Possono gli industriali essere di sinistra? La domanda gridata al convegno di Vicenza da Silvio Berlusconi non ha ancora avuto una risposta. Luca Cordero cerca di barcamenarsi da una parte e dall’altra ma da quando il Cavaliere l’ha inchiodato alla realtà dei fatti, ha dovuto rivedere, e non di poco, la sua posizione. Nettamente schierato sul centro sinistra prima di Vicenza, equidistante dopo. Ora, dopo l’Assemblea di Confindustria dei giorni scorsi, è cominciata la virata sul centro destra. Se non per convinzione sua, certo per tener conto dell’opinione della stragrande maggioranza degli industriali che proprio all’Assemblea hanno accolto con una ovazione Gianni Letta (il Cavaliere non c’era per via della campagna elettorale). Certo, il governo ci ha messo del suo. Sono passati pochissimi giorni dalla fiducia delle Camere ma, se il buon giorno si vede dal mattino, si già capito il senso di marcia del nuovo esecutivo. Le dichiarazioni a raffica dei vari Ministri, Bianchi sulle infrastrutture, Ferrando sugli immigrati, Damiano sulla legge Biagi, D’Alema sulla politica estera, Bindi sulle unioni di fatto, Visco sulle tasse, la dicono lunga. Prodi, sia pure con scarso successo, ha già dovuto richiamare i suoi a parlare solo di cose che hanno avuto il timbro della collegialità. Per tenere conto della sua composita maggioranza il governo è così obbligato a fare un passo avanti e due indietro. Questo giudizio naturalmente è valido se ci poniamo nell’ottica per quale le necessità del Paese derivano tutte dall’esigenza di adeguarsi alla realtà del mondo di oggi. Questo in fondo è quello che chiedono all’Italia tutte le grandi organizzazioni internazionali ad iniziare dall’OCSE, per la quale servono riforme solo se coraggiose. Se ci poniamo fuori da questa analisi che chiede più libertà, meno vincoli, meno burocrazia, più iniziativa privata, meno ideologismo e più pragmatismo, allora le cose, e anche il giudizio, cambia. Per chi vuole più servizi pubblici, la riaffermazione della pratica della concertazione, la difesa se non l’incremento di tutto quello che è pubblico, allora questo è il migliore dei Governi possibili, e certo farà bene. Resta la domanda. Possono gli industriali essere di sinistra, tenuto conto è ovvio di cos’è la sinistra italiana?
E’ bastata una settimana. Gli industriali cominciano già a prendere le distanze dal Governo
Luca Cordero cerca di barcamenarsi da una parte e dall’altra ma da quando il Cavaliere l’ha inchiodato alla realtà dei fatti, ha dovuto rivedere, e non di poco, la sua posizione. Nettamente schierato sul centro sinistra prima di Vicenza, equidistante dopo; Adesso è cominciata la virata sul centro destra.

Di cosa stiamo parlando?
Il governo del sig.B. ha ricevuto in consegna un’Italia al 3,1% di deficit sul PIL, l’ha lasciata al 4,2. Nel 2001 l’avanzo primario del bilancio ammontava al 4,5(50 miliardi di euro)ogi è
a -0,5. il debito pubblico è aumentato, solo negli ultimi 2 anni di 2 punti. La spesa pubblica corrente è aumentata di 3 punti sul PIL. Le agenzie di rating ci hanno messo sotto osservazione speiale. Le infrastrutture di “Porta a Pota “memoria, sono rimaste al palo per mancanza di fondi. ecc.ecc.
Mi chiedo da dove nasce la venerazione del cavaliere da parte degli industriali. Posso capire lacasalinga di Voghera che ancora crede che la causa di tutti i suoi enostri mali finanziari, dipendono dall’ euro, ma gli industriali dovrebbero saper fare di conto e capire che altri 5 anni di berlusconismo, complice Teremonti, ci parificherebbero all’ Argentina.
Qui non si tratta di essere con o contr i comunisti, si tratta di essere con o contro gli interessi del paese e certamente il sig. B. e Tremonti per il paese sono deleteri.
Certo, chi vul fare finanza, ha trovato il paese del Bengodi, oppiare in un mare di debito,ma chi vuol fare l’imprenditore, ammesso che in italia ce ne siano rimasti, può solo augurarsi che il governo Prodi riesca a rimanere in sella e raddrizzare la “baracca”.
Certamente Montezemolo è in difficoltà e si capiva che lo sarebbe stato quando forse nell’ottica degli aiuti alla FIAT riuscì a mostrarsi vicino alla sinistra ed a liquidare il suo antagonista Tognana che rappresentava gran parte degli industriali del Nordest. Ora cosa accadrà? Non credo che Montezemolo possa accettare supinamente le imposizioni di una sinistra che più sinistra non si può senza subire la contestazione della base industriale. Chi vivrà vedrà? Forse ma a mio avviso, i sinistri riusciranno a compattarsi nell’unico collante per loro possibile:”l’antiberlusconismo” ed industriali e capitali torneranno all’estero con grande soddisfazione dei guastatori sinistri.
Non dimentichi l’estensore dell’articolo che siamo nel Paese di Pirandello. La realtà non è sempre quella che appare.
Io penso che il gioco di Montezemolo e degli altri poteri forti sia un altro. Il governo è debole e pasticciato, questo è vero.
Ma è proprio quello che serve affinchè altri poteri possano esercitare quel ruolo di supplenza del quale in passato hanno già approfittato, sopratutto negli anni ’90.
“Prodi – è il messaggio- sei nelle peste con tutti questi matti che ti sei portato al governo. Fidati di noi e del nostro aiuto”. E per gli industriali alla L.C.D.M., Della Valle, De Benedetti &c. un governo debole e incalzato da una opposizione ringalluzzita è autentica manna. Che non è caduta dal cielo ma si sono procurata con anni di lavoro dei loro giornali, lusinghe in campagna elettorale e minacce nei periodi di scalate bancarie.