Nel suo ultimo film, “Il ponte delle spie”, uscito da noi a Natale, Steven Spielberg rievoca in modo eccellente il periodo della Guerra Fredda: la costruzione del Muro di Berlino, la paura della gente per le armi atomiche, lo spionaggio, la propaganda ideologica dell’ una e dell’ altra parte. Tom Hanks interpreta la parte di un avvocato di Brooklyn, James Donovan, che ebbe l’incarico di difendere Rudolf Abel, una spia comunista beccata sul territorio degli USA, e poi di trattare con i russi il suo scambio con un soldato americano che, mentre pilotava un aereo spia sull’ Unione Sovietica, era stato abbattuto e catturato.
La bellezza del film non sta solo nella precisa ambientazione storica, di cui Spielberg è da sempre maestro, ma anche nell’ aver saputo raccontare il rapporto di amicizia e di reciproca stima che si venne a creare tra l’avvocato e la spia russa, i quali riuscirono a superare la distanza delle loro ideologie e si incontrarono sul piano della semplice umanità, con tutto il suo carico di inevitabile ed universale sofferenza.
Probabilmente qualcosa del genere, un incontro autentico ed un riconoscersi come esseri umani prima ancora che come capi di Stato avversari, fu quello che successe tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbacev. Soltanto grazie al loro personale rapporto di fiducia, nato per motivi che nessuno storico sarà mai in grado di spiegare, si arrivò nel dicembre 1987 alla firma del trattato di Washington per l’eliminazione dei missili nucleari dislocati in Europa dalle due superpotenze, e noi europei potemmo tirare un respiro di sollievo.
Nel giro di un paio d’anni da allora sarebbe caduto il Muro di Berlino, le nazioni dell’ Est avrebbero dato inizio alla loro liberazione dal giogo comunista e, dulcis in fundo, la stessa URSS si sarebbe disciolta, mettendo così fine alla Guerra Fredda e alla minaccia di una terzo conflitto mondiale molto più distruttivo dei precedenti.
Ma se un presidente repubblicano e conservatore si adoperò con successo per aprire un nuovo capitolo della storia, in cui gli USA e la neonata Repubblica Russa diventassero due potenze amiche e potessero garantire la pace e la stabilità di una vasta area del mondo, l’attuale presidente democratico, Barack Obama, si è lanciato in una politica di riesumazione della Guerra Fredda. E’ evidente che, essendo morto il comunismo sovietico e quindi ogni possibile contrapposizione ideologica con l’ Occidente, il motivo della ripresa del conflitto (voluto da Obama mediante l’ allargamento del fronte della NATO verso Est, che ha provocato la sindrome dell’ accerchiamento nei vertici militari e politici russi) non può avere altra spiegazione che il tentativo di impossessarsi delle grandi risorse energetiche e delle materie prime situate nei Paesi asiatici ancora sotto l’influenza russa.
Gli interventi militari voluti dal presidente americano negli ultimi anni (nonostante il premio Nobel per la pace conferitogli troppo presto) sono stati diretti proprio contro i regimi dittatoriali filorussi, con la scusa di voler creare delle democrazie al loro posto, come quello di Gheddafi in Libia, di Mubarak in Egitto e di Assad in Siria. I risultati dell’interventismo obamiano sono sotto gli occhi di tutti: in Egitto aveva preso il potere il partito dei Fratelli musulmani, ovvero degli islamisti radicali, poi messo fuori gioco da un provvidenziale colpo di Stato dei generali; in Libia, la morte di Gheddafi ha prodotto il caos totale e l’ arrivo sulle nostre coste di una vera e propria invasione migratoria (che questa estate sembra destinata a crescere poiché è stata chiusa la rotta balcanica); in Siria è nato lo Stato dei tagliagole dell’ Isis, da dove sono arrivati gli ordini per le stragi compiute in Europa e da dove continuano ad arrivare incitamenti a organizzare attentati anche contro l’Italia (come dimostra il recente arresto del pugile musulmano di kickboxing a Varese).
L’ Italia, come il resto degli altri Paesi europei, è caduta nella trappola delle sanzioni economiche contro la Russia, volute da Obama per cercare di indurre Putin a cedere sulla questione dell’ Ucraina. I risultati in tal senso sono stati praticamente inesistenti, mentre le conseguenze dell’ embargo sono state disastrose soprattutto per chi, come l’ Italia, da anni aveva stabilito ottime e proficue relazioni commerciali con la Russia.
Ritornare al clima della Guerra Fredda non è solo anacronistico, ma anche un grave errore strategico, che mette l’ Europa in una condizione di debolezza proprio quando questa avrebbe bisogno di trovare la forza di difendersi dai suoi veri nemici.
È di nuovo guerra fredda
La politica di Obama ha resuscitato la Guerra Fredda. E’ stato un grande errore strategico che ha avuto il solo risultato di amplificare la debolezza dell’Europa.

Le sanzioni economiche sono state necessarie perché la Russia ha occupato militarmente una nazione libera. L’Itala ne ha avuto beneficio per il motivo citato. Il costo del greggio, infatti, è calato di cinquanta centesimi alla pompa, come il costo del gas che importiamo per il 17% del nostro fabbisogno energetico. E’ stata una mossa giusta che ha evitato una guerra diretta. I paesi baltici, la Polonia, la Finlandia e la Svezia, hanno già mobilitato i loro giovani per il servizio di leva e aumentato le difese dopo le ripetute provocazioni di Putin con frequenti invasioni, dei cieli nazionali. Obama non aveva a che fare con una democrazia ma con un’oligarchia di stampo mafioso guidata dall’unico elemento di congiunzione tra oligarchi e FSB. La Russia dopo la caduta del muro non si è trasformata in una democrazia, ma è implosa al suo interno, non ha sviluppato le libertà individuali come uno stato liberale, né tanto meno è riuscita nel suo immenso territorio a ridistribuire ricchezza e benessere. I motivi di questo degrado sono molteplici e ha tutto oggi il paese è riconosciuto come privo delle libertà individuali, di stampa e Internet. A questi limiti, si aggiunge il suo sostegno a criminali come Assad, causa prima, assieme al suo partito sciita Baath, della strage d’innocenti e dell’esercito dell’opposizione laica e religiosa moderata sunnita. Caso a parte è Isis e Al Queada , sorretti da Kadirov di Cecenia, dove l’estremismo islamico ha trovato sostegno. Negli otto anni di Obama che oggi lascia il suo incarico, ha ottenuto grandi successi senza colpo ferire in Iran e Cuba. E come ha detto giustamente il primo presidente colored della storia repubblicana degli Stati Uniti d’America, la Russia è dalla parte sbagliata della Storia.