
È soprattutto la cultura araba, oltre a quella egizia e greca, a tramandarci la leggenda di un magnifico uccello di fuoco che dopo una lunga vita si lascia consumare dal sole per poi risorgere dalle proprie ceneri in una nuova forma. Un simbolo potente di rinascita e di eterno ciclo di morte e resurrezione: l’Araba Fenice.
Un’immagine che sembra adattarsi perfettamente allo scenario politico italiano in vista delle elezioni del 2027. Gli alleati della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, difficilmente le consentiranno di arrivare a fine legislatura senza almeno un rimpasto di governo. Certo, l’obiettivo comune è vincere ancora, ma non con un’alleata politica percepita come troppo forte. I veri pericoli per la premier, infatti, potrebbero arrivare proprio dall’interno della sua maggioranza. E nel nuovo patto di governo, ammesso che un patto ci sia, non è affatto scontato che la guida dell’esecutivo spetti automaticamente al partito più votato. Sul fronte opposto le opposizioni appaiono ancora incerte. Non è chiaro se il candidato alla presidenza del Consiglio sarà espressione del Partito Democratico, anche perché il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte ambisce apertamente a tornare alla guida del Paese per la terza volta. Una rivincita personale che in passato gli fu sottratta da Matteo Renzi, quando a un passo dal successo gli venne preferito Mario Draghi. Ma lasciamo alla storia i ricordi. Ora, mentre questa delicata partita a scacchi si consuma nei palazzi, il Paese reale continua a pagare il prezzo più alto. La sanità pubblica è sempre più in affanno e costringe cittadini ormai rassegnati a rivolgersi al privato. La forbice dell’aspettativa di vita tra ricchi e poveri si allarga, il costo dei beni di prima necessità è fuori controllo e la qualità dei prodotti continua a diminuire. Le rinunce quotidiane degli italiani si chiamano aiuti all’Ucraina e riarmo, giustificati dalla necessità di difendersi da una Russia che, nei fatti, non ha alcun interesse a “conquistare” la gallina dalle uova d’oro, ovvero l’Unione Europea. Prima si comprenderà che in questo scenario chi trae il massimo profitto è Donald Trump, meglio sarà. Con la scusa dell’orco russo, l’Europa acquista gas a prezzi quadruplicati e armi ritenute indispensabili per contenere l’avidità di Putin, il presunto conquistatore. Ma conquistatore di cosa, se in quattro anni non è riuscito a piegare l’Ucraina? Speculazioni economiche e lotte di potere individuali hanno progressivamente eroso i risparmi delle famiglie. Intanto gli aspiranti leader del Paese sembrano contendersi il primato in un’Italia con sempre meno elettori. Altro che indignazione per l’astensionismo. Come ricordava Montanelli, oggi nessuno “si tura il naso”: metà degli italiani non va più a votare perché convinta che i soliti gattopardi prometteranno di cambiare tutto, sapendo bene che non cambierà nulla. Una volta accomodati sulle poltrone rosso porpora dei palazzi del potere i buoni propositi vengono rapidamente dimenticati. E mentre ci si interroga su quanti cittadini parteciperanno al prossimo, ormai imminente, referendum, l’altra metà del Paese – delusa e disincantata – guarda alla leggenda dell’Araba Fenice. Sperando che dalle ceneri dei partiti del Novecento possano rinascere l’edilizia popolare, una sanità territoriale capace di conoscere e prevenire, e infrastrutture degne di questo nome. Trasporti che non indossino più un logoro maglioncino di lana, ma asfalto nuovo e manutenzione costante.
A proposito: di recente avete percorso l’autostrada A1?
Angelo Santoro

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