
Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, è morto all’età di 88 anni. La notizia, confermata ufficialmente dalla sala stampa vaticana, è stata accolta da commenti di cordoglio da parte di vari leader internazionali. Sabato l’incontro con il vicepresidente USA J.D. Vance, ieri le celebrazioni per la Pasqua, nonostante le condizioni di salute ancora precarie. Asceso al soglio pontificio il 13 marzo 2013, Francesco è stato il 266esimo papa della Chiesa cattolica e ottavo sovrano del Vaticano. Il suo pontificato, durato dodici anni, ha segnato profondamente le dinamiche interne alla chiesa, ma anche il posizionamento del cattolicesimo nel mondo contemporaneo, caratterizzato dall’assetto multipolare (o post-unipolare) delle relazioni internazionali. Con i suoi 27 viaggi apostolici, Francesco ha visitato diversi angoli del pianeta, in particolare zone segnate da tensioni, marginalità e crisi regionali come l’Iraq (marzo 2021), l’isola di Lampedusa (luglio 2013), Myanmar e Bangladesh (Novembre-Dicembre 2017). Il suo pontificato è stato guidato da alcune linee d’azione e parole d’ordine, spesso diventate veri e propri slogan: la “chiesa in uscita”, la “guerra mondiale a pezzi”, le “periferie del mondo”. Bergoglio non ha perso occasione per ribadire il ruolo del Mediterraneo come ponte tra le culture, come chiarito dallo stesso pontefice nel suo messaggio ai partecipanti dell’VIII edizione dei Rome MED Dialogues. Qual è l’eredità di questo papa arrivato “quasi dalla fine del mondo”, come egli stesso si definì nel primo discorso dopo l’elezione a pontefice?

Chi era Bergoglio?
Bergoglio nacque il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires, in Argentina, da una famiglia di origine piemontese. Dopo aver lavorato come tecnico chimico, sentì la chiamata al sacerdozio ed entrò nel seminario del noviziato dei gesuiti nel 1958. Venne ordinato sacerdote nel 1969. Bergoglio ricevette una formazione accademica solida: studiò teologia e filosofia presso la Facoltà di Teologia di San Miguel. Nel 1973, divenne il provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, un ruolo che mantenne fino al 1979, un periodo segnato dalla dittatura militare. Nel 1992, papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo ausiliare di Buenos Aires, e nel 1997, arcivescovo della stessa diocesi. Nel 2001, Bergoglio fu creato cardinale da papa Giovanni Paolo II, diventando uno dei più giovani cardinali elettori. La sua carriera ecclesiastica fu caratterizzata da un impegno per i poveri, una vita semplice e un approccio pastorale che enfatizza la misericordia. Era noto per usare i mezzi pubblici, vivere in un appartamento modesto e per il suo lavoro pastorale a contatto diretto con la gente comune. Nel febbraio 2013, quando Papa Benedetto XVI annunciò la sua rinuncia, il conclave elesse Bergoglio, che assunse il nome di Francesco ispirandosi a San Francesco d’Assisi, simbolo di povertà e cura per il creato. Fu l’inizio di un pontificato incentrato sulla riforma e sull’attenzione ai margini, sia della società che dello scenario internazionale.
Il papa del multipolarismo?
Il pontificato di Francesco ha segnato un cambiamento significativo rispetto ai suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che avevano una visione più allineata con l’Occidente dello scenario geopolitico. Wojtyła, polacco formatosi nella logica della Guerra Fredda, per contrapposizione con il blocco comunista guidato dall’Unione Sovietica; Ratzinger, vescovo tedesco e teologo di spicco, per la sua visione tradizionalista e conservatrice. Bergoglio, con le sue origini latinoamericane, ha portato una prospettiva globale più inclusiva e meno eurocentrica. Uno degli aspetti più evidenti di questo allontanamento dall’Occidente è stato il suo approccio alla politica internazionale e alle questioni sociali. Francesco ha adottato una posizione più critica nei confronti di un capitalismo sfrenato e delle disuguaglianze economiche, temi che risuonano più nella periferia del mondo che nei centri di potere occidentali. Un esempio chiave di questa nuova direzione è stata l’apertura verso la Cina, culminata nell’accordo provvisorio del 2018 sulla nomina dei vescovi, che ha cercato di riunire la Chiesa cattolica cinese ufficiale e quella sotterranea. Questa intesa è stata vista da molti come una concessione al governo cinese, sollevando critiche su diversi fronti, specialmente riguardo alla situazione dei diritti umani a Hong Kong. Un altro esempio di decentramento rispetto all’Occidente, più recente ma altrettanto eclatante, sono state le parole del papa sulla NATO, che per Bergoglio avrebbe “abbaiato” alle porte della Russia. Tali dichiarazioni, rese nel bel mezzo dell’invasione russa in Ucraina, hanno sollevato perplessità e critiche dal campo euro-atlantico.
Cosa aspettarsi ora?
Un vescovo di Roma, dunque, arrivato “quasi dalla fine del mondo”. Da quel Sud Globale che oggi reclama spazio di manovra e peso nella governance globale. Quello di Bergoglio potrebbe essere stato un pontificato di transizione, a cui potrebbero seguire due orientamenti del tutto opposti: l’elezione di un papa europeo, se non addirittura romano, in un tentativo da parte della chiesa di ripiegarsi sui suoi riferimenti storici nel Vecchio Continente; oppure, al contrario, un ulteriore decentramento geopolitico, magari con l’elezione del primo pontefice africano o asiatico. Ad esempio, il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, noto anche come “Chito”, è considerato tra i possibili candidati al pontificato, specialmente dopo la sua nomina a cardinale nel 2012 e il suo trasferimento a ruoli significativi sotto Francesco. Figura popolare e influente, Tagle ha un’ampia base di supporto, specialmente tra i cattolici del Sud del mondo. A livello globale, il numero di cattolici sotto Bergoglio è aumentato da 1,25 a 1,39 miliardi di fedeli in tutto il mondo, ma gli equilibri sono molto cambiati. Il Brasile, ad esempio, ha ceduto il primato di paese con la più grande popolazione cattolica al mondo alla Repubblica Democratica del Congo nel 2020. Questo cambiamento riflette sia la crescita della popolazione cattolica in Congo che il declino della percentuale di cattolici in Brasile, dovuta all’ascesa del protestantesimo nella sua forma Pentecostale. In ogni caso, i numeri indicano che il futuro prossimo della chiesa, sempre più universale e sempre meno romana, probabilmente si scriverà proprio a queste latitudini, tra Sud America, Asia e Africa.
Istituto Ispi

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