
Molti bagnanti vengono di tanto in tanto sorpresi dalla guardia municipale a raccogliere sulle dune costiere i profumati gigli di mare. Sono multe salate, perché si tratta di specie protette che rischiano l’estinzione. Ad osservarle dall’arenile le belle distese bianche debbo dire che appaiono incantevoli. Come i gigli di Van Gogh. E soprattutto stupisce che dalla sabbia emergano fiori così profumati senza che la mano dell’uomo si sia prodigata in qualche maniera per seminarli, curarli, custodirli, abbeverarli.
Tornano alla mente i versetti di Matteo, magari messi in bocca a Sant’Antonio l’eremita, “Chi si preoccupa dei gigli del campo e degli uccelli del cielo se non Dio padre che li sfama e li innaffia?”
Meno vistosi ma altrettanto stupefacenti sono il ginepro, l’elianto, l’euforbia e l’eringio spinoso, il rovo da more e la calistegia. Molte di queste piante restano per i più dei semplici nomi, tant’è vero che i bagnanti si affannano a sommergerli sotto le buste di plastica dei rifiuti, ma a scarpinare intorno alle dune in compagnia di un esperto botanico ci stupiremmo ad associare i nomi alle piante che vediamo quotidianamente d’estate mentre apriamo le sdraio o scaviamo una buca per il piede dell’ombrellone. A ridosso del primo contrafforte di sabbia ecco le fasce di tuie e di pinastri, i canneti selvatici, tra i quali nidifica la fauna marina, quella notturna dei piccoli rapaci. E’ una bellezza minimale, abbandonata al vento e al sole, curata dagli occhi di chi li osserva strabiliato dai colori, dalla delicata finezza.
Eppure questa flora e questa fauna hanno dei nemici. Sono i gestori dei lidi, coloro che attraverso qualche appoggio politico ottengono di sottrarre lunghe fasce di spiaggia alla gente comune.
Rousseau diceva: Il primo che disegnò un cerchio e vi saltò al centro, disse -questo è mio- creò la proprietà privata”. Qualcuno dirà, I gestori dei lidi sono degli affittuari non proprietari. Ma provate a sottrarre loro la gestione di quei territori e scoppierà il finimondo.
I gestori dei lidi mettono un taglione di cinquanta euro per un ombrellone e due sdraio, quattro euro per un ingresso singolo, otto per un’auto da parcheggiare. E la guerra per l’accaparramento dei tratti liberi è quotidiana ed è cresciuta oggi con la guida della signora Santanchè. Eppure la Costituzione si affanna a sostenere che le coste appartengono al popolo italiano.
E’ di questi giorni una delibera del governo regionale della Puglia, secondo cui la tutela delle dune costiere passa dalle mani dei sindaci a quelle dei gestori dei lidi. Che potranno spalare sabbia e allargare i lidi a proprio piacimento. Insomma gli Attila stiano pronti e armati e facciano ciò che vogliono. Basterà dimostrare che la risacca abbia sottratto metri all’arenile e che la duna contigua era solo un impiccio.
Che ne sarà dei gigli del campo e degli uccelli del cielo?
Quegli stessi gigli per la recisione dei quali fino a ieri si pagavano multe salate?
Venga Greta a urlare, vengano gli imbratta tele e prodotti dell’ingegno artistico che difendono a chiacchiere l’ambiente, solo per mettersi in mostra e far girare il proprio nome e la propria immagine. Quando occorrerebbe riproporre gli stessi cerchi di difesa che usavano un tempo i Girotondini.
Raffaele Nigro
(da “Avanti Online”)

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