Pensate un po’ cosa ha scoperto il Corriere della Sera per la autorevole penna di Massimo Mucchetti, editoriale del 14 luglio 2010: “ Padroni blindati dalla legge elettorale che costringe i cittadini a votare i loro prescelti, sulla base di un’adesione ideologica in tempi senza ideologie. Come stupirsi se i prescelti, anonimi e miracolati a Roma quanto in provincia, subiscano la tentazione di mettersi al servizio di chi prometta la mancia?”
Avete capito bene: ci sono voluti sei anni, dall’approvazione della legge elettorale di Toscana, frutto di un accordo inciucesco degli allora DS, Margherita, Forza Italia e AN, poi copiata pari pari a livello nazionale per volontà del centrodestra e fintissimo scandalo del centrosinistra, per aprire gli occhi al maggiore giornale italiano: quello che ha nel suo consiglio di amministrazione la “cupola” del potere economico italiano.
Quindi è ufficiale: avere tolto le preferenze e introdotto il sistema della designazione dall’alto dei parlamentari ( ma il sistema, come prevedibile, ha dilagato ed è stato recepito in tantissime regioni) non solo è uno schifo dal punto di vista morale. E’ controproducente e foriero di mille nefandezze.
Il Corriere ha taciuto per sei anni: ha avallato e consentito la spoliazione delle prerogative dei cittadini-elettori, ma ha deciso, finalmente, di cantarle chiare.
Cari amici: non molto tempo fa vi avvertimmo che in Italia “era partita la bambola”. Che i responsabili dell’instaurazione di questo regime si erano stancati, perché delusi, di coloro che avevano appoggiato per realizzare il golpe mediatico-.giudiziario di Tangentopoli. Non avevamo particolari antenne per prevedere quello che è sotto i vostri occhi: scandali, iniziative giudiziarie, impazzimento dentro i partiti. Semplicemente, stando al di fuori e non subendo condizionamenti, avvertivamo chiaramente la scia olezzante delle manovre torbide e dei ricatti in atto.
Tanti piccoli giornali come il nostro possono oggi aiutare a tenere gli occhi aperti a chi, troppo spesso, vorrebbe chiuderli per non compromettersi e riaprirli a misfatti compiuti.
Se è in atto una crisi, devono essere gli elettori a decidere come uscirne: non i soliti circoli ristretti, sostenuti dalla solita stampa amica.
Oggi le cronache di tutti i giorni descrivono un centrodestra lacerato e in crisi. Ma non si illuda il centrosinistra di avere trovato la scorciatoia per uscire dalle frustrazioni. Gli errori si pagano. Ed avere consentito una legge elettorale come quella attuale ha messo in crisi il PD molto più di Berlusconi.
Il presidente del consiglio, piaccia o no, gode ancora di vasto consenso essendo riuscito a trasferire sui suoi uomini gli effetti della crisi. Il PD ha un segretario impacciato da mille condizionamenti e nessuno riesce ad individuare leaders di ricambio. I D’Alema, Veltroni, Fassino, Finocchiaro hanno già dato e, bene che vada, saranno solo in grado di mantenere le loro personali posizioni.
La legge elettorale attuale è stata devastante per il ricambio di classe dirigente perché è stata utilizzata per assicurare scatti di carriera alla pletora dei propri burocrati tramite il metodo della cooptazione. Difficile, in queste condizioni, sostituire coloro che ti hanno beneficato e che, domani, potrebbero “segarti”.
Ecco, questa crisi del PD e del centrosinistra rende ancora più difficile la via di uscita. Auguriamoci che, ancora una volta, non siano colti dall’illusione di trarre beneficio dall’appoggio alle manovre dei poteri forti. Delle quali, tramite il Corriere della Sera si ode sempre più il rumore sinistro.
E’ ufficiale: senza preferenze politica senza moralità. Lo dice persino il Corriere
Il Corriere ha taciuto per sei anni: ha avallato e consentito la spoliazione delle prerogative dei cittadini-elettori, ma ha deciso, finalmente, di cantarle chiare. Se è in atto una crisi, devono essere gli elettori a decidere come uscirne: non i soliti circoli ristretti, sostenuti dalla solita stampa amica. (P)

Ipotizzando che le parole abbiano sempre un senso proprio ,consideriamo come la nostra costruzione politica dovesse ispirarsi al modello di democrazia parlamentare . Mentre osserviamo come la si stia facendo evolvere verso un sistema di democrazia plebiscitario ,per alzata di mano .
A parte la considerazione su quanto di potere del popolo possa restare in un sistema di affidamento globale ,di mandato generale ,la memoria non può che correre alle costruzioni politiche storicamente riferibili ai sistemi comunisti (con i commissari del popolo ,i delegati di fabbrica ,di quartiere e di scala ) od anche alle organizzazioni medioevali ,dove alle Signorie seguivano i Vassalli , i Valvassori ed i Valvassini . Il potere era distribuito al popolo (meglio ,tra il popolo )mediante una sequela di mangiapane ad ufo ; in pratica dei controllori e garanti che l’affidamento ,il mandato generale non venissero posti in discussione. Soldati del Potere ,non certo militi del Popolo.
Se questo è il senso del sistema a democrazia plebiscitaria ,del consenso per alzata di mano ,la domanda sorge spontanea : che ce ne facciamo dell’attuale esercito dei c.d. “onorevoli”? Abbiamo proprio bisogno di tanti “soldati” ?