Finalmente in questa campagna elettorale si parla di economia. Ma i nostri uomini politici hanno le conoscenze tecniche per parlare di economia? Ascoltando e leggendo gli organi d’informazione solo pochi dimostrano di avere un grado accettabile di conoscenze economiche. Da qui l’estrema confusione delle idee e la non chiarezza e nebulosità dei progetti prospettati dai politici agli elettori. Era chiaro che da quando è venuta meno la possibilità di ridurre il costo
del lavoro utilizzando la” svalutazione monetaria competitiva” prima o poi il costo del lavoro doveva essere affrontato in altri modi per frenare la perdita di competitività dell’industria italiana. Attualmente per ridurre il costo del lavoro, ovvero il cuneo fiscale (il peso di imposte o contributi sul costo del lavoro), il centro-sinistra propone, per bocca di Romano Prodi, la riduzione di cinque punti del cuneo fiscale. Ciò avverrebbe subito nei primi cento giorni del nuovo governo con “una cura shock” per reperire immediatamente i primi 2,5 miliardi di Euro e successivamente reperire entro un anno gli altri 8 miliardi di Euro attraverso la tassazione delle rendite finanziare,rendendo uniformi le aliquote previdenziali (cioè aumentando i contributi previdenziali applicati al lavoro flessibile dal 19,5 al 25%), seri programmi di lotta alla evasione fiscale, revisione degli estimi catastali e reintroduzione dell’imposta di successione e donazione. Il centro-destra ha già ridotto di un punto percentuale il cuneo fiscale con l’ultima legge finanziaria e si propone di ridurre di tre punti il cuneo fiscale durante la prossima legislatura attraverso la sola riduzione delle spese generali dello stato senza diminuire la spesa sociale. Sono due sistemi operativi a confronto, ma sapranno gli elettori cogliere il significato e le differenze delle scelte di politica economica? In Spagna Zapatero si appresta a gestire la cosa pubblica con criteri imprenditoriali (fine del posto fisso a vita), e nel Regno Unito Blair modernizza lo stato diminuendo la burocrazia pubblica e rendendo più selettiva l’istruzione. Si realizza più giustizia sociale aumentando la spesa pubblica oppure cercando di diminuirla senza penalizzare la spesa sociale? Nessuno mette in dubbio l’opportunità di diminuire il costo del lavoro per continuare a mantenere competitivi i prodotti italiani, ma l’attuale competizione elettorale ha mostrato che, forse, si può arrivare a raggiungere questi risultati in due modi diversi. Questo nel breve periodo perchè nel lungo periodo la competitività si assicura solo col miglioramento tecnologico dei prodotti.
Gian Franco Orsini

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