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Economia europea in stagflazione

La crisi di Hormuz che minaccia ancora l’economia e la Bce, a giugno, ha dato una prima risposta, col rischio di dover intervenire di nuovo vista l’inflazione attesa sopra il 3% nei prossimi mesi. Incombe una stagflazione non facilmente superabile. I mercati sono vulnerabili a correzioni anche brusche che potrebbero sottovalutare i rischi. Il sistema bancario italiano, fra fusioni e acquisizioni e tutela dei territori, integrazione europea da completare, e investimenti in innovazione da rilanciare assieme al Mef, sono stati i temi principali degli interventi fatti da Fabio Panetta, Antonio Patuelli e Giancarlo Giorgetti all’Assemblea dell’Abi che si è svolta ieri, 15 luglio 2026, a Roma all’Auditorium della Tecnica.

di Salvatore Rondello | 18 Luglio 2026

La crisi di Hormuz che minaccia ancora l’economia e la Bce, a giugno, ha dato una prima risposta, col rischio di dover intervenire di nuovo vista l’inflazione attesa sopra il 3% nei prossimi mesi. Incombe una stagflazione non facilmente superabile.

I mercati sono vulnerabili a correzioni anche brusche che potrebbero sottovalutare i rischi. Il sistema bancario italiano, fra fusioni e acquisizioni e tutela dei territori, integrazione europea da completare, e investimenti in innovazione da rilanciare assieme al Mef, sono stati i temi principali degli interventi fatti da Fabio Panetta, Antonio Patuelli e Giancarlo Giorgetti all’Assemblea dell’Abi che si è svolta ieri, 15 luglio 2026, a Roma all’Auditorium della Tecnica.

Il governatore della Banca d’Italia e membro del Consiglio Bce Fabio Panetta è intervenuto prima del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e si è soffermato sulla congiuntura delicata visto il ritorno dei bombardamenti in Medio Oriente.

Il solco è stato tracciato dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli, padrone di casa, che è stato confermato alla guida dei banchieri. Nell’apertura dei lavori Patuelli ha ricordato come le banche siano impegnate nell’euro digitale, ed ha invocato un nuovo spirito per contrastare le conseguenze delle guerre e in Europa cooperazioni rafforzate degli Stati per evitare la paralisi decisionale. Il presidente dell’Abi, nel corso dell’Assemblea 2026, ha detto: “Le incertezze prospettiche geopolitiche  scoraggiano gli investimenti e le domande di prestiti, come emerge nell’indagine sul credito della Banca d’Italia. Siamo usciti dagli effetti anche economici della pandemia e ci siamo trovati in una nuova emergenza economica e sociale per i rincari innanzitutto dell’energia, soprattutto per i paesi europei che ne sono grossi importatori come l’Italia.

Lo sviluppo delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale contribuisce ad accrescere la ‘fame di energia’. Appaiono lontani i sogni di pace del 1989, quando finì la ‘guerra fredda’ e si aprì una fase di speranze di libertà e di prosperità. Ora soffriamo vedendo involuzioni, con gravi conflitti che limitano le libertà, calpestano i diritti, fanno prevalere gli egoismi miopi sui grandi principi di crescita civile, economica e sociale. Anche la demografia e l’economia soffrono per queste sempre più ampie e lunghe guerre. I limiti alle libertà delle persone e dei commerci producono forti problemi anche per chi non partecipa a guerre, ma ne subisce gli effetti che contrastano con lo sviluppo, diffondono inflazione e impoveriscono anche i non belligeranti, creano più rischi e indeboliscono imprese, famiglie e banche con conseguenze a catena.

Occorre un nuovo spirito per contrastare le conseguenze delle guerre. In occasione della pandemia sono state importanti le iniziative dell’Unione europea, come il PNRR che sta concludendosi. Ora occorrono nuove iniziative europee, con ingenti investimenti pubblici e privati che favoriscano la crescita. Necessita più tempestività per le decisioni europee, con investimenti nel futuro, per il capitale umano, i giovani, le donne e per le innovazioni. Non si possono attendere i tempi lunghi dei veti di singoli Stati e non c’è tempo per aspettare una nuova Costituzione per l’Europa, la via maestra per l’integrazione in una nuova democrazia. In questa fase, per evitare la paralisi decisionale dei veti, occorrono nella UE le cooperazioni rafforzate degli Stati.

Lo stesso Euro è una cooperazione rafforzata: se fosse stata attesa l’adesione di tutti gli Stati della UE, l’Euro non sarebbe nato e non varrebbe ora un quinto delle valute mondiali. Necessitano misure che stimolino gli investimenti privati, con la migliore utilizzazione, sempre libera e responsabile, del risparmio che è opportuno venga attratto da investimenti produttivi e finanziari anche a medio e lungo termine, con la riduzione della pressione fiscale per i risparmiatori in proporzione alla durata: ciò sarebbe vantaggioso per i risparmiatori, che potrebbero ottenere maggiori rendimenti, e per gli Stati che, pur riducendo le aliquote fiscali in proporzione alla durata degli investimenti, avrebbero più introiti per la maggiore redditività degli investimenti del risparmio a medio lungo termine.

È urgente che la UE approvi i provvedimenti per l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti. Sono indispensabili e urgenti i completamenti dell’Unione bancaria, dei mercati dei capitali e dei risparmi, e la minore concorrenza fiscale fra gli Stati della UE. Occorrono nuove regole comuni, Testi unici o ‘Codici’ europei di diritto innanzitutto bancario, finanziario, fiscale e penale dell’economia per far crescere la competizione economica con regole uniformi e più semplici, in un mercato davvero unico. Le potenzialità dell’economia europea sono enormi se si realizzano regole semplici e sempre più identiche, con maggiore indipendenza energetica e tecnologica, anche con fondi europei non utilizzati.

Basso debito pubblico e banche sane, solide e rispettate sono indispensabili per la stabilità finanziaria, lo sviluppo e per ancor migliori rating internazionali che l’Italia merita. Le prospettive delle banche e del lavoro saranno fra i temi al centro del dialogo con le Rappresentanze Sindacali dei Bancari per il nuovo Contratto Nazionale di Lavoro. Le persone sono al centro del mondo bancario che sviluppa una cultura del lavoro positiva e inclusiva, con pari opportunità e equilibrio di generi, per sempre più elevata qualificazione professionale e per la finanza sostenibile. In Italia, a cominciare dal Mezzogiorno, crescono da mesi i prestiti bancari a famiglie e imprese, vi è più offerta che domanda di prestiti, anche per le incertezze e le crisi internazionali”.

Dopo le conclusioni di Patuelli, Panetta spiega: “La prima ad essere chiamata in causa nelle congiunture difficili, si sa, è sempre la Bce che gestisce tuttavia un equilibrio delicato: da una parte la guerra inasprisce la fragilità del quadro economico, dall’altra i prezzi energetici segnalano prevalenza di rischi al rialzo per l’inflazione. Quella di giugno è stata, appunto, una prima, misurata risposta”. Parole che, a dispetto delle aspettative che la tregua con l’Iran aveva creato, non nascondono la possibilità di una nuova stretta monetaria se il quadro non cambia: non al meeting della prossima settimana, ma potenzialmente a quello di settembre.

Il governatore poi segnala: “A questo quadro complicato si aggiunge la possibilità che gli investitori stiano sottovalutando i rischi, prezzati solo in parte dai mercati. Non è un richiamo alle banche, esortate da mesi dalla Bce a tenere alta la guardia nonostante la ritrovata solidità patrimoniale”.

All’assemblea Abi prende così forma una cooperazione nel nome degli investimenti in innovazione. Secondo Panetta: “L’equilibrio di basso sviluppo che c’è in Italia, lenta nel mobilitare capitali, private equity e venture capital per finanziare innovazione, va superato attraverso un’azione coordinata fra gestori dei fondi, investitori istituzionali, operatori pubblici e imprese”.
Un’idea che Giorgetti ha accolto con favore, annunciando che “il Mef attiverà un tavolo permanente di confronto con gli investitori istituzionali, con gli operatori del settore e con le autorità, in primo luogo la Banca d’Italia”.

Citando il rapporto Draghi, una grossa spinta all’innovazione arriverebbe dalle fusioni bancarie, specie se su scala europea, e dall’unione dei mercati finanziari europei.
Panetta afferma: “La dimensione nazionale non basta. Se Unicredit è sopra il 47% della tedesca Commerzbank, in Italia il risiko bancario, da Mps a Bpm, resta un dossier delicatissimo, con Giorgetti che dichiara esaurito il ruolo del Mef come azionista di banche. L’esito delle operazioni di consolidamento resta affidato al mercato ma fermo restando il giudizio delle autorità sui risultati e benefici, che non sono automatici. Le fusioni devono preservare concorrenza, pluralismo e vicinanza alle esigenze dell’economia reale.

Il quadro complessivo delle banche italiane è solido, ma non sono mancati casi, per quanto limitati, di crisi tra gli intermediari di piccola dimensione. In un’economia di mercato non tutti i progetti imprenditoriali hanno successo. La Banca d’Italia opera per prevenire, per quanto possibile, le crisi e, quando esse si manifestano, per gestirle tutelando la clientela e la stabilità del sistema. Alcuni di questi episodi sono stati accomunati da condotte irregolari e confermano l’importanza di assetti di governo societario robusti e di una rigorosa etica dei comportamenti. La politica monetaria si trova nuovamente a gestire un equilibrio delicato, con un’economia in rallentamento e un’inflazione superiore all’obiettivo del 2%. L’aumento dei tassi di interesse di 25 punti base deciso dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea nella riunione di giugno ha rappresentato una prima risposta, misurata, alla prevalenza di rischi al rialzo per l’inflazione. Nel vagliare le prossime decisioni, il Consiglio valuterà con attenzione l’andamento dei mercati energetici, l’evoluzione del quadro congiunturale e le dinamiche dei salari e dei prezzi di beni e servizi. L’obiettivo è preservare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione, limitando gli effetti indiretti e di secondo impatto degli shock.  Le aggregazioni avviate o annunciate di recente interessano banche, compagnie assicurative e società di gestione del risparmio, in un mercato in cui i confini tra i diversi comparti della finanza diventano meno netti e la competizione si gioca sull’offerta integrata di prodotti e si tratta di un processo che può rafforzare gli intermediari e il sistema nel suo complesso, favorendo gli investimenti in tecnologia e sicurezza informatica, accrescendo l’efficienza e migliorando la qualità dei servizi a famiglie e imprese. Questi risultati, tuttavia, non sono automatici e il consolidamento va giudicato dalla sua capacità di conseguire questi obiettivi, preservando al tempo stesso concorrenza, pluralismo e vicinanza alle esigenze dell’economia reale. I risultati dipendono dalla solidità patrimoniale degli intermediari risultanti dalle operazioni, dalla sostenibilità dei piani industriali e dei modelli aziendali, dalla capacità di realizzare sinergie effettive e di integrare strutture, procedure e culture diverse. L’Italia dispone di basi solide: un sistema bancario rafforzato, famiglie con un’elevata capacità di risparmio, imprese che hanno dimostrato di sapersi adattare anche nelle fasi più difficili. La sfida è trasformare questi punti di forza in investimenti, innovazione e sviluppo duraturo. Perché la stabilità si traduca in sviluppo serve un sistema finanziario capace di accompagnare i cambiamenti in corso. Le banche continueranno a svolgere un ruolo centrale, soprattutto in un paese come l’Italia, dove il credito resta la principale fonte di finanziamento delle imprese. Ma un’economia in cui acquistano peso l’innovazione e gli investimenti immateriali richiede anche mercati dei capitali più sviluppati e un’adeguata disponibilità di capitale di rischio.

L’obiettivo non è sostituire il credito bancario, ma affiancarlo con strumenti complementari, adatti a sostenere le diverse esigenze dell’economia. È un impegno che chiama in causa l’intera filiera finanziaria, banche, assicurazioni, fondi pensione, gestori, ciascuno per la propria parte. L’azione pubblica può svolgere un ruolo importante nel favorire il coordinamento necessario perché le risorse private affluiscano verso progetti e imprese ad alto potenziale”.
Anche Giorgetti, che nell’unione dei mercati Ue paventa una gara fra sistemi economici, ha detto: “Le aggregazioni bancarie non sono un valore in sé ma lo possono diventare per il Paese quando accrescono la capacità di aumentare la proiezione internazionale delle imprese italiane”. Cosa significhi per le operazioni in corso e quelle allo studio non è chiaro, ma il ministro promette attenzione agli assetti proprietari delle banche.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha chiarito alcuni aspetti rilevanti: “Sono felice che questa sia l’ultima assemblea dell’Abi in cui il governo è socio di alcuni importanti istituti bancari, giacché considero che il ruolo che l’azionista pubblico ha svolto si sia esaurito. Forti dalla rinnovata solidità dei conti pubblici le banche possono e devono contribuire a portare l’economia italiana verso un livello sostenuto di crescita. Non si esaurisce, invece, l’attenzione e il rigore con cui continueremo a monitorare, anche sul piano degli assetti proprietari, l’evoluzione del settore bancario e la sua collocazione nella dimensione europea e della sua capacità di svolgere la funzione costituzionale di collegare risparmi, prestiti e investimenti. Con banche solide, redditizie e innovative un Paese è più forte, vale anche viceversa”.
Dunque, lo Stato farà cassa vendendo le ultime partecipazioni azionarie nelle banche. Un’operazione da seguire con molta attenzione perché significa alienare parte del patrimonio degli italiani.
Inoltre, in un momento in cui il potere di acquisto dei salari e delle pensioni diminuisce, bisognerà chiedersi quale sarà la tenuta della propensione al risparmio degli italiani. Rimane anche insoluto il problema della dipendenza dalle materie prime necessarie per la produzione dei nuovi prodotti che sono alla base della nuova rivoluzione industriale che il mondo sta vivendo. Bisognerà far fronte anche alla concorrenza dei prodotti cinesi che stanno invadendo l’Europa in tutti i settori. In questo quadro, l’economia dell’Unione europea ed anche quella italiana sono sempre più fragili come segnalato autorevolmente all’Assemblea dell’Abi.

Salvatore Rondello

Economia europea in stagflazione
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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