A sentire l’organo ufficiale dell’Unione e principale sponsor (ancorché a termine) dell’attuale presidente del consiglio, il quotidiano Repubblica, la presenza al governo di Tommaso Padoa Schioppa deriva dalla la volontà dichiarata di Prodi di “fare un bel governo, un governo forte con un programma che attueremo sul serio”.
Il professore, in verità, cominciò alla grande, mettendocela tutta per convincere gli italiani che le sorti dell’economia italiana erano finalmente tornate in mani adeguate: quelle di un nuovo Einaudi. Senza falsa modestia faceva parlare il proprio curriculum: “nato a Belluno nel 1940, laureato all’Università Luigi Bocconi nel 1966, inizia la sua carriera professionale alla C & A Brenninkmeyer, dal 1968 comincia a collaborare con la sede milanese della Banca d’Italia, raggiungendo il titolo di Responsabile della Divisione Mercati Monetari del Dipartimento di Ricerca. Nel 1979 è Direttore Generale per l’Economia e gli Affari Finanziari alla Commissione Europea, e nel 1983 assume il ruolo di Direttore Generale per la Ricerca Economica alla Banca d’Italia di cui diventerà vice-direttore generale e aspirante alla successione di Fazio. La sua brillante carriera continua con una carica di Direttore del CONSOB e di consigliere della Banca Centrale Europea”.
Per cui, con questi gloriosi titoli, non appena fatto ministro, da grande tecnico fece subito capire di che pasta era fatto: “i conti italiani sono disastrosi” disse agli italiani “siamo alla bancarotta”. Passò qualche giorno e “anzi no” si smentì il nostro “l’andamento delle entrate è meglio del previsto”.
Tutto questo in Italia. In Europa, dove aveva tanti amici, è andata persino peggio: “non vi preoccupate che i nostri conti sono in ordine” ; “dateci un po’ di tempo”; “rientriamo subito nei parametri”.
Aveva lasciato intendere che si sarebbe attenuto ai severi criteri del rigore finanziario, cioè che avrebbe inciso col bisturi per diminuire le spese. Invece- ha scritto Franco Cangini sul Quotidiano nazionale- ha fatto come un qualsiasi politicante di mezza tacca inondandoci con una tassazione a pioggia.
In quattro mesi, il ministro Padoa Schioppa ha già bruciato tutto il capitale di credibilità e prestigio acquisito dal prof. Padoa Schioppa. Ed è andato ad allungare la lunghissima fila di tecnici che hanno dovuto misurare tutta la loro inadeguatezza a navigare nel mare della politica. E non è finita, perché la sua Finanziaria sarà radicalmente modificata in Parlamento. E allora, o si dimetterà in un sussulto di orgoglio, oppure il suo prestigio ne risulterà irrimediabilmente minato.
Duellanti/1 – Padoa Schioppa: un altro tecnico travolto dalla politica
Aveva lasciato intendere che si sarebbe attenuto ai severi criteri del rigore finanziario, cioè che avrebbe inciso col bisturi per diminuire le spese. Invece- ha scritto Franco Cangini sul Quotidiano nazionale- ha fatto come un qualsiasi politicante di mezza tacca inondandoci con una tassazione a pioggia.

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