Montezemolo, centristi, reduci dalle esperienze berlusconiane, e probabilmente lo stesso Berlusconi, rendono possibile una riedizione del governo Monti, questa volta supportata dal voto popolare.

Il film di una lotta tutta interna al PD per decidere il prossimo capo del governo (Bersani o Renzi) e di un campo avverso desolatamente deserto, è terminato. Sullo schermo della politica italiana, ora se ne proietta un altro.
Manovre al centro e ingresso di nuovi protagonisti aprono scenari diversi.
Lo si è visto sabato 17 novembre, il giorno della Assemblea di Italia Futura, il movimento creato da Luca Cordero di Montezemolo. Settemila i presenti, scrivono i giornali. Ma, ancora più importante una considerazione che la dice lunga sulla potenza di fuoco del nuovo soggetto. La riunione si svolgeva lo stesso giorno della Convention di Matteo Renzi alla Leopolda. Ma l’attenzione dei media si è concentrata in maniera assai maggiore sul “debutto” di Montezemolo. Di più: la manifestazione del sindaco di Firenze ne è risultata addirittura oscurata.
Montezemolo, centristi, reduci dalle esperienze berlusconiane, e probabilmente lo stesso Berlusconi, rendono possibile il disegno di una riedizione del governo Monti, questa volta supportata dal voto popolare. E’ una ipotesi, come tutti sanno, sostenuta apertamente da potenti lobbies straniere ed italiane. Ma non necessariamente è un male che questa ipotesi sia in campo.
Potrebbe essere l’occasione per realizzare in Italia un assetto politico più in sintonia con gli altri paesi europei: un blocco moderato, con Monti candidato alla presidenza del consiglio, ed un blocco riformista. Il primo collegato al Partito Popolare Europeo, il secondo al Partito Socialista Europeo. E sarebbe l’unico modo per cercare di contrastare le invasioni di campo dei potentati finanziari internazionali e lo strapotere dei burocrati di Bruxelles. Fino ad oggi, l’anomalia dei partiti italiani, “padronali” e privi di reali collegamenti a livello europeo è stata un elemento che ha favorito l’erosione della nostra sovranità nazionale. Infatti, da un lato il PD non fa parte del PSE per l’opposizione degli ex della Margherita; dall’altro il PPE è rappresentato in Italia da due partiti, PDL e UDC.
Per portare a compimento il duplice processo, è indispensabile che i due schieramenti si dotino rapidamente di una forte leadership politica. Che per quanto riguarda i moderati al momento non si vede, essendo la figura di Monti tutta protesa verso ruoli istituzionali (governo o presidenza della repubblica). Per quanto riguarda, invece, il PD, a me sembra del tutto evidente che la auspicabiletrasformazione del partito in succursale italiana del partito socialista europeo è realizzabile più facilmente se vincitore delle primarie sarà Bersani. Non mi pare, infatti, che l’obbiettivo figuri nei programmi, e, soprattutto, nella “visone” di Matteo Renzi.

UNA CILIEGINA: ANDATE AD ASCOLTARE E VEDERE LO SQUALLIDO MATTEO RENZI SU AFFARITALIANI.IT NELL’INTERVISTA A RADIO 105.
” temo che tutto il dibattito politico italiano, comprese le scomposizioni, le riaggregazioni e le rottamazioni, abbia ancora una volta il sapore inconfondibile del provincialismo. “. Concordo con Nicola, vale a dire nella fattispecie delle primarie PD. tanto rumore per nulla, qualunque sia l’esito.
“Discussione effervescente”, ha scritto, sotto l’articolo di Chiara, Adalberto Scarlino. E allora, per una volta, continuo ad intervenire (terza volta, mai successo!). Per dire a Silla che mi ritrovo in quello che ha scritto sul ruolo delle socialdemocrazie europee che dovrebbero guardare di più ad un disegno comune che agli orticelli nazionali. Detto questo, però, di fronte alla strabordante presenza delle lobbies finanziarie internazionali e allo strapotere delle burocrazie comunitarie, cosa resta, per recuperare un minimo di sovranità popolare, se non i partiti organizzati a livello europeo? Sul filo di questo ragionamento, e nessuno si offenda, temo che tutto il dibattito politico italiano, comprese le scomposizioni, le riaggregazioni e le rottamazioni, abbia ancora una volta il sapore inconfondibile del provincialismo.
Parlando di agganci ,inquadramenti , movimenti storici e presenzialismo formale ,a me sembra che si stia tornando indietro dal momento di aspirazione al rinnovamento a quello del mantenimento( status quo ) dell’usato sicuro ,per usare un termine oramai noto. Atteggiamento più gattopardesco di questo ,mi pare non si possa assumere. Purtroppo in Italia le menti tendono a darsi una colorazione , o rossa o bianca o nera , il senso di appartenenza è il solo capace di restituire un minimo di autostima ai soggetti… e le idee sono un optional faticoso e spesso fastidioso . Che la parola “rottamazione” non sia offensiva ,ma abbia colto nel segno ,per la necessità attuale ?
Nicola, comprendo perfettamente che i tuoi giudizi non sono riferibili direttamente ad una scelta per Bersani, ma si muovono in quell’ambito in cui anch’io mi riconosco, cioè quello della necessità di una ricollocazione della sinistra italiana nell’ambito del socialismo europeo. Però mi domando anche se questo socialismo europeo oggi possa essere in qualche modo definibile. Proviene – è vero – dalle vecchie socialdemocrazie, che però anche loro fanno fatto passare invano il 1989; e c’è anche da domandarsi se sulle questioni europee si possa dire che sia esistito o che esista un disegno comune in alternativa al proprio orticello, ciò che finora non mi sembra stia emergendo, né che il peso degli ex comunisti italiani possa esser considerato tale da poter ribaltare le tendenze. Per non parlare poi anche di una totale assenza di comportamenti riguardo a casi concreti piccoli ma estremamente significativi, come ci dimostra in questi giorni il caso Borg.
Per questo, oggi, scegliere un comportamento alle primarie giustificandolo in nome di una scelta europea potrebbe essere molto riduttivo, però anche in linea con ciò che è oggi il socialismo europeo ed non c’è dubbio che in questa prospettiva Bersani possa essere il candidato ideale. Proprio oggi leggevo e mi è piaciuto, segnalato su twitter da Ivan Scalfarotto, un articolo non firmato sul sito Il Post che a parte l’endorsement per Renzi su cui non mi pronuncio, tratteggia benissimo la candidatura Bersani e me la fa apparire ideale alla bisogna. Riporto integralmente il giudizio finale.
“La candidatura Bersani, di natura molto meno netta e definita di quelle due [Vendola e Renzi, ovviamente], con un’idea molto meno chiara dell’Italia che verrà, con posizioni meno radicali su quasi tutto, è più accessibile da tutti ma al tempo stesso meno promettente sul piano del cambiamento. È sicuramente la più conservatrice delle scelte, che mantiene forti legami con quello che l’Italia, politica e non, è stata fino a oggi e maggiori garanzie di non modificarlo. Il largo consenso che sembra ottenere è legato alla natura conservatrice degli elettori italiani, anche quelli di sinistra: e attira in particolare chi pensa che tutti i problemi italiani siano riconducibili ai disastri berlusconiani o a un’inclinazione al pensiero nostalgico”.
Va da sé che il massimo delle mie aspirazioni sarebbe stata la presentazione di una candidatura espressione della sinistra laica e riformista all’interno di queste primarie di coalizione; o ancor più prefigurare un’iniziativa politica di questo segno all’esterno della squinternata coalizione, magari con il lancio di proprie primarie. In queste condizioni invece la tentazione di lasciar perdere forse non sarà politica, però realistica sì.
Oggi Renzi, in una intervista all’Unità ha confermato l’analisi presente in questo articolo. Si legga questo passaggio:
“D.Un governo a guida Pd avrà nei socialisti francesie nei socialdemocratici tedeschi i suoi principali alleati in Europa?
R. «Il campo di forze è quello. Ma non credo che la socialdemocrazia sia il modello di sinistra che guarda al futuro. Noi siamo democratici e penso che sia un punto a nostro favore.
Penso che dovremmo provare una nuova Terza Via».
Mi permetto di notare, senza che nessuno si offenda, che in questio caso il “nuovo” coincide con le posizioni della Bindi di Fioroni e di tutti gli ex democristiani del PD. Legittime e rispettabili, ma anche stagionate.
Caro Direttore, il suo ragionamento non fa una grinza, e chiaro come il sole.
E’ evidente che Bersani (vincitore delle primarie) farà la sezione italiana del PSE e Casini, Montezemolo e Silvio quella del PPE. Poi Fioroni o la Bindi o Franceschini o Velroni sceglieranno loro. Non può essere diversamente ora che i socialisti hanno vinto in Francia e i socialdemocratici vinceranno in Germania. Il PSE può solo puntare sui PCI con Nencini che porta nome e adesione. Quando lo scenario sarà completo, quando unioni, ulivi, PD ecc. saranno definitivamente defunti cosa faranno i socialisti e socialdemocratici italiani ancora in vita? Andranno con la sezione italiana del PSE fatta dai comunisti che dopo 20 anni portano a compimento l’operazione di Occhetto? O andranno al tavolino a parlar male delle donne del tempo e del governo? O semplicemente dedurranno che morire per delle idee porà anche essere affascinante ma che alla fine non ne vale assolutamente la pena? Per chi poi!
Vorrei si considerasse che oggi la senilità poltica, a meno di non essere un Cavour, un Giolitti, un Adenauer o un De Gasperi, avviene prima dei cinquant’anni. Ora ho il fortissimo sospetto che in quel traguardo della vita Renzi, sia primo ministro o assessore a Rignano e smessa la giovanile baldanza, recupererà i lontani maestri della parrocchietta cattorosa che con filo invisibile lo lega ai La Pira, ai Dossetti, ai Prodi e agli Zamagni. Insomma l’inprinting iniziale ritorna sempre nell’Alzheimer sottile che prima o poi prende tutti, anche i lucidissimi, come nostalgia afasica. Perciò il liberalsocialismo di Renzi mi sembra un’immane verniciatura che il nostro sorbì nei primi novanta dal berlusconismo, quando era ancora stanco e entusiasta delle scarpinate da boy scaut. E forse non fu nemmeno una verniciatura disonesta perché il personaggio è portato a cercare infantilmente la scena purché sia. Se il PD fosse da decenni impiantato in un saldo liberalsocialismo state certi che Renzi poserebbe da neomarxista, e qua emerge l’occasionalità personalistica del suo pragmatismo tutto giocato sul “bisogna far questo, bisogna far quest’altro”, ma di buoni propositi è pieno il mondo. E poi quand’anche Renzi riuscisse nel suo accanimento a diventare primo ministro, chi ci dice che il PD non si spaccherebbe in una forte componente di sinistra sempre capace di condizionare la politica italiana, e in una minoranza renziana di centro che comincerebbe a ballare la solita samba dei cattolici sculettando un po’ a sinistra e un po’ a destra?
Caro Adalberto,
il mio articolo è una analisi di ciò che sta accadendo. Dire che Bersani potrebbe agganciare il PD al movimento socialista europeo e che, al contrario, a Renzi questo obbiettivo non passa minimamente per la testa è una constatazione.
O ce lo vedi Renzi andare alle riunioni del partito socialista europeo, al momento disertate anche da Bersani per non fare incavolare la Bindi e Fioroni?
Quanto al resto, la battaglia contro l’alta velocità che sta per sconvolgere la nostra Firenze poò essere validamente combattuta da Palazzo Vecchio e dal suo inquilino numero uno. Che non mi pare si sia impegnato in tal senso. O sto parlando male di Garibaldi?
Mi sembrava, caro direttore, che , almeno fino a poco tempo fa, fossimo , noi
di Pensalibero, convinti di suggerire, nonostante tutto, il voto per Matteo Renzi agli amici partecipanti alle “primarie” del PD. Leggo adesso il tuo ragionamento a favore di Bersani. Domando : il voto a Bersani non è un voto contrario al cambiamento anche da noi auspicato nella sinistra italiana ? Il voto a Bersani comporta il voto a D’Alema, e a tutto il resto che…così resta, mi pare. Significa un’approvazione al sostegno dato – a spada tratta ( e a fodero pieno ) – ai progetti violenti dell’alta velocità-alta criminalità Trenitalia. Significa sorvolare sul disastro della riforma del titolo V ( voluta da questa sinistra, con Bassanini e la sua banda ), che ha deformato la Costituzione, favorendo confusione e corruzione. Mi fermo, naturalmente. Volevo solo esemplificare. O, se preferisci, provocare : una tua risposta.