà più parlare di manovra espansiva risuoneranno fragorosamente le note dell’antieuropeismo.
E allora? Allora non resta che la prosecuzione della situazione attuale. Con un PD che ,se ritroverà capacità di proposta politica e una strategia che non lo porti solo alla rincorsa di una sinistra eternamente perdente, potrà battersi con qualche chance alle prossime elezioni.
Quanto ai 5 stelle, leggo che la delusione per il risultato elettorale li spingerà a irrigidirsi nell’azione di governo (Tav e altre opere). Vedremo che frutti ne coglieranno…
Gabriele Parenti

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