E’ donna. Mai il PCI e la Dc e quindi il PD hanno indicato come premier una donna. E’ madre, non è sposata, ha un compagno di vita. Tutto questo scuote la polvere delle istituzioni paludate e sonnecchiose. Viene chiamata da Mattarella, si presenta e accetta senza riserva e ha in mano la lista dei ministri. E il giorno dopo il giuramento. Ritmi talmente veloci, a cui non eravamo abituati. Anche il giuramento è diverso dal solito. Soprattutto per il pubblico. Bambini e fidanzati e fidanzate. Famiglie allargate. Il cerimoniale stravolto. Lei che si presenta agli incontri sempre con la sua 500 bianca. Lei che si siede al fianco dell’autista e mai dietro. Lei che mette in un angolo Berlusconi e Salvini. Lei che tiene i rapporti con Draghi e Mattarella. Lei che la lista dei ministri la fa da sola. Lei. Appunto. Bisogna prenderne atto. Cambiano i modi, i tempi, gli strumenti. Cambia il modo di far politica. Le elezioni del 25 settembre hanno abbattuto totem e miti. E qualcuno è ancora al tappeto e tarda a rialzarsi. Il suo governo non è certo il massimo. La sua coalizione è rissosa e litigiosa con 2 partiti in sofferenza. Lei dovrà affrontare una situazione praticamente emergenziale e i conflitti sociali non mancheranno. Ora spetta a lei. Solo a lei. Per non essere una meteora.
Roberto Caputo

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Nell’attuale situazione partitica meglio il “Minimo comune multiplo”, in luogo dell’improponibile “Massimo comune divisore”. E quello che conta è la serietà umana e professionale dei ministri che sembra potenzialmente esistente, in luogo dei molti “turisti per caso” dei precedenti governi. Peraltro, il vestito, ovvero il PNNR è pronto e dovrà essere indossato, a prescindere, senza sciuparlo.
Circa la significativa astensione dal voto, sarebbe bene (?) ricordare che almeno il 70% è ascrivibile ai potenziali elettori della c.d. Destra, sempre che tale classificazione concettuale possa avere ancora qualche significato ideologico vista la sua genesi storica dall’unità (?) d’Italia con relativi trasformismi.