
“Talvolta un caso si chiude perché merita chiuderlo. E le speculazioni”…
Il portavoce delle Nazioni Unite Dujarric ha dichiarato che gli aiuti umanitari non sono entrati a Gaza per nove giorni consecutivi a causa del blocco israeliano.Israele sta anche impedendo l’ingresso nel territorio di carburante, attrezzature pesanti e case mobili. Alla domanda su cosa Israele stia facendo entrare a Gaza, Dujarric ha risposto: “Niente. Voglio dire che non è entrata nessuna merce, nessun camion”. Il presidente della nuova amministrazione siriana, Ahmed Sharaa, noto anche per il suo nome di battaglia di Al-Jolani, ha riconosciuto che le violenze commesse la scorsa settimana ai danni della minoranza alawita (costituiscono un gruppo religioso del Medio Oriente di etnia araba, diffuso principalmente in Siria, Turchia e Libano, di derivazione islamica sciita) rappresentano una minaccia al suo compito di unire il Paese, assicurando che saranno chiamati a risponderne i responsabili, compresi i suoi stessi alleati, se necessario.In un’intervista concessa alla Reuters, Sharaa ha sostenuto che gli scontri sono stati innescati da milizie fedeli all’ex presidente Bashar al-Assad, appartenenti alla Quarta divisione del fratello Maher, “per fomentare disordini e creare discordia tra comunità”. Quindi ha riconosciuto che le violenze mettono a rischio il suo tentativo di unire la Siria: “Avrà un impatto su questo percorso”, ha ammesso, assicurando di voler “rettificare la situazione il più possibile”. L’Onu è preoccupata per le”gravi conseguenze” per la popolazione civile di Gaza derivanti dalla cessazione della distribuzione di energia elettrica da parte di Israele nel territorio palestinese, che è già privato delle forniture di carburante da più di una settimana. La decisione di Israele “è molto preoccupante. Senza elettricità e con il carburante bloccato, gli ultimi impianti di desalinizzazione dell’acqua, strutture sanitarie e panifici a Gaza rischiano di chiudere, con gravi conseguenze per i civili”,sottolinea un portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, in una e-mail all’AFP. Un militare libanese è stato ferito dall’esercito israeliano nei pressi della città di confine Kfar Shuba e portato in Israele. Lo ha riferito oggi l’esercito libanese in un comunicato.”Dopo aver perso i contatti con uno dei soldati dell’esercito il 9 marzo, e a seguito di indagini e verifiche, è stato accertato che elementi delle forze israeliane hanno aperto il fuoco su di lui mentre indossava abiti civili nei pressi del villaggio di Kfar Shuba, ferendolo e portandolo poi nei Territori palestinesi occupati – recita la nota – questo attacco è parte di una serie di ripetute e crescente violazioni da parte del nemico israeliano contro i cittadini”. “Questa situazione non può continuare. Gli ostaggi sono trattenuti a Gaza in condizioni terribili. Tornano malati, non hanno mangiato e non hanno ricevuto cure mediche. Dobbiamo fissare una data di scadenza per la conclusione di questa crisi”. Lo ha dichiarato ieri l’inviato Usa Steve Witkoff durante un’intervista a Fox News, aggiungendo che “Hamas deve lasciare la Striscia, non avrà scelta”, ha detto. Per quanto riguarda il ruolo del Qatar come mediatore, Witkoff ha elogiato gli sforzi di Doha. “Il Qatar ha fatto un lavoro eccellente nei colloqui con Israele, anche se a volte non ricevono il giusto riconoscimento”, ha dichiarato. La delegazione di negoziatori israeliani è partita alla volta di Doha, in Qatar, per un nuovo round di colloqui sull’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo riporta Haaretz. I negoziatori di Hamas hanno proposto una tregua da cinque a dieci anni che prevederebbe anche un disarmo. A sostenerlo in un’intervista alla tv israeliana “Kan” è l’inviato speciale degli Stati Uniti per gli ostaggi, Adam Boehler. Hamas, afferma Boehler secondo quanto riferiscono i media israeliani, “ha proposto lo scambio di tutti i prigionieri e una tregua da cinque a dieci anni in cui Hamas deporrebbe tutte le armi e in cui gli Stati Uniti, così come altri Paesi, si assicurerebbero che non ci siano tunnel, e che Hamas non sia coinvolto nella politica in futurò’. Adam Seth Boehler che ha funzioni da inviato degli Stati Uniti per gli ostaggi e gli è stato conferito il grado di ambasciatore dal presidente Donald J. Trump. È anche nominato inviato presidenziale. Afferma inoltre che Israele è stato informato dei suoi colloqui con Hamas prima ancora che iniziassero, contraddicendo i funzionari israeliani che affermano di essere venuti a conoscenza dei colloqui solo quando erano già in corso. “Le mie azioni sono state coordinate con Israele… anche se forse alcuni hanno detto che non era così. Il mio compito non è quello di mettere da parte Israele, Israele è un alleato importante….”. Un aiutino qua, un aiutino là…
Giuseppe Basilico

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