La legge pensata da Calderoli e voluta da Berlusconi per ‘azzoppare’ Prodi.

Primo. L’Italia ha un sistema bicamerale perfetto (caso quasi unico al mondo). Ciò dovrebbe logicamente comportare che i due rami del Parlamento (Camera e Senato) abbiano la stessa maggioranza e che sia impossibile il contrario: pena la paralisi delle istituzioni e la ingovernabilità. Invece no. Caso non unico, ma ‘unicissimo’ al mondo, come si vede dai sondaggi di questi giorni, Camera e Senato potrebbero avere due maggioranze diverse. Colpa (ovvero stupidità) del legislatore? Dolo (ovvero mascalzonaggine)? Un mix delle due? Non ci sono prove per una risposta netta. Certo, l’idea della “porcata” è stata del leghista Calderoli che non è un costituzionalista, bensì un dentista, e ciò potrebbe far propendere per l’ipotesi della inettitudine. Ma a chi giovava l’ingovernabilità nel momento in cui il Porcellum è stato inventato e imposto dal centro destra?
Sul piano immediato e tattico (tutti ricordiamo come la “porcheria” è nata alla vigilia del voto nel 2006) l’ingovernabilità giovava all’intero schieramento berlusconiano, che sapeva di perdere e quindi voleva consegnare una situazione difficile ai successori, avvelenando i pozzi prima della ritirata. Ma sul piano strategico e nei tempi lunghi, l’ingovernabilità giovava e giova alla Lega: è infatti una mina sotto le fondamenta della Nazione e della sua unità. Esattamente la stessa mina che un movimento separatista ha sempre sognato allo scopo di disgregare lo Stato centrale, spaccandolo in tante Repubbliche.
La seconda conseguenza del Porcellum, per la prima volta chiaramente visibile in queste settimane, è il silenzioso capovolgimento dei rapporti tra il peso politico della Camera e quello del Senato. Dalla nascita della Repubblica in poi, pur essendo il sistema “bicamerale perfetto”, la Camera ha sempre contato politicamente di più, tant’è che tradizionalmente tutti i leader di Partito si sono seduti a Montecitorio. Perché? Perché alla Camera si veniva eletti con le preferenze e i leader erano, appunto, quelli in grado di conquistarsele, trascinando anche con il loro prestigio il resto della lista. Il Senato (con i suoi collegi locali) è stato piuttosto l’assemblea dei notabili provinciali radicati su un territorio ristretto, oppure dei personaggi senza seguito personale paracadutati dai partiti tra elettori sicuri. Adesso, molti leader, a cominciare da Berlusconi, si stanno spostando dalla Camera al Senato e la campagna elettorale sembra concentrarsi su questo.
Palazzo Madama sembra diventato più importante. Perché? Perché i parlamentari di entrambe le assemblee legislative sono ormai scelti allo stesso modo, nominati anziché eletti, ed è quindi venuta meno la ragione del maggior peso politico della Camera. Perché l’elezione al Senato è la più incerta (quasi un terno al lotto, giocato su poche migliaia di voti in regioni chiave).
E perché infine (argomento quasi inconfessabile) ciascun senatore vale (e quindi in prospettiva costa) di più. La spiegazione di quest’ultimo punto è semplice. Negli ultimi anni, siamo stati abituati a compravendite di massa in Parlamento, con passaggi clamorosi da uno schieramento all’altro.
Nelle compravendite, il prodotto più raro vale sul mercato di più. Poiché i senatori sono la metà dei deputati, si prevede che costino il doppio (e in pratica ancor più del doppio se si considera che la differenza di voti tra maggioranza e minoranza sarà probabilmente al Senato una piccola manciata). Naturalmente, la compravendita nasce dal calo del livello di moralità dei dirigenti politici. Ma non solo. Nella prima Repubblica, il deputato che cambiava casacca doveva pensarci dieci volte, doveva spiegarlo agli elettori con solidi motivi politici e morali. Altrimenti, mai avrebbe potuto trovare le preferenze (o i voti di militanti in un collegio senatoriale) indispensabili per essere rieletto. Adesso, qualunque cialtrone nominato da un capo partito – padrone può sperare di essere ancora nominato parlamentare dal suo nuovo padrone cui ha reso, con il tradimento del precedente, un servizio: basso sì, ma comunque da retribuire.
Il Porcellum si dimostra così una mina non solo per la governabilità, ma anche per la dignità delle istituzioni.

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