
La scarcerazione del cooperante Alberto Trentini e dell’imprenditore Mario Burlò, detenuti senza accuse nelle carceri di Maduro è una notizia bellissima.
È tipico dei regimi dittatoriali violenti mettere in carcere le persone senza reali motivi, per poi usarle come merce di scambio e ricatto nelle relazioni con gli avversari interni ed esterni.
Dalla lettura dei giornali risulta che dopo le dichiarazioni di apprezzamento di Meloni verso la presidente Delcy Rodriguez e il nuovo governo bolivarista del Venezuela, il governo italiano si sia limitato a fornire la lista agli Stati Uniti che poi avrebbero fatto il resto.
Naturalmente è scattata subito la pulsione irrefrenabile alla propaganda da parte della destra e persino la strumentalizzazione del caso per spezzare una lancia a favore dell’aggressione di Trump al Venezuela.
Se la prima reazione si basa semplicemente sulla diffusione di notizie false, la seconda accetta l’uso della forza come elemento fondante l’ordine internazionale. Precisamente un rovesciamento della medaglia.
Trentini e Burlò sono stati liberati perché, dopo l’aggressione statunitense al Venezuela, decisa da Donald Trump, i rapporti di forza sono cambiati e quei detenuti sono tornati utili come segnale politico: così come lo era stato per Maduro imprigionarli.
La gioia per il ritorno a casa di due persone ingiustamente incarcerate non può e non deve indurre ad esaltare l’idea che la libertà dipenda da atti di guerra, dalle pressioni militari o dal ricatto geopolitico.
Il diritto internazionale, compreso il diritto delle persone a non essere incarcerate ingiustamente o per motivi politici, non si ricostruisce violandolo con azioni violente ed invasioni che affermano la legge del più forte.
La gioia per Trentini e Burlò non deve infatti far dimenticare che in Venezuela, secondo fonti del Ministero degli Esteri, sono ancora imprigionati per motivi politici 24 italo-venezuelani.
Inoltre, circa 2600 sono gli italiani in carcere nel mondo, molti dei quali per motivi arbitrari e spesso in condizioni di detenzione disumane.
Quindi, è l’azione diplomatica del governo italiano che non deve cessare verso Venezuela, come verso altri paesi dove non si rispettano i diritti umani.
Il caso Trentini e Burlò deve diventare uno stimolo affinché nella nostra politica estera si riservi un’ attenzione programmatica, costante e forte, a tutelare con la diplomazia i connazionali incarcerati ingiustamente in molti Paesi.
Amnesty International documenta con rigore e continuità le violazioni dei diritti umani e le detenzioni arbitrarie in molti Paesi del mondo.
La politica dovrebbe leggere e usare sistematicamente questi rapporti per orientare l’azione diplomatica, rafforzarla e tutelare davvero i diritti delle persone in tutte le situazioni in cui vengono violati.
Questa è la politica seria e giusta di cui sentiamo il bisogno.
Enrico Rossi

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