
Le iniziative del governo per i meno abbienti sono presentate come provvedimenti per combattere la povertà. Vari incontri e accordi (ultimo quello del “trimestre anti inflazione”) molto mediatizzati: la carità come priorità, mentre su interventi che facciano uscire, non solo i poveri, dall’emergenza, per ora abbiamo solo parole. I soldi per questa carità, ci è stato detto che vengono presi anche dalla fiscalità della benzina, motivo per cui l’esecutivo non riduce le imposte ma, anche in questo caso, trova 80 euro di bonus da dare ai detentori della carta “dedicata a te” (inclusi quelli che non hanno un mezzo di locomozione!).
Ci siamo domandati quanti sono questi poveri che, aiutati fino a che i bonus durano, sono l’emblema della capacità del governo.
Non siamo l’Istat, per cui abbiamo preso solo le tre maggiori città italiane, ed è emerso in media che la Carta “dedicata a te” è stata erogata alll’1,86% dei residenti. Napoli 3,4%, Roma 1,1% e MIlano 1,09% (1).
Percentuali risibili considerato il 9,5% (5milioni600mila) degli italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta. L’elemosina di 462,50 euro una tantum di carta e bonus benzina, riguarda quindi meno di due poveri su 10.
In generale, tra il 98 e il 99% dell’intera popolazione non viene lambita dalle iniziative del Governo. E sono quelli che, per esempio, stanno aspettando la riduzione del cuneo fiscale che – anticipazioni mediatiche sui redditi dei dipendenti – dovrebbe riguardare 11 milioni di lavoratori: il governo deve trovare 15 miliardi per alleviare di 7-6 punti la fiscalità pagata dagli stessi, dovendo lo Stato accollarsela prendendo fondi dalla fiscalità generale. Sì, proprio dalla fiscalità generale. Una sorta di pentola dell’oro alla base dell’arcobaleno?
Vincenzo Donvito

Ma stiamo parlando dei “poveri” diventati tali a loro più o meno insaputa
oppure di quelli, ahimè, nati poveri e tali rimasti? Vi sono tante più disuguaglianze fra i poveri che fra i c. d. “bene_stanti” lasciando perdere la minoranza dei “ricchi”, molti dei quali non sono nemmeno “poveri in spirito”, altrimenti non sarebbero tali.