I cambiamenti di Renzi sono tutti a metà. Ma così facendo scontenta i vecchi elettori e non ne attira di nuovi. Il guaio è che la salvinizzazione del centrodestra e la demagogia dei Cinquestelle rendono impraticabile qualsiasi alternativa.
Renzi è in mezzo al guado. In politica interna, in politica estera e persino nella gestione del suo PD. Da quando ha preso la guida del partito, e subito dopo quella del governo, ha dato importanti segni di cambiamento, su tutti i fronti ma in modo particolare su quello di Palazzo Chigi. Alcune cose le ha fatte, altre le ha annunciate, molte le ha messe nel calendario di quelle da fare assolutamente. Ma in tutte non ha affondato il colpo. E’ partito per aprire, liberalizzare, cambiare registro ma strada facendo ha annacquato o è stato costretto ad annacquare molti provvedimenti. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Certo, il realizzato è sempre meglio della situazione precedente ma non è proprio quello di cui ci sarebbe stato bisogno. Insomma, ha dato l’impressione di non avere il coraggio di passare il Rubicone. Stesso modo di agire all’interno del PD. Ricordate la rottamazione? Cosa ne è rimasto? Basta guardarsi in giro. Renzi ha messo Guerrini e la Serracchiani alla vice –segreteria ma poi ha lasciato a se stesso il territorio. E i De Luca, i Bassolino, i Bianco e tutta la vecchia guardia sta tornando in auge. Se il partito non cambia anche in periferia, la partita per Renzi sarà persa e non soltanto nelle città chiamate al voto. Stesso “vorrei ma non posso”” in politica estera. Solo che qui la cosa assume una gravità maggiore. Gli attentati di Parigi sono stati una svolta. La Francia, chiamata a pagare il conto in prima persona, l’ha capito. Hollande ha detto senza mezzi termini che siamo in guerra. Inutile appellarsi al politicamente corretto. Questa è guerra. Cosa deve ancora fare l‘Isis? I suoi uomini attaccano i simboli della vita occidentale, uccidono chi non conosce il Corano, usano armi e tattiche di guerra, godono di una vasta rete di copertura all’interno stesso dell’Occidente. La Francia, quella stessa Francia che processò per razzismo Oriana Fallaci, si prepara a combattere e chiede la solidarietà degli alleati. Molti l’hanno già data, noi solo a parole. Ancora una volta in mezzo al guado. Forse Renzi pensa, facendo così, di mettere il nostro Paese al riparo dagli attentati. Fa lo stesso errore che nel 1938 fecero le potenze europee sottoscrivendo con Hitler il Patto di Monaco. “Potevate scegliere fra il disonore e la guerra – disse Churchill alla Camera dei Comuni – avete scelto il disonore, avrete la guerra”. La guerra non è certamente una bella cosa, ma quando te la dichiarano devi combatterla o sei destinato a soccombere. E va combattuta sul serio, non per esportare la democrazia, non con i giornalisti al seguito. Va combattuta per annientare il nemico, senza mezzi termini e senza condizioni.
Le prossime settimane saranno decisive. O Renzi riesce a dare un’accelerata almeno sui fronti interni, quello del governo e quello del PD, o l’ondata di riflusso lo cancellerà. Con le varie Leopolde è stato iniziato un percorso tanto coraggioso quanto difficile: cambiare la sinistra, il che significa cambiare il modo di essere del suo partito di riferimento e di conseguenza cambiare anche il suo elettorato. Fermandosi a metà strada, si ottiene solo il risultato di scontentare tutti, i vecchi e i nuovi potenziali supporter. Poco male se la questione riguardasse solo la sinistra. Il fatto è che, in conseguenza della salvinizzazione del centrodestra, riguarda tutto il Paese. Se Renzi fallisce, il conto, volenti o nolenti, saremo costretti a pagarlo tutti.

Se Renzi fallisce?!? Perché, cosa dovete aspettare per rendervene conto? Le sue misure? Solo propaganda elettorale perenne, senza fondamenta, senza direzione, senza nulla!
Renzi ha già fallito.
Ma allora qualcuno ha davvero creduto che l’individuo di Palazzo Chigi fosse un grande condottiero, e le sue tirate da bar segnali di alta strategia. E invece è solo un vecchio democristiano che s’arrabatta su Internet, un ex papa boy, ossia una bolla d’aria nello sformato della Chiesa sufflata.
D’accordo su tutto! Con il timore, ora, che Renzi abbia agito sin dall’inizio con premeditazione, la qual cosa lo caratterizzerebbe come il primo dei Gattopardi …