Monica Pareschi ha una scrittura molto elegante, ricca di contrasti e forzature, dal ritmo alternato e sincopato come un pezzo jazz.

Questa metafora calza a pennello ai racconti di Monica Pareschi recentemente pubblicati dall’editore marchigiano Pequod col titolo accattivante “E’ di vetro quest’aria”.
Aria di vetro… ahi! Può far male – è il primo pensiero, quest’aria può tagliare, può colpire, può fermarci e impedirci di proseguire. Ce la fa il nostro corpo ad attraversarla, a muovercisi con leggerezza senza costrizioni?
I personaggi dei sette racconti hanno infatti un rapporto molto complicato col proprio corpo, che ovviamente non è scisso dalla loro psiche, tantomeno dal loro ambiente familiare e dalle loro personali storie di vita. L’occhio di Pareschi va a fondo e scruta anche quello che nessuno normalmente vede: descrive impietosa e fredda dettagli a volte sgradevoli, a volte solo sfuggevoli, che legano questi corpi alle storie di ordinaria follia dei loro proprietari. Dettagli che tuttavia ci appartengono, che riconosciamo al volo dapprima un po’ sorpresi, poi sempre più coinvolti e agganciati al testo. Se anche la storia ci appare urticante non riusciamo a lasciarla e vogliamo sapere come evolve.
Qualche esempio senza rovinare il gusto della scoperta: una giovane donna in cerca di passione prende una strada esattamente nella direzione opposta; un marito senza più trasporto per la bella e algida moglie trova una soluzione travolgente per coinvolgerla e lasciarsi coinvolgere; amanti si incontrano, altri si lasciano; una figlia subisce la madre, una madre e moglie gestisce la suocera in un gioco di colpi bassi. Tutti combattono la loro battaglia con l’arma che hanno in dotazione, un corpo, macchina imperfetta, dalla energia incontrollabile.
Monica Pareschi ha una scrittura molto elegante, ricca di contrasti e forzature, dal ritmo alternato e sincopato come un pezzo jazz. Ci aggancia, dicevo, con le immagini del dettaglio inserite in un contesto mai troppo panoramico, piuttosto una inquadratura stretta di un interno dove il protagonista si rivela al lettore senza mettere in mostra i sentimenti. Ciò è sicuramente frutto di grande esperienza essendo Monica Pareschi una professionista dell’editoria: ricercata traduttrice di narrativa inglese, editor free lance e ora anche curatrice della neonata collana Le Grandi Scrittrici, per i tipi di Neri Pozza.
Tuttavia nei suoi racconti non troveremo l’atmosfera delle eroine dei classici da lei riproposti, ma una ruvida realtà coi suoi culmini di disagio, la lettura sarà una piccola esperienza intensa nella diversità della normalità. Nessun tono di rosa, un erotismo diffuso a tratti spiazzante, una disperazione mai evidente o urlata, ma profonda. Non si dimentica.

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